L’aquila reale è tornata in Cilento

I Soci del Cai Montano Antilia accompagneranno gli ornitologi per una ricerca che intende tutelare un animale simbolo delle nostre montagne. L'aquila reale mancava nel Parco dal 2011.

L'aquila reale

13 maggio 2019 - L’aquila reale è tornata in Cilento. Lo certifica una ricerca finanziata dall’Atc (Ambito territoriale di caccia) delle aree contigue al parco, della quale è protagonista il Cai Montano Antilia. Saranno i soci Cai ad accompagnare gli ornitologi sulle vette del Cilento, durante la loro ricerca.

La presenza dell’aquila era certificata fino al 2011. Poi è sparita per qualche anno, scappata forse per i troppi turisti o perché disturbata dai cacciatori. Quest’anno l’Atc ha deciso di finanziare una ricerca per determinare con sicurezza se l’aquila reale è tornata nel Parco e l’esito è positivo.

Il presidente della sottosezione Cai cilentana di Montano Antilia Andrea Scagano spiega: “Facciamo parte del comitato di gestione dell’Atc e personalmente siedo nel consiglio direttivo. Lì la nostra battaglia è opporci alla caccia nel territorio del parco, con un secco no. Ci opponiamo anche all’uso di mezzi motorizzati in alta quota.  L’Atc ha deciso di finanziare questa ricerca sulle aquile reali e i nostri soci sono stati coinvolti come accampagnatori”.

Un impegno che si inquadra nelle tante attività di questa sezione del Club alpino: “Stiamo cercando – spiega il presidente - di far conoscere e tutelare la natura. Il Cai nazionale ha firmato il 2 agosto 2018 un protocollo d’intesa con il Parco. Ci occupiamo dei sentieri, ma anche, attraverso il comitato scientifico, di fare ricerche sulle terre alte”.

Il Cai ci tiene molto alle aquile reali, animale simbolo della montagna e delle vette di quell’habitat che tanto ama e protegge. L’associazione è disposta anche a qualche sacrificio annuncia il Scagano: “nella regione Campania ci sono solo tre coppie di aquile reali. Se l’aquila è tornata qui, bisogna proteggerla, è necessario continuare a garantirne la presenza nel Parco. Alla fine di questo studio interdiremo alcuni sentieri per permettere la nidificazione di questo animale. Il Cai avvicina le persone alla montagna tutelando l’ambiente. Viviamo la montagna senza distruggere ciò che la natura ci ha donato, senza alterare gli equilibri di questo prezioso ecosistema”.

I risultati dello studio sull’aquila reale verranno presentati al Medimont Parks, evento organizzato dal Cai, che si terrà nel comprensorio del monte Cervati (Salerno) dal 26 al 29 settembre.
“Vederla volare è stato un sollievo. Se dal nido tra qualche mese vedremo un piccolo spiccare il volo, sarà anche un successo”. Non trattiene l’emozione la dottoressa Luana Tura, che sta svolgendo le ricerche: “Ci siamo concentrati in due direzioni. Cercarla in volo nel cielo, oppure cercarne i posatoi, i luoghi dove ha consumato le sue prede, o controllare se i nidi erano stati riattivati, cioè se è stato trovato nuovo materiale in un vecchio nido abbandonato.

Entrambe queste ricerche hanno dato esito positivo. Sappiamo anche che è una coppia. Li abbiamo visti nel cielo fare il loro rituale di accoppiamento, la danza nuziale”. Non bisogna però cantare vittoria: “Potrebbero non essere fertili. Ora bisogna attendere almeno la fine dell’estate, per vedere il piccolo sporgersi dal nido. Ci apposteremo su una roccia collocata di fronte al luogo in cui avremo individuato il nido”. Se riuscissero a riprodursi questi rapaci sarebbe davvero una vittoria secondo la ricercatrice: “Si tratta di una specie con il bollino rosso, a rischio estinzione. Questo animale genera due piccoli, ma solo uno sopravvive, il più forte. Una coppia occupa un territorio di cinquanta chilometri quadrati. E non ci possono essere più coppie nello stesso territorio. Se riuscissero a riprodursi sarebbe quindi molto importante”.

Luana è anche socia Cai, anche se la sua partecipazione al progetto è in qualità di professionista, di esperta, di dottoressa in scienze naturali. Però parla anche dell’associazione e dell’importanza che questo studio ha per il Club alpino, parafrasando Sherlock Holmes: “Camminare non vuol dire solo guardare, vuol dire osservare. Se oltre a guardare osservi scopri ciò che ad uno sguardo superficiale può sfuggire. Nelle rocce, negli ambienti di alta montagna c’è sempre qualcosa di nascosto, che la nostra attenzione può far emergere, la natura è una scoperta continua. Sulle vette c’è un ambiente vivo, ricco”.

Quindi il ruolo del Cai secondo la ricercatrice è di “aiutare la natura a presentarsi, a rivelarsi, grazie all’amore che i soci hanno per la montagna, divulgando la bellezza di questo territorio, ma anche le regole per preservarlo”.

Valerio Castrignano

Segnala questo articolo su:


Torna indietro