"La montagna incantata": al CAI Reggio Emilia una serata con Marco Albino Ferrari

Lo scrittore, giornalista e sceneggiatore presenterà il suo libro "La via incantata", basato sul Sentiero Bove (Val Grande), in forma teatrale. Poi la presentazione del calendario 2018 della Sezione, con 100 uscite tra Appennini e Alpi.

La locandina della serata

14 dicembre 2017 - Mercoledì 20 dicembre alle ore 21:00, presso il Centro Sociale “Buco Magico” in via Martiri di Cervarolo 47 a Reggio Emilia, Marco Albino Ferrari presenterà, in forma teatrale, il suo ultimo libro “La via incantata” (ed. Ponte alle Grazie in collaborazione con il Cai).

Nel corso della serata, organizzata dal Club alpino italiano di Reggio Emilia, verrà presentato il Calendario dell'attività 2018 della Sezione reggiana. Un calendario ricchissimo, quello del Cai, con 100 uscite dagli Appennini alle Alpi, per tutti gli appassionati di montagna: in programma da gennaio a novembre uscite escursionistiche, naturalistiche, con le ciaspole, alpinistiche, scialpinistiche, di arrampicata libera, con la mountain bike, ferrate, con le ciaspole, oltre al ricco calendario dello sci di fondo, e ai trekking in Corsica, sul Gargano e sull'Appennino Settentrionale.

Ospite eccezionale della serata sarà Marco Albino Ferrari: scrittore, sceneggiatore, giornalista, alpinista, è il direttore della prestigiosa rivista Meridiani Montagne che lui stesso ha fondato nel 2002. Scrive per La Stampa. Tra i libri da lui scritti ricordiamo Frêney 1961, Il vuoto alle spalle, In viaggio sulle Alpi, La sposa dell’aria, Alpi segrete, La via del lupo, Le prime albe del mondo, Montecristo. Gira l’Italia portando in scena monologhi teatrali tratti dalle sue pubblicazioni. Collabora con festival di cinema e letteratura in qualità di consulente o giurato: Film Festival di Trento, Film Festival della Lessinia, LetterAltura, Stambecco d’Oro di Cogne. Ha vinto i premi: Gambrinus, Premio Majella, Premio Cortina, Giornalista dell'anno Ana, Pelmo d’Oro.

L’avventura che Marco Albino Ferrari mercoledì sera racconterà ispirandosi al suo ultimo libro La via incantata, si svolge in Val Grande, fra Piemonte e Lago Maggiore, luogo insidioso, ostile, popolato dai fantasmi di una società pastorale svanita fra rocce e tronchi. Sul Sentiero Bove - prima alta via storica d’Italia dedicata all’esploratore Giacomo Bove - l’autore muove i suoi passi e la sua narrazione: un’escursione impegnativa e ormai quasi dimenticata in un teatro della «potenza della natura che si riprende ogni cosa». Come Bove durante le sue esplorazioni, bloccato nello stesso biancore artico che aveva ossessionato Edgar Allan Poe, Ferrari nella natura selvaggia cerca l’ignoto, la paura di smarrirsi e la nostalgia di quel timore una volta recuperata la sicurezza. E ricostruendo la vicenda di Bove (morto suicida a 35 anni) l’autore incrocia figure inattese: Emilio Salgari, il comandante Nordenskiöld, Edmondo De Amicis, il naturalista Mario Pavan. Storie di isolamento, di una prigionia degli elementi che fanno riscoprire una libertà più profonda, perché «sulla via incantata si basta a sé stessi».

Il sentiero Bove, la più antica ferrata e alta via a tappe delle Alpi italiane, si sviluppa tra le creste della Val Pogallo, in Valgrande, su una quota costante intorno ai 2000 m, tra la Val d'Ossola e il Lago Maggiore. In lontananza il Monviso, i ghiacci della Svizzera e anche il Lago Maggiore e gli Appennini. La via Bove parte e arriva a Cicogna. Un borgo di quattordici case, forse meno, a pochi chilometri da Verbania e un tempo abitato da centinaia di valligiani, oggi da sette persone soltanto. Ancora oggi arrivare a Cicogna in auto è come fare un viaggio nelle Ande. Una strada spaventevole, strettissima ma lunga 10 km (o almeno sembrano tali), a picco su forre di cui non si vede il fondo. Forse sarebbe meglio andarci in pullman di linea (ma forse non c’è). Però ne vale la pena: a Cicogna c’è un bell’agriturismo, Corte Merina, che produce ottimi caprini. Il giro ad anello misura sulla carta venticinque chilometri. In realtà bisogna immaginarne almeno cinquanta. Non s’incontra nessuno ma a questa solitudine ci si abitua famigliarizzando con l’isolamento. È un percorso per escursionisti espertissimi ma gli espertissimi oggi lo frequentano poco in quanto non fa vetrina mentre gli escursionisti normali non possono. Per loro è troppo difficile. Ed ecco perché non se ne parla. Lo scopritore della Valgrande, dal punto di vista divulgativo, è stato Teresio Valsesia, citato nel libro.

In La via incantata c’è l’alpinismo e ci sono gli alpinisti; c’è l’esplorazione, c’è la storia personale dell’autore che si intreccia con anni fervidi dell’editoria di montagna. E poi, appunto, ci sono le montagne: luoghi che al contempo desideriamo preservare ma anche svelare.

CAI Reggio Emilia

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