La SAT ricorda "l'amico degli orsi" a 10 anni dalla scomparsa

Fabio Osti è stato un funzionario provinciale trentino che ha dedicato buona parte della sua carriera all'orso bruno.

18 febbraio 2020 - Fabio Osti è stato un funzionario provinciale trentino che ha dedicato buona parte della sua carriera all'orso bruno. Negli anni ‘70 e ‘80, Osti era l'unico ad occuparsi dell'ultima popolazione di questo grande mammifero carnivoro, su incarico del Servizio Parchi e Foreste Demaniali della Provincia Autonoma di Trento. 

A dieci anni dalla sua scomparsa, la Società alpina tridentina ha deciso di ricordare “l’amico degli orsi” con un evento previsto per venerdì 21 febbraio alla Casa della SAT a Trento. Tra gli ospiti, Paolo Pedrini, il responsabile della Zoologia dei vertebrati presso il Muse e Claudio Groff, responsabile del settore grandi Carnivori presso il Servizio Foreste della Provincia.

Durante la serata, Massimo Vettorazzi, fotografo, illustratore, naturalista e membro di TAM SAT (Commissione Tutela Ambiente Montano) leggerà alcuni brani del libro di Matteo Zeni "In nome dell'orso". Infine, verrà proiettato il film: "Die letzen Baren in den Alpen", di Josef Schwellensattl. Il regista parteciperà all'incontro.

L’obiettivo è quello di ricordare una figura cardine della lotta per la salvaguardia degli orsi in Trentino. In quegli anni, Osti raccoglieva, con il supporto di un piccolo gruppo di volontari appassionati, il testimone lasciato da pionieri della protezione e della ricerca attivi già dalla fine degli anni '60 nell'ambito della neocostituita sezione Trentina del WWF (in primis Francesco Borzaga e Graziano Daldoss). Nel 1976, fu lo stesso Osti a mettere per la prima volta un radiocollare ad un orso in Europa. Negli anni '80, contribuì a realizzare con IRST una stazione di monitoraggio da remoto con sistema ad infrarossi e di pesa degli esemplari. 

L'impegno di Fabio si rivolgeva nei confronti di tutto il vasto ecosistema alpino, che studiava con passione. L'ornitologia, l'entomologia, la tassidermia e la botanica”. Fabio era anche cacciatore, competente, rispettoso ed appassionato. Nei tre volumi da lui pubblicati e nei numerosi articoli  emerge un rigore documentaristico raro per l'epoca, corredato da una produzione iconografica ricchissima, curata dallo stesso autore”, scrive la società tridentina.

 Red

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