L'avventura al centro del convegno nazionale 2016 del Club alpino accademico italiano

“Insieme dobbiamo mettere a disposizione di tutto il CAI ciò di cui l'accademico è testimone e portatore di parola”, ha affermato il Presidente generale del CAI Vincenzo Torti il 19 novembre 2016 a Genova.

L'intervento di Vincenzo Torti

21 novembre 2016 - “Il patrimonio di conoscenze del Club alpino alpino accademico italiano non deve essere limitato al ristretto ambito dell'autoreferenzialità. Insieme dobbiamo mettere a disposizione di tutto il CAI ciò di cui l'accademico è testimone e portatore di parola”.

Con queste parole il Presidente generale del CAI Vincenzo Torti si è rivolto ai presenti in occasione del convegno nazionale 2016 del Club alpino accademico italiano, che si è svolto sabato scorso a Genova. “Chi fa parte del CAAI, se ha suggerimenti, indicazioni, esempi deve darli senza isolarsi. Non devono esistere sacche isolate all'interno del nostro CAI: la ricchezza dell'accademico non deve rimanere all'interno dell'accademico, ma deve diventare un patrimoniodi tutto il Sodalizio”.

Il tema del convegno sono stati l'avventura e l'alpinismo, con diverse esperienze a confronto. Gli intervenuti, a cominciare da Alessandro Gogna, hanno ricordato che un'avventura pre confezionata non è vera avventura. La vera avventura presume infatti la libertà di potersi muovere sul territorio.

Sono stati presentati dagli intervenuti diversi esempi di avventura, dalle ultime salite al Cervino al giro del mondo in bicicletta, fino ad arrivare a varie escursioni speleologiche. La speleologia, è stato ricordato, può essere considerata come una delle ultime forme di avventura rimaste, in quanto nel mondo ipogeo rimane ancora tanto da scoprire, contrariamente a ciò che riguarda il mondo esterno.

Nel corso della giornata è stato infine ricordato Gianni Calcagno, alpinista accademico genovese deceduto nel 1992 sul McKinley. Con Calcagno, che all’epoca aveva 49 anni, perse la vita  il ventinovenne Roberto Piombo. 

Red

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