La vera storia della grotta al Corno di Cavento

Un esperto racconta ciò che la RAI ha colpevolmente ignorato

L'ingresso della grotta al Cavento

“Ho visto su Raiuno”, scrive alla redazione on line Alessandra Panvini Rosati (Accompagnatore ASE – CAI Sez. Corsico – Milano), “un servizio dedicato alla grotta risalente alla Prima Guerra Mondiale che si trova poco sotto la cima del Corno di Cavento. Devo costatare che si è persa l’ennesima occasione per fornire informazioni corrette, seppur sommarie; dalla TV di Stato mi aspetterei ben altro. Dal servizio, infatti, si capisce solo che la grotta era il ‘rifugio degli Austriaci’: nessuno si è però preoccupato di chiarire perché le scritte che inquadravano erano in italiano!”. Sull’argomento interviene con una dettagliata descrizione Lorenzo Revojera, storico della “guerra bianca” e socio benemerito della Sezione di Milano.

In un momento di grande ascolto, la RAI ha effettivamente presentato un servizio sulla caverna scavata dai soldati austriaci nel 1917 poco sotto la vetta  del Corno di Cavento (m 3402), cima rocciosa sul crinale alla testata della val di Fumo (gruppo dell’Adamello) e punto avanzato delle difese austriache. Per la verità, il commento era piuttosto scarno, tale quindi da suscitare perplessità e desiderio di saperne di più, soprattutto negli appassionati di montagna e di storia militare.

IL RITROVAMENTO. Innanzitutto occorre tributare un elogio alla Provincia autonoma di Trento, alla SAT e alle guide alpine della zona che – nel quadro della campagna di recupero e messa in sicurezza dei numerosissimi reperti della “guerra bianca” emergenti a causa del ritiro dei ghiacciai – nel corso del 2010 hanno riportato alla luce questa importante testimonianza delle vicende belliche del Corno di Cavento: vicende che nel corso del conflitto hanno rappresentato un caso a sé, tanto che lo storico Luciano Viazzi nel suo documentatissimo libro “I diavoli dell’Adamello” dedica loro un capitolo a parte di oltre cento pagine. Egli ebbe anche la possibilità – la prima edizione uscì nel 1965 – di intervistare alcuni dei protagonisti, come il capitano Fabrizio Battanta, “diavolo del Cavento”, Oreste Fioretta e Gianmaria Bonaldi, che a quell’epoca erano ancora in vita.

LA SFIDA TRA ALPINI E KAISERJÄGER. Il Corno di Cavento era per i nostri avversari un eccezionale punto di osservazione su tutto il sistema offensivo italiano avente come base il passo della Lobbia Alta; ma – al di là di questa funzione tattica, che spinse i nostri comandi a prenderlo d’assalto nel giugno 1917 – il suo possesso diventò una sfida fra i nostri Alpini e i Kaiserjäger. In sintesi, quali furono gli eventi determinanti? Quando nella tarda primavera del 1916 gli Alpini riuscirono ad occupare la zona delle Lobbie affacciandosi sulla omonima vedretta e minacciando così l’ultima dorsale (Folgorida-Crozzon di Lares-Corno di Cavento-Carè Alto) che proteggeva la Val Rendena e Pinzolo, i comandi austriaci si affrettarono a rinforzare pesantemente il presidio di vetta del Corno di Cavento. Fra febbraio e maggio 1917 fu scavata la famosa caverna, un autentico fortino con feritoie che ospitò pezzi di artiglieria, bombarde, postazioni di mitragliatrici, un osservatorio dotato di un potente riflettore e naturalmente alloggi per la truppa. L’esplosivo usato per lo scavo provocò varie vittime.

QUANDO LA CAVERNA PASSO’ DI MANO.Ciò non valse a trattenere l’impeto con cui – il 15 giugno dello stesso anno – reparti scelti di Alpini dei battaglioni Val Baltea e Monte Mandrone, agli ordini del capitano Battanta, sorpresero il presidio nemico con un attacco su più fronti ma soprattutto scalando la inviolata parete ovest, e impossessandosi della vetta. La caverna, opportunamente schermata dal lato nemico, passò quindi di mano. Ma la rotta di Caporetto, ripercuotendosi su tutto il fronte, congelò ulteriori progressi.

INGEGNOSO STRATAGEMMA. La riconquista divenne un punto d’onore per i Kaiserjäger; non per caso essa avvenne nello stesso giorno del successivo anno 1918, con un ingegnoso stratagemma che colse di sorpresa stavolta i nostri Alpini; una lunga galleria pazientemente scavata per vari mesi nel ghiaccio della vedretta di Lares, con tre sbocchi alle spalle delle nostre difese, che dovettero arrendersi. Il capitano Battanta si salvò con uno spericolato tuffo sulla vedretta del passo di Cavento.  La caverna ridiventò austriaca, ma per poco: punti sul vivo, i nostri Alpini ritornarono all’attacco il 19 luglio del 1918, a poco prima della fine del conflitto. Fu ripetuto lo schema del 1917, con lo stesso esito vittorioso.

IL GHIACCIAIO LA SIGILLAVA. La storia del Corno di Cavento è intessuta di innumerevoli vicende minori, come quella del primo comandante del presidio austriaco, tenente Felix Hecht von Eleda di 23 anni, che fu ucciso accanto alla sua mitragliatrice; il suo commovente diario fu ritrovato e pubblicato dalla SAT nel 2005. Oltre a quella di Viazzi, esistono altre narrazioni dei fatti, con titoli reperibili tramite internet. La presenza della caverna era ben nota; ma il ghiaccio la sigillava impedendone l’accesso. Solo nel 2003 fu possibile compiere una prima perlustrazione; i lavori decisivi durarono dal 2007 al 2010 ed ora sono possibili visite guidate. Agli occhi dei primi scopritori apparvero, quasi come abbandonati da poche ore, numerosissimi reperti bellici ed oggetti personali di ambo le parti in conflitto, tutti di estremo interesse storico; ora si trovano nei depositi della competente Sovrintendenza di Trento, in attesa di una sistemazione museale.                                                           

Lorenzo Revojera

 

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