La Giornata Internazionale delle Montagne per la valorizzazione e tutela dei Pantani di Accumoli

Domenica scorsa 250 Soci di Lazio, Marche e Umbria hanno raggiunto un ambiente naturale unico e, per molti tratti, ancora incontaminato. "Per rilanciare la frequentazione in quest'area, sarebbero controproducenti progetti ambientalmente impattanti".

I partecipanti all'escursione

10 dicembre 2019 - Una bellissima giornata d’autunno, un sole che nessuno si aspettava dopo giorni di pioggia; questo lo scenario che ha fatto da cornice all’iniziativa promossa dalle Sezioni di Rieti, Amatrice, Antrodoco e Leonessa, riunite sotto la sigla Ri.Am.A.Le., in collaborazione con i Gruppi Regionali CAI Lazio, Umbria, Marche e delle relative Commissioni Tutela Ambiente Montano (CRTAM Lazio, CITAM Marche e Umbria).

250 soci CAI, rappresentanti della quasi totalità delle Sezioni CAI delle tre Regioni, si sono così ritrovati in località Madonna delle Coste per percorrere insieme il sentiero che conduce ai Pantani di Accumoli, laghi di origine glaciale adagiati, a quota 1.580 m s.l.m., in una piccola vallata che esprime continuità territoriale con il Parco Nazionale dei Monti Sibillini e il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, con i quali condivide la vocazione naturalistica e culturale. Il luogo, ricco di biodiversità, è riconosciuto quale Sito di Interesse Comunitario dalla Rete Natura 2000 in quanto, ospitando habitat e specie di grande valore naturalistico, necessita di una adeguata tutela che ne garantisca la conservazione.

L’escursione ha avuto come scopo principale quello di far conoscere i Pantani, non solo a livello escursionistico ed emozionale, ma anche a livello ambientalistico e territoriale, inquadrando l’area, la cornice meravigliosa dei Monti della Laga e del Vettore, nonché facendo conoscere quelle che sono le principali valenze naturalistiche che hanno motivato l’istituzione del SIC in questi pascoli montani che vedono nel periodo primaverile una notevole fioritura di orchidee e sono punteggiati da acque stagnanti che ospitano specie meritevoli di tutela.

Il sito è raggiungibile tramite una carrareccia che è stata recentemente oggetto di un forte rifacimento per essere messa in sicurezza. I lavori svolti, purtroppo, non sembrano evidenziare quella sensibilità per la tutela dell’ambiente circostante che la particolarità ed il pregio del sito meriterebbero. A ciò si aggiunga l’ancor più preoccupante Protocollo d'intesa tra la Regione Lazio e il Comune di Accumoli per la "Realizzazione di un Rifugio montano in località Pantani nel Comune di Accumoli" che ha posto molti interrogativi ai partecipanti all’escursione.

I numerosi soci del CAI, riuniti sull’altopiano dei Pantani, hanno avuto modo di parlare a lungo dell’iniziativa. Presenti anche alcuni cittadini di Accumoli che hanno riposto nel CAI e nelle sue azioni di tutela e valorizzazione del territorio molta fiducia. Una fiducia che viene da lontano, che riprende quei propositi mai spenti di sentinelle del territorio e di baluardo per la difesa e al contempo forti sostenitori dello sviluppo delle Terre Alte.

A parere del CAI le necessarie iniziative di valorizzazione economica e turistica di queste terre, fortemente provate dai recenti eventi sismici, non possono non tenere in considerazione la principale ricchezza di questi luoghi rappresentata da un ambiente naturale unico e, per molti tratti, ancora incontaminato. Ed è proprio il pericolo che la realizzazione di nuove strutture possa far perdere le peculiarità proprie di un paesaggio ancora selvaggio, vero valore aggiunto del sito, che lo differenzia e lo rende bene prezioso, che preoccupa tutti coloro che auspicano una rinascita di queste terre.

Il rischio di compromettere un territorio, la cui sola ricchezza, lo ripetiamo, è rappresentata dalla natura incontaminata, dovrebbe far riflettere chi, senz’altro in buona fede, cerca di rilanciare un’economia in difficoltà con iniziative irreversibili e, probabilmente, non idonee a sostenere uno sviluppo concreto dell’area. Un rifugio che probabilmente potrebbe essere aperto solo in estate, posto a meno di 3 ore di cammino dall’abitato, che potrebbe garantire un numero esiguo di posti di lavoro e pertanto con un impatto pressoché nullo sull’economia della zona, non sembra essere la soluzione migliore per lenire le difficoltà della popolazione locale. Se a questo si aggiunge il prezzo in termini di depauperamento delle ricchezze naturali che la costruzione di quell’infrastruttura comporterebbe, appare evidente come l’iniziativa in questione meriti una attenta riflessione in termine di costi/benefici, anche ipotizzando soluzioni alternative, da un lato, tese alla valorizzazione del territorio attraverso quel turismo lento che appare sempre più la migliore risorsa per lo sviluppo delle aree montane e dall’altro realizzate a ridosso degli abitati piuttosto che in quelle aree incontaminate il cui depauperamento non sarebbe altro che un danno per tutta la collettività.

Un CAI che è sempre stato vicino alle popolazioni e al territorio e che anche questa volta raccoglie il richiamo delle genti di montagna per farsi portavoce insieme a loro di motivate preoccupazioni. Non a caso l’unione delle Sezioni CAI di ben tre Regioni, in un’area a confine tra le stesse, deve far riflettere le istituzioni su quanto quest’area sia da salvaguardare e valorizzare con coscienza.

A tal proposito, prendendo spunto dalle linee guida della Commissione Centrale TAM, il CAI si farà portavoce nel:
• promuovere una visione d'area interregionale superando la logica amministrativa delle competenze territoriali e guardando ai Pantani come ambiente in se a forte vocazione naturalistica e culturale;
• privilegiare ed incentivare il turismo ecosostenibile, finalizzato prevalentemente alla “esplorazione” intesa come osservazione ed immersione nella natura in contatto con la cultura e le tradizioni locali, convinto che ciò costituisca un tangibile contributo alla conservazione dell’ambiente. Il CAI ritiene che il turismo in montagna vada sostenuto con il miglior utilizzo dell’esistente ma, soprattutto, con un grande sforzo per la diversificazione dell’offerta mirata alle presenze lungo tutto l’arco dell’anno.

Monica Festuccia e Ettore Placanica (ORTAM)
Con la collaborazione di Filippo di Donato (Presidente CCTAM)

Articolo sottoscritto dai GR CAI Lazio, Umbria e Marche nonché dalla Commissione Regionale CAI - TAM Lazio, dalla Commissione Interregionale CAI - TAM Marche/Umbria e dalle Sezioni CAI riunite sotto la sigla "Ri.Am.A.Le."

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