La Val di Mello orfana del “Bosca”

La scomparsa di Antonio Boscacci, rivoluzionario dell’arrampicata

Antonio Boscacci fotografato da Jacopo Merizzi

Da tempo ammalato, a 62 anni se ne è andato a Sondrio Antonio Boscacci detto il “Bosca”. Negli anni Settanta fece prodigi in aderenza sullo “Scoglio delle metamorfosi” e sul Sasso Remenno, in Val Masino e Val di Mello, il paradiso dell'arrampicata in Valtellina.  E’ considerato un innovatore dell’arrampicata moderna. Nel 1978, assieme a Mirella Ghezzi e Graziano Milani, tracciò la via “Luna Nascente” che sarebbe diventata la più bella via della Val di Mello e una delle più belle salite in fessura di tutte le Alpi. Professore di matematica, ha scritto numerose guide di arrampicata e si è anche rivelato un ottimo romanziere. Le sue vie fanno parte della leggenda dell’arrampicata. Si chiamano “Nuova Dimensione”, “Okosa”, “Nada por nada”, “Flauto Magico”, “Il Paradiso può attendere”. Tutte tracciate in Val di Mello e più volte ripetute.

IL MITICO SASSO. Sono passati più di trent’anni da quando il “Bosca” ebbe l’idea di scrivere una guida sul Sasso Remenno e i massi circostanti. Da allora molte cose sono cambiate attorno al più grande monolite d’Europa. Il Sasso è stato “riempito” di vie che man mano sono state attrezzate con spit e ancoraggi resinati. Le vie più vecchie sono state “restaurate” con la sostituzione degli ancoraggi più fatiscenti e oggi migliaia di scalatori si danno convegno sotto le sue pareti.

ANARCHICI FRICCHETTONI. Porta la firma di Boscacci anche la via “Oceano irrazionale” al Precipizio degli Asteroidi aperta nel 1977 da Ivan Guerini e Mario Villa e, in seconda salita, dallo stesso Boscacci e Jacopo Merizzi. Paolo Masa nel fornisce una gustosa rievocazione nell’ultimo numero di  “Up”, annuario alpinistico europeo edito da Versante Sud. “Per la prima volta”, annota Masa, “le alte difficoltà non erano state prerogative dell’élite blasonata dell’alpinismo (Bonatti, Messner, Maestri, le star dell’epoca), ma opera di un’avanguardia composta da quattro anarchici fricchettoni che andavano in montagna con le scarpe da ginnastica”.

FANTASTICO GRANITO. “Quando la terra viveva senza l’uomo e dolce era il canto dell’usignolo, quando gli orsi donavano le loro pellicce ai pesci infreddoliti è nata forse questa struttura unica ed eccezionale”, scrisse Boscacci a proposito della struttura su cui tracciò “Luna nascente”. “E’ facile riconoscerla perché fin dall’inizio della valle la si vede sovrastare le Dimore degli Dei e le case della Piana; e già il cammino per portarsi alla sua base ci immerge in un mondo ormai dimenticato...”. La via è un grande viaggio tra le pieghe di un fantastico granito. Lo sviluppo è di circa 350 metri (9 lunghezze), difficoltà VII (VI obbligatorio), esposizione a sud. Sono richieste 2 mezze corde, 13 rinvii, serie di nuts e serie di friends (fino al n° 5 Camalots). Martello e chiodi non indispensabili, ma consigliati.

LA RIVOLUZIONE. Anche nel caso di “Luna nascente”, si tratta di una via storica che ha segnato una svolta irreversibile. Nel giro di pochissimo tempo nessuno arrampicò più alla vecchia maniera, agli scarponi vennero sostituite le scarpette e ai chiodi le protezioni veloci (prima i nut e poi i friend). E la Val di Mello non venne più considerata un terreno secondario ma un grande punto di riferimento dove si affinavano le tecniche e le difficoltà.

Ser

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