L'Alpinismo giovanile del Cai Acireale racconta storie sull'Etna

In una delle attività più interessanti nel periodo del lockdown, i ragazzi del liceo scientifico Archimede, guidati dalla professoressa Cutolo, hanno espresso il loro amore per il vulcano simbolo della Sicilia

19 giugno 2020 - Durante il lockdown, i giovani soci dell’Alpinismo giovanile del Cai di Acireale, studenti delle classi 4B, 4CS e 4BS del Liceo Scientifico Archimede di Acireale, iscritti al progetto ex Alternanza Scuola Lavoro, guidati “a distanza” dalla professoressa Felicia Cutolo, docente del Liceo Archimede e referente del progetto, si sono cimentati in una interessante “impresa” legata alla conoscenza e valorizzazione del proprio territorio: “Scelto un aspetto peculiare dell’Etna, cerca le immagini e racconta una storia”.

In particolare, i giovani studenti sono stati coinvolti dalla professoressa Cutolo in un’attività che consiste nell’esplorare nel tempo l’immagine dell’Etna o di una sua peculiare caratteristica (naturale, turistico-culturale, folkloristico-religiosa, mitologica). Poi hanno raccolto una serie di immagini da organizzare cronologicamente, in base ad un filo conduttore. Quindi le hanno usate per raccontare una storia. L’attività si è rilevata un successo. Gli studenti hanno aderito raccogliendo immagini e raccontando storie molto varie ed interessanti. Di seguito commenti di due studenti partecipanti:

Salvatore di Giacomo, 4B:  “…Mi sono soffermato sui miti dell’Etna e tra questi ho focalizzato la mia ricerca su quello dei due giovani innamorati Aci e Galatea. Alla loro storia mi sono ispirato per inserire, in una dimensione fantastica, immaginaria, la gustosa granita siciliana, e quella acese in particolare. Anche l’aver acceso la fantasia in questi momenti tanto bui, rientra tra le motivazioni per cui giudico interessante, istruttiva e aggiungerei dilettevole tale attività: la creazione di un percorso che, avente l’arte come mezzo, permette di osservare nel dettaglio i propri luoghi, conoscere le proprie origini”.

Giuseppe Leonardi, 4B:  “…Io per primo non credo che mi sarei mai cimentato autonomamente in una così approfondita attività di ricerca e non mi sarei adoperato per comporre un racconto del genere. Invece, grazie all'occasione, l’ho scritto con immenso piacere ed anzi ho percepito non tanto come un compito assegnato, ma come un'attività che mi ha concesso di legarmi più stabilmente alla mia terra, che ho infatti ampiamente elogiato. “MDCLXIX: Flammae Amoris” è la storia di un amore profondo e passionale ma al tempo stesso particolarmente complicato. Il forte sentimento che si sviluppa tra due dei protagonisti della vicenda, Vulcano ed Elisabetta I d’Inghilterra, diviene metafora di qualcosa di più, di qualcosa di addirittura più forte per un siciliano, specie per un catanese: l’amore per la propria terra. Al pari del dio del fuoco e della forse più nota sovrana inglese, il rapporto tra un catanese e l’Etna è sia stupendo che complesso. L’Etna è da un lato una madre che dall’alto sorveglia tutto il territorio, offrendo una certa rassicurazione e serenità. Dall’altro è una matrigna, la quale, con molta cattiveria, distrugge ad esempio il lavoro di una stagione. Che sia attorniata dalla pace oppure dal trambusto, la sede della fucina di Vulcano è dotata di una bellezza tale da riuscire a meravigliare attraverso i secoli tutti gli uomini, ammaliati dallo splendore di un luogo tanto ameno quanto tremendo. Ed infatti, seppur le alterne vicende, un catanese continuerà ad amare sempre la propria Etna ed, anche quando sarà lontano, persisterà a ricercare con lo sguardo quella magnificenza, addolorandosi per l’incapacità di scorgerla…..”

Giuseppe Receputo, presidente Cai Acireale

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