“Le montagne dopo eventi estremi: declino o nuovi percorsi di sviluppo?”: un convegno a L'Aquila

Rete Montagna dà appuntamento dal 26 al 28 maggio 2016 per confrontare e diffondere buone pratiche che possono essere riprese e “scambiate” da un territorio a un altro, nello specifico dalle Alpi agli Appennini e viceversa.

Gli Appennini imparano, gli Appennini insegnano. Vuole essere questo lo slogan del convegno organizzato dalla Rete Montagna (Alpine Network) “Le montagne dopo eventi estremi: declino o nuovi percorsi di sviluppo?”, in programma a L'Aquila dal 26 al 28 maggio 2016.

«Nel 2016 cade il 40° anniversario del tragico terremoto del Friuli, occasione simbolica per affrontare le modalità con le quali i territori montani riescono a ripartire dopo il verificarsi di una grave calamità naturale», afferma Antonio Ciaschi, geografo, professore all'Università LUMSA di Roma e presidente del comitato organizzatore del convegno. «Come si può facilmente immaginare la scelta de L'Aquila come location non è casuale, essendo al centro di un'area che sta cercando un nuovo sviluppo dopo il tragico sisma del 2009».

Il convegno si rivolge a tutte le aree di montagna europee e non, nei loro contesti più generali o specifici, per confrontare e diffondere buone pratiche che possono essere riprese e  “scambiate”  da un territorio a un altro, nello specifico dalle Alpi agli Appennini e viceversa. Per questo motivo sono stati invitati ricercatori e studiosi italiani e stranieri, per interventi e per suggerimenti sui temi da approfondire.

Ciaschi sottolinea come per la ripresa dei territori montani teatro di eventi catastrofici sia fondamentale la riduzione del digital divide. «Il montanaro deve essere al passo con i tempi, in particolare se vive nei territori dove è avvenuta una catastrofe. Attraverso l'accessibilità alle nuove tacnologie da un lato i mestieri tradizionali della montagna, legati all'agricoltura e alla pastorizia, si potrebbero evolvere, dall'altro gli abitanti delle terre alte potrebbero svolgere una serie di professioni che non dipendono dal luogo di residenza, avendo in più il vantaggio di vivere in un ambiente più salubre. La montagna può anche esprimere la dirigenza della società, non solo la manodopera».

Un altro aspetto che sarà affrontato a L'Aquila è la possibilità per le aree montane di diventare un vero laboratorio a cielo aperto. «Qui si possono studiare i cambiamenti climatici, la geologia, la glaciologia e altre discipline», conclude Ciaschi. «Le montagne possono diventare oggetto di un progetto di ricerca di alto livello e contrastare uno spopolamento che è anche culturale, soprattutto negli Appennini».

La Rete Montagna è un'associazione internazionale fondata nel 2000 a Belluno, voluta dalla Fondazione Giovanni Angelini. Come ricorda Ester Cason Angelini «la volontà di  Paul Guichonnet  e di mio marito, Andrea Angelini, era quella di espandere la Fondazione a livello internazionale, dando vita a un'associazione di centri di studi non solo sulle Alpi, ma anche sulle montagne del mondo. Il CAI è stato presente fin dall'inizio nel Comitato Promotore, con Roberto De Martin, allora presidente del Club Arc Alpin e past president del sodalizio».

Per maggiori info e aggiornamenti sul convegno: www.alpinenetwork.org
Sotto è caricabile il programma.

Lorenzo Arduini

Segnala questo articolo su:


Torna indietro