La Pietra del Lulseto: una roccia santuariale preistorica nell'Appennino reggiano

Nel cuore della Val Tassaro il Comitato Scientifico del CAI Reggio Emilia ha trovato e sta dando interpretazione a una serie di incisioni rupestri risalenti all'epoca in cui l'uomo praticava il culto delle rocce.

Le incisioni in Val Tassaro

17 aprile 2019 - Un antichissimo luogo di culto, forse l’unico sino ad ora individuato sull’Appennino emiliano, risalente all’epoca remota in cui l’uomo praticava il culto delle rocce (“saxarum veneratio”), nel cuore della Val Tassaro, in una delle più belle località della montagna reggiana.

Questa è la teoria per ora più accreditata per interpretare la complessa serie di segni e incisioni scoperti recentemente su una grande superficie rocciosa nel territorio del comune di Vetto. Il ritrovamento è stato effettuato dal Comitato Scientifico della sezione reggiana del Club Alpino Italiano che, nel corso di una ricognizione, si è imbattuto in una serie di profonde solcature scavate nella roccia, quasi del tutto nascoste dalla vegetazione. Una realtà ormai dimenticata e nota solo agli abitanti più anziani della val Tassaro.

Dopo la ripulitura oltre alle sette profonde incisioni lineari che solcano la roccia, gli esperti del Comitato scientifico hanno portato alla luce numerose coppelle connesse a piccole canalette, vaschette in pietra e strane incisioni quadrangolari.

Per meglio studiare ed interpretare questo grande complesso figurativo, il Cai ha contattato il dott. Mancassola ed il dott. Zoni della Università di Bologna, per effettuare un rilevo con la moderna tecnica del laser scanner. Così sono stati individuati numerosi altri petroglifi, che all’occhio umano non erano più visibili a causa della profonda erosione della roccia.

L'ipotesi di un antico luogo di culto è stata avanzata dal dott. Alfonso Zavaroni, noto studioso di incisioni rupestri. Il sito presenta tutte le caratteristiche dei luoghi di venerazione preistorica: è posto sulla sommità di un rilievo (“sacralità delle vette”); è collocato all’interno di un bosco semprevivo, creando anche in pieno inverno un'immagine rigogliosa; la superficie della roccia è esattamente rivolta ad occidente; infine è da registrare la vicinanza di una sorgente. Gli esperti hanno interpretato le sette profonde solcature come canalette rituali aventi finalità divinatorie: lungo di esse veniva fatta scorrere acqua od altri liquidi sacrificali (qualcuno parla anche di sangue di animali o uomini). In base a come scorrevano si traeva poi l'auspicio.

Nel corso del rilievo dei petroglifi è stata poi ritrovata una croce che esorcizzava in senso cristiano l’intero manufatto. Incisa in modo netto, trasmette il messaggio di una “damnatio memoriae” nei confronti dei riti pagani che probabilmente continuavano ad essere qui praticate fino agli albori della cristianità.

Gli esperti del Comitato Scientifico hanno esteso le loro ricerche, trovando nella zona altri massi incisi. Gli studi stanno proseguendo, nella speranza di riuscire a tutelare questo spettacolare insieme di testimonianze con l'istituzione di un parco archeologico.

Giuliano Cervi
Presidente Comitato Scientifico Centrale CAI

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