Insieme per la conoscenza e lo sviluppo sostenibile della montagna appenninica e mediterranea

Siglato il 27 dicembre 2015 un accordo tra CAI Lazio e Università della Tuscia: il CAI Lazio fornirà esperti per le lezioni del corso in Scienze della Montagna e darà supporto per le escursioni in montagna.

Il Protocollo d'Intesa firmato

Firmato il 27 dicembre 2015 l’importante accordo quadro tra il Club Alpino Italiano Regione Lazio e l’Università della Tuscia, DAFNE (Dipartimento Scienze Agrarie e Forestali a Viterbo), corso Scienze della Montagna, l’unico in Italia con specifiche peculiarità legate alla conoscenza e formazione imprenditoriale legata alla montagna appenninica e mediterranea.

Il corso di laurea triennale, nato a Rieti nell’autunno 2015, conta oltre cinquanta matricole frequentanti; su questa nuova proposta formativa si è concentrato l’interesse concreto di Sabina Universitas affinché le Terre Alte della dorsale appenninica possano diventare con i loro Comuni i luoghi di una nuova vitalità giovanile, lavorativa, residenziale, imprenditoriale e/o di ricerca.

La fotografia del territorio montano che emerge dal Rapporto Montagne Italia ci restituisce uno spazio la cui funzione strategica troppo spesso sfugge alla politica nazionale. Su quel 58,2 % di territorio nazionale, sul quale risiede una popolazione di 14.310.751 abitanti in oltre 4200 comuni, quasi un quarto della popolazione italiana, si gioca infatti la sfida della modernità dei territori e del futuro con i cittadini, dagli Appennini alle Alpi e oltre.

Lo hanno ribadito all’EXPO di Milano: l’area del Mediterraneo è composta per circa 1,7 milioni di km2 da montagne, caratterizzate sul piano ecologico da un’estrema ricchezza di biodiversità e da una dotazione di “capitale naturale” in grado di fornire servizi fondamentali per i residenti, come la disponibilità di acqua dolce per usi alimentari e irrigui, da sempre preziosa per lo sviluppo economico e la qualità della vita su questi territori.

La ricerca scientifica ha constatato inoltre che le montagne del Mediterraneo possiedono caratteristiche uniche – benché meno note al grande pubblico dei tipici ambienti costieri e litoranei – che devono essere considerate con cura quando si assumono scelte politiche e di sviluppo economico sostenibile del territorio. Nelle regioni montane la cooperazione ambientale internazionale va man mano ampliandosi ai temi della qualità della vita e dello sviluppo sostenibile, e può giocare un ruolo strategico sia per lo sviluppo di progetti e pratiche innovative, sia in termini politico-diplomatici – come dimostrano le esperienze delle Alpi e dei Carpazi: le uniche due regioni al mondo tutelate da Trattati internazionali per lo sviluppo sostenibile di aree montane omogenee. Per questo bisogna unire gli intenti.

La Convenzione Quadro firmata dal Presidente del CAI Lazio Desideri con l’Unitus DAFNE si colloca nel solco di altri importanti accordi quadro d’interesse nazionale. Il Club Alpino Italiano  ha infatti siglato collaborazioni con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca per la formazione dei docenti e la didattica in montagna per le scuole di ogni ordine e grado, con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per la valorizzazione della rete dei sentieri e dei rifugi montani, straordinaria realtà da far conoscere meglio e internazionalizzare perché risponde al target di un turismo sostenibile e responsabile; ma anche con altre Università come quella di Ferrara e di Milano (corso di Valorizzazione e Tutela dell’Ambiente e del territorio montano sede di Edolo, incentrato sulla conoscenza e formazione sulle Alpi).

Il CAI, afferma il Presidente Desideri, in modo continuativo, fornirà all’università tecnici ed esperti per lezioni specifiche di ampliamento dell’offerta formativa, cicli di seminari, testi e ricerche scientifiche soprattutto sulla montagna appenninica, sulle riserve e sui parchi naturali; darà supporto per escursioni e stage in montagna, mettendo al servizio dell’università la propria rete di riferimento di professionisti ed esperti che operano in montagna, anche sull’arco alpino.

Quando lo spirito di ricerca, l’attitudine all’esplorazione (conoscitiva e geografica), l’attenzione alla tutela e alla sostenibilità sono patrimonio comune, quando ci sono unità d’intenti e sforzo di visione a lungo raggio per il rilancio delle aree interne non più lasciate in stato di inesorabile abbandono e spopolate, si può dare davvero avvio ad una nuova fase.  La scommessa sulla montagna può scuotere la politica e i decisori se si formano nuove menti, vocazioni e nuovi modelli di sviluppo con la messa a frutto di tecniche, mezzi e opportunità offerte dall’attuale società, ben diversa da quella del secolo scorso; green economy, innovazione e servizi di prossimità sono la nuova scommessa, anche per una maggiore coesione sociale, sicché l’investimento formativo ed economico sulle montagne aprirà nel futuro ad una significativa inversione di tendenza, e di conseguenza ad auspicabili nuovi equilibri.

Ines Millesimi
CAI Lazio

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