“La cosa più bella era arrampicare”: laudatio a Erich Abram nel giorno dei funerali

Gianni Zapparoli del CAI Bolzano, promotore del riconoscimento di Abram come socio onorario CAI, ha scritto parole molto sentite nei confronti dell'ultimo componente della spedizione Italia K2 scomparso il 16 gennaio 2017.

I componenti della spedizione Italia K2 del 1954

20 gennaio 2017 - Questo pomeriggio a Bolzano si sono tenuti i funerali di Erich Abram nel Duomo in Piazza Walter.

Pubblichiamo di seguito la laudatio che Gianni Zapparoli del CAI Bolzano ha scritto in occasione delle esequie. Il testo è stato letto in tedesco dal Past President dell'Alpenverein Sudtirol Von Metz. A Bolzano era presente, in rappresentanza del CAI nazionale, il past president Roberto De Martin, che ha a sua volta letto un testo in ricordo di Abram. Il coro Rosalpina di Bolzano ha eseguito inoltre il brano "Montagnes Valdotaines", tanto caro al grande alpinnista.

Care amiche cari amici
E’ per me un grande onore, come appassionato di montagna, come concittadino e come amico, onorare  uno come tanti di voi,  uno che ha fatto molto in montagna e per la montagna in umiltà e parlando molto poco di se. Parliamo di Erich Abram.

Una storia silenziosa raccontata agli amici più intimi. Poche interviste, mai un libro, qualche relazione di salita delle sue numerose vie; oltre 200 alpinistiche compiute sui massimi gradi di difficoltà dei suoi tempi, tra le dolomiti, il Kaisergebirge e il Wetterstain, il Brenta e il Monte Bianco. Grandi pareti su grandi montagne La Grande di Lavaredo, il Piz Ciavazes, la punta Santner; prime salite e prime ripetizioni e poi, il K2.

Erich Abram personaggio poliedrico; alpinista, aviatore, elicoterista, esploratore ma sopra tutto amante della vita e curioso di conoscere e provare tutto ciò che gli si presentava interessante.

L’ho conosciuto molto tardi e me ne duolo avrei voluto parlare molto con lui della sua vita delle sue imprese dei suoi voli sui ghiacciai col piccolo velivolo dotato di pattini sotto il carrello. Ah peccato sarebbe stata per me una esperienza meravigliosa.
Tuttavia di lui ho letto  tutto ciò che stato possibile reperire, pochino, perché Abram, come abbiamo detto, non ha scritto libri, ha scritto pochi appunti, le sue memorie, le sue imprese, le sue impressioni e i suoi ricordi li lascia per via vocale a pochi amici che hanno la fortuna di trascorrere alcuni momenti con lui.
Pensate che molte citazioni sulle sue imprese le ho lette su libri scritti da altri alpinisti che con lui hanno condiviso le stesse vie.

Erich Abram nasce nel 1922 a Vipiteno è sudtirolese di madrelingua tedesca e vivrà un’ adolescenza, in una terra ( il Sud Tirolo/ Alto Adige), travagliata dal nefasto periodo caratterizzato dal regime fascista.  
Ma Erich riversa i suoi interessi sulla  montagna dove non esistono confini ideologici, non esistono razze, non esistono nazionalismi ma esistono tanti amici con le stesse passioni con gli stessi obiettivi; insomma un clima libero molto diverso da quello che si respira nelle città, nei palazzi, tra la povera gente costretta a subire il dramma dei regimi e della guerra.

Per tracciare lo spessore alpinistico di un arrampicatore non bastano le sue imprese ma contano molto le sue frequentazioni ed Abram può contare su amicizie di tutto rispetto; amicizie con cui ha arrampicato con i quali ha percorso centinaia di vie su tutto l’arco alpino.
Tra questi Hermann Buhl, Toni Egger, Otto Eisenstecken, Roberto Osio, Sepp Schrott, Ugo Pompanin, Ferdy Mahlknecht, Hias Majr, Karl Gombolz, Karl Schoenthaler, Walter Bonatti e ovviamente lo straordinario gruppo del K2 1954, amici che hanno schiuso a lui i significati e i segreti dei club, dagli scoiattoli di Cortina al Club Alpino Accademico che, interpretando l’alpinismo come fenomeno collettivo hanno arricchito e soddisfatto la sua sete di curiosità.

A diciassette anni Erich dava già prova di valore e talento.
Mi ha colpito una testimonianza di Luis Vonmetz, past president dell’ AVS Alpen Verein Suedtirol, quando racconta delle arrampicate sulla Torre Druso , manufatto medioevale, posto a nord di Bolzano sulla gola del rio Fago.
Tutta l’elite degli arrampicatori altoatesini di allora si cimentò sulla torre.  Pochi riuscirono a fare la traversata completa al primo tentativo…..

Furono anni spensierati ma nel 41 la guerra porta Abram all’arruolamento e, dopo un breve periodo di addestramento, al fronte prima in Crimea successivamente nel Caucaso i primi combattimenti per la conquista del passo Maruskoie, i primi orrori nel vedere decine di compagni morire.
Il conflitto tenne Erich lontano dagli amici e dalle amate dolomiti fino al 1948 . Il rientro dopo un lungo periodo di prigionia nei campi di lavoro Russi.
Ma subito dopo riprese ad arrampicare e già tra il 1948 e 49 compì alcune ripetizioni importanti come la parete ovest sulla Roda de Vael via Eisenstecken 2° ripetizione con Hermann Buhl e Otto Eisenstcken; sul Catinaccio  parete est la via Steger, Pala di Popera variante diretta della via Happacher-Rabanser 1° salita con Eisenstecken. Il suo capolavoro lo firma nel 1953 con la 1° sul Piz Ciavazes in cordata con Karl Gombolz, via denominata  spigolo Abram ancora oggi tracciato ambito dagli arrampicatori dolomitici.

A fine 1953 la grande occasione, viene contattato per partecipare alle selezioni per la partecipazione alla spedizione sul K2.
Abram, oltre ad ottimo arrampicatore è un esperto manutentore di impianti frigoriferi; quindi ha una buona esperienza di gas, di bombole e di quant’altro possa servire in tema di respiratori.
In un recente incontro Abram mi ha parlato molto del K2, del gruppo di alpinisti che seppur divisi da pseudo rivalità professionali erano tutti compatti e determinati a raggiungere l’obiettivo; la cima del K2. E questo è stato possibile, dice Erich, solo per la grande professionalità, la conoscenza del territorio, la predisposizione al comando di Ardito Desio.
Qualche volta, dice bonariamente Erich, ci trattava da scolaretti e avremmo voluto gettarlo in un dirupo; ma poi tutto si ripianava e tutti eravamo concordi nel riconoscergli il ruolo di leader e che senza di lui l’impresa non avrebbe avuto successo. Insomma Erich Abram nutriva nei confronti di Desio una grande stima e ne riconosceva grandi doti di organizzatore e capo spedizione.

Al ritorno dal Caracorum è stato tutto un susseguirsi di incontri ufficiali e festeggiamenti che portarono Abram all’apice della sua notorietà e gli diedero l’opportunità di allacciare contatti con il mondo dell’alpinismo internazionale.
Ma dal K2, a seguito dei voli di ricognizione fatti insieme ad Ardito Desio con il compito di verificare il corretto funzionamento di bombole e respiratori ad alta quota, si portò la grande passione per il volo.
All’inizio degli anni 60 intraprese subito i corsi per acquisire il brevetto di pilota, inizialmente su velivoli ad ala fissa, e successivamente su elicotteri.
Di questa passione Erich ne fa ben presto un’ attività sia commerciale che di volontariato. Da vita ai primi soccorsi ad alpinisti in difficoltà sulle vie delle Dolomiti atterrando sui ghiacciai col piccolo velivolo dotato di pattini e su spazzi ristretti con l’elicottero portando in quota soccorritori e materiali.

Ma Abram è un alpinista e non abbandonerà mai l’attività fino ad età avanzata.
Nel 1992 a settanta anni compiuti corona la sua lunga carriera con la nona ripetizione della via Comici sulla cima grande di Lavaredo;  arrampica da primo per alcune lunghezze non accontentandosi certo di salire l’intera via da secondo.

Quando gli si chiedeva quale tra le sue tante attività gli abbia riservato maggiori soddisfazioni; senza indugi risponde “La cosa più bella era arrampicare”.

Mi sento onorato di essere stato promotore del riconoscimento di Abram come socio onorario del Club Alpino Italiano, un grande uomo, un grande alpinista ERICH ABRAM.

Ciao Erich ora sei tornato in compagnia dei tuoi amici di cordata chissà quanti ricordi e aneddoti ripercorrete insieme.

Red

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