La lettera aperta dell'Osservatorio della Libertà in Montagna e in Alpinismo del CAI al Pm di Torino Raffaele Guariniello

A seguito dell'inchiesta sulla tragedia di Claviere, l'Ossercatorio mette il Procuratore a conoscenza del tema "libertà in montagna". Il Direttore di M360, Luca Calzolari, ne scrive sul numero di marzo della rivista.

L'Osservatorio della Libertà in Montagna e in Alpinismo del CAI ha scritto una lettera aperta al Pm della Procura di Torino Raffaele Guariniello, a seguito dell'inchiesta aperta da quest'ultimo dopo la tragedia del 29 dicembre scorso a Claviere, che ha visto un quindicenne perdere la vita travolto da una valanga mentre sciava fuoripista con alcuni amici.

L'inchiesta di Guariniello prevede l'ipotesi di omicidio colposo per i compagni della vittima, in quanto, sciando fuori pista nonostante i divieti, avrebbero causato la valanga.

Nella lettera il Portavoce dell'Osservatorio Alessandro Gogna scrive che “riteniamo che Lei personalmente debba essere messo a conoscenza della filosofia di coloro che reputano essenziale forma di libertà il muoversi su terreno di avventura montana”.

Gogna spiega che “la libertà in alpinismo è la facoltà di determinare in autonomia le scelte che ci riguardano, con la consapevolezza del rischio che si corre  e dei danni che possono derivarne ad altri”.
Di conseguenza il libero accesso alla montagna è un diritto ma “ha dignità solo se accompagnato da un lungo percorso di autodisciplina e consapevoleza”.

Dopo un approfondito exursus sul rischio, sulla sicurezza in montagna (la quale è irraggiungibile a livello assoluto), sulla differenza tra responsabilità e consapevolezza, sugli aspetti legislativi e culturali degli incidenti da valanga Gogna arriva alle conclusioni.

“Sulla pista da sci si fa attività sportiva, altrove no! Il restante è compreso in tutte le altre attività d’avventura in montagna, estive e invernali. Chi invece si avvale degli impianti di risalita e poi scende sopra una pista confonde le due attività, e spesso non basta neppure esporre cartelli di divieto. E’ pronto a essere lui la prima vittima “inconsapevole” di se stesso. Dunque dobbiamo spendere ogni energia nel campo della formazione e dell’informazione corretta, non nel campo del divieto e della punizione. Dobbiamo fare in modo di essere informati sulle modalità di quella grande parte di incidenti che si sono auto-risolti (senza intervento di soccorso esterno) ma che per paura delle conseguenze penali vengono tenuti nascostidai coinvolti. Dobbiamo diminuire il numero degli inconsapevoli, non aumentare il numero dei dissuasi o dei puniti”.

In allegato la lettera completa e il pdf dell'editoriale di Luca Calzolari sul numero di marzo di M360.

Lorenzo Arduini

Segnala questo articolo su:


Torna indietro