La storia della speleologia trentina allo Spazio Alpino della SAT

Ne parlerà venerdì 12 gennaio 2018 alla Casa della SAT di Trento lo scrittore e speleologo Marco Ischia, ingresso libero.

Marco Ischia in grotta

10 gennaio 2018 - Se si esclude lo studio dello scienziato danese Niels Stensen (Nicolò Stenone) del Bus de la Giazzera sul monte Biaena (1671), riconosciuto come primo saggio di meteorologia ipogea, la speleologia in Trentino trova le sue origini nel 1813, con l'esplorazione della Grotta di Costalta presso Borgo Valsugana, condotta da don Antonio Frigo.

Nel corso del XIX secolo si osserva un crescente interesse rivolto alle grotte e ai fenomeni carsici regionali, ma sempre per opera di singoli studiosi. Del 1871 è il primo trattato scientifico sul carsismo superficiale, con la pubblicazione dello studio dei Lavini di Marco di Giambattista Noriller. Dieci anni dopo viene effettuata da Giovanni de Cobelli, presso Mori, la prima ricerca bio-speleologica e sempre nel 1881 Paolo Orsi conduce i primi scavi nella Grotta del Colombo, promuovendo la moderna archeologia in Trentino. Cinque anni dopo, Vincenzo Zucchelli visita presso Arco il Bus del Diaol o Grotta di Patone, pubblicando sull'Annuario SAT 1885-86 la prima relazione dettagliata di una esplorazione speleologica.

Il "periodo dei singoli studiosi" culmina sul finire del secolo con le ricerche di Cesare Battisti e Giovanni Battista Trener; significativo è il loro studio idrologico del Lago di Terlago, il primo modello di inquadramento e studio di un'area carsica. I due provano senza successo a fondare in seno alla SAT un "Circolo di studi glaciologici, idrologici e speleologici".

L'intento si concretizza nel 1926, quando l'appello replicato da Trener promuove la costituzione dei primi gruppi grotte. Alle squadre di Rovereto, della SOSAT di Trento e del CNGEI di Riva, segue la fondazione della Sezione Escursionisti del Dopolavoro di Avio e delle squadre di Castello Tesino e di Mattarello.

In seno alla SAT viene costituito il "Gruppo Grotte" composto da organi del Comitato Scientifico del sodalizio e del Museo Civico di Storia Naturale, con la sua squadra speleologica. In pochi anni di attività le grotte censite in regione passano da qualche decina a circa 200. Al 1° Congresso Speleologico Nazionale, tenutosi a Trieste nel 1933, la speleologia trentina si presenta come la terza realtà nazionale, dopo la Venezia Giulia e la Lombardia, ma la successiva guerra d'Africa pone fine a qualsiasi successiva attività.

Nel secondo dopoguerra, la speleologia locale, organizzata a livello di squadre, ritrova vigore in corrispondenza di scoperte di complessi carsici di notevoli dimensioni, per ritornare negli anni Settanta alla consistenza presentata una quarantina di anni prima e proseguire con tale organizzazione fino ai giorni nostri.

Di tutto questo si parlerà venerdì 12 gennaio alle 18 allo Spazio Alpino della SAT a Trento (via Manci, 57) in occasione di ”Storia della speleologia trentina”, conferenza a cura di Marco Ischia (scrittore e speleologo). L'evento, a ingresso libero, è organizzato nell’ambito dell’iniziativa: Cavo, cava... caves.

Marco Ischia ha condotto con il G.S. SAT Arco esplorazioni nelle aree carsiche delle Dolomiti di Brenta, Paganella, Basso Sarca. È stato Presidente della Commissione Speleologica SAT (2003-2006), Curatore del Catasto speleologico regionale (2006-2010) e curatore dei volumi degli Atti del 12°-15° Convegno regionale di speleologia. È autore di una sessantina di articoli riguardanti prime esplorazioni, studi di aree carsiche, tutela dell'ambiente carsico, storia della speleologia.

Si ricorda inoltre che c’è tempo fino a oggi per prenotare la visita guidata al Bus de la spia (Sporminore) con gli speleologi della SAT.

Info e prenotazioni presso Biblioteca della Montagna-SAT.

Comunicato Società degli Alpinisti Tridentini

Segnala questo articolo su:


Torna indietro