La montagna come luogo intimo, da vivere con tutti i propri sensi, nel libro di Nan Shepherd

Ieri al Trento Film Festival Marco Albino Ferrari e Cristina Palomba hanno presentato “La montagna vivente”, terza uscita della collana “Passi” di Ponte alle Grazie e CAI. “Dopo averlo letto, forse riusciremo a guardare la montagna in modo diverso".

Un'immagine della serata

30 aprile 2018 - Un libro in cui l'autrice descrive i Cairngorms, sulle Highlands scozzesi, in maniera romantica e poetica, un libro che spiega come guardare e vivere le montagne in netto anticipo sui tempi (siamo negli anni '40).

Così Marco Albino Ferrari ha presentato “La montagna vivente” di Nan Shepherd, terza uscita della collana di narrativa "Passi", edita da Ponte alle Grazie e Club alpino italiano (in libreria dal 26 aprile scorso, tradotto per la prima volta in italiano), ieri sera al Trento Film Festival.

E' stato un reading, uno spettacolo poetico, davvero affascinante, complice anche una location evocativa come lo Spazio Archeologico del SASS in Piazza Cesare Battisti.

Ferrari, supportato dalle letture della editor di Ponte alle Grazie Cristina Palomba, ha spiegato come la Shepherd abbia percorso questi luoghi in lungo e in largo, spesso a piedi nudi: “stiamo parlando di circa 1100 km² nella Scozia settentrionale, quasi al Circolo Polare Artico, una zona spazzata da venti gelidi che arrivano dalla Norvegia, dove la vegetazione è bassa e si vede l'aurora boreale. Luoghi fatati, che le leggende descrivono come popolati da creature mostruose e da fantasmi”.

Nan Shepherd, nata a fine Ottocento da una famiglia medio borghese in un piccolo paese della zona, leggeva e scriveva già a 14 anni, per poi diventare insegnante nel college locale. “Lei parla, conosce ed elabora pensieri solo dopo aver fatto esperienza concreta delle cose, averle toccate e vissute con tutti i propri sensi. E così avviene con le sue montagne, che sembra voler vivere in maniera fisica, quasi per impadronirsene. Nel suo libro non parla di scalate, non c'è l'obiettivo della vetta, ma, come scrive Robert Macfarlane nell'introduzione, sono riportate le sue passeggiate solitarie, fatte senza una destinazione particolare da raggiungere, ma solo per stare con lei, la montagna. Le terre alte sono la sua casa, lei ci va, ci dorme, è un rapporto intimo, casalingo”.

La sua è una visione olistica della montagna, dove tutto è collegato, “si vede una visione ecologica moderna nella Shepherd, ai tempi non ancora diffusa”.

E' forse per questi motivi, per essere in anticipo sui tempi, che il suo libro viene pubblicato solo nel 1977 e Nan Shepherd è diventata nota solo tardivamente, pochissimi anni prima di morire.
Ferrari conclude il reading citando Macfarlane: “dopo averlo letto e assorbito, allora forse riusciremo a guardare la montagna in modo diverso”.

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Lorenzo Arduini

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