L'economia di montagna che trasforma la diversità in valore

ucciso Nuovo (RE), Appennino Tosco-Emiliano. È il 20 ottobre. Ci siamo arrivati per caso, mia moglie ed io, alla Scuola per le cooperative di comunità, dopo aver sfogliato la rivista del Cai, Montagne 360.

Un momento della scuola a Succiso nuovo
28 novembre 2017 - Sono mesi che culliamo un nostro sogno di cosa faremo da grandi, all’alba dei sessanta, e così siamo venuti a vedere, con tanta curiosità e voglia di capire e assorbire, incontrare persone ed esperienze.
E davvero non sono mancate, così come gli spunti di riflessione, associati a parole importanti: economia, rischio, territorio, tenacia, orgoglio. Sì, suoni e significati aspri, importanti; dal retrogusto un po’ amaro e disilluso, perché il sentiero è stretto, difficile, e la fatica supera la bellezza attraversata, e l’orgoglio supera i pure tanti sentimenti positivi.

La formula della Scuola è conviviale. Le cooperative e le comunità presenti si raccontano, comunicano esperienze dirette degli stessi protagonisti. L’obbiettivo concreto è rivitalizzare, impedire che muoia il loro territorio spopolandosi, cercare una via che permetta di recuperare risorse e fornire un risultato economico che permetta alla comunità di ottenere quanto serve, di dare ai giovani una possibile risposta a tanta crisi.

L’introduzione sono gli onori di casa e la storia ventennale della cooperativa locale, e gli aspetti salienti sono stati la legalità del poter agire, il recupero di un luogo di identificazione come un bar, un negozio (nel caso specifico una vecchia scuola recuperata come centro polifunzionale: bar, negozio, agriturismo, ristorante). E quando la gente ha “il posto”, credere che sia possibile avviare attività che danno economia, che legano a un impegno comune. E credere passa attraverso la fideiussione su immancabili debiti per investire, costruire. Rischiare tanto personalmente per tutti, per attraversare a passi misurati vent’anni dove si recupera la vecchia scuola elementare un pezzo per volta, si recupera l’antico mestiere della pastorizia e con il formaggio in vendita si crea la magia della voglia del ritorno, che significa il recupero dell’edilizia dei nonni e dei genitori. L’ordine, la pulizia del paese e dei boschi, la collaborazione con chi produce altre peculiarità alimentari della zona aumenta l’afflusso turistico, rende più facile il cammino, c’è più economia. Agriturismo e ristorante rendono più possibile tutto questo, il cerchio c’è.

La lezione è appunto orgoglio del risultato, favorito dall’originalità dell’impegno di questa comunità che ha fatto notizia, e quindi chiamati ovunque nei talk-show televisivi e a ruota protagonisti di articoli di giornale. La fortuna di un senatore della repubblica impegnato per la sua gente, che ha contribuito a far ottenere al Parco nazionale, giusto fresco fresco, il riconoscimento Unesco. La lezione è ancora legalità del poter agire, peculiarità territoriale nel produrre un ottimo formaggio di capra e non (verrebbe da dire seguendo il gregge...), parmigiano reggiano così imbragato in leggi di mercato fortemente penalizzanti. La lezione è l’appartenenza al territorio, il far rivivere con rischio personale e imprenditoriale cose che già ti appartengono. Sono tue, sono della comunità e l’impegno è ricordarle e riviverle. La lezione è riuscire ad immaginare quanta pazienza e tenacia ci voglia per tenere insieme tante persone con i loro interessi particolari.

La mia impressione generale è stata forte, perché accolto in modo più che dignitoso per un modico prezzo e tanta qualità. Sono rimasto colpito dalla compostezza concreta delle persone attorno a me. Colpito perché anche nel piccolo museo nell’atrio si leggono storie di partenze e ritorni accumunate dalla ricerca della fortuna, dalla compagnia continua di povertà e difficoltà. E anche oggi la parola economia è pressante, sempre presente. L’ultima parola della lezione è turismo.

La formula è intelligente, quello che si ascolta è vero, vivo, importante; chi è li ha un interesse diretto, e quindi con molta naturalezza c’è partecipazione, relazione. Infine la varietà di esperienze, di soluzioni o tentate tali, perché chi racconta è svedese, inglese, scozzese in visita al Parco nazionale e per scambio culturale intracomunitario; con un po’ di malizia, perché no?, per promuovere e cercare adesioni alla piattaforma digitale. Ecco allora che si parla di piattaforma digitale per legare tra loro queste cooperative, di culture biologiche e sostenibili, di parco avventura, di far rivivere la biblioteca come centro di aggregazione e di scuola di management per adolescenti. La lezione, oltre che l’arguzia e l’ingegno dei singoli impegni, è la capacità di dialogare con le istituzioni, con il governo per ottenere collaborazione, riconoscimento, possibili sinergie. Ma la lezione è anche di sicuro tasse, qualche volta agevolazioni e finanziamenti.

Salutati gli anglofoni, ecco sfilare esperienze calabresi, lucane, liguri, bresciane; ancora emiliana nel sogno e nel volo di quattro ragazzi aspiranti ristoratori con offerta di originale convivialità in alta quota, di un archeologo innamorato, di intellettuali.
Con loro, sfilare idee per connettere le persone sul territorio attraverso l’esigenza di punti di distribuzione dei farmaci e di superamento di piccole necessità quotidiane in un vasto territorio dalla logistica impegnativa, l’incentivare l’uso sociale di spostamenti privati, di conoscere abitudini, persone e cani attraverso i polpacci dei postini (chi più di loro conosce chi vive, laggiù?). Recuperare pascoli abbandonati perché non più convenienti, e assieme a loro il significato autentico delle produzioni dop oltre il vantaggio economico e con l’ambizione di dare orgoglio e futuro ai giovani. La lezione è convincere a partecipare, a regalare la propria attenzione e la propria disponibilità, a consentire in modo ragionevole la possibilità di utilizzare il proprio terreno a gerbido.

Per le necessità più grevi dei progetti importanti, ancora una volta: soldi, economia, ecco che si presenta una fondazione bancaria, da sempre (non più da una ventina d’anni) senza scopo di lucro. Ecco la presentazione di partecipazioni a investimenti con quote importanti (a occhio l’80%) per il recupero di edifici storici con finalità di rifugio (turismo) o sociale, che permetteranno a una dozzina di giovani di restare con impiego a casa loro, nelle loro montagne.
La lezione è che aiutati che Dio t’aiuta, ma di soldi ne servono tanti.

Ed ecco allora che l’iniziativa “culturale” dei concerti in montagna assolve il compito, proposto da una brillante docente giovane, impegnata anche nelle regie cinematografiche. Indubbio il merito di portare orchestre in riva al lago, che non è facile, ed istituire di fatto un appuntamento tradizionale. Curiosità e desiderio anche dei Sindaci adiacenti, che hanno capito la lezione: turismo & denaro.
Culturale anche l’apporto trentino, molto arguto nelle sue considerazioni sociologiche e capace di cogliere il gioiello prezioso nel racconto dei protagonisti. Immancabilmente con “interessante e meritevole di approfondimento, curioso”. Sì, anche qui la lezione, di quanta preziosità e ricchezza di pensiero e di azioni. Lui forse un po’ snob nel relazionarsi (credo anche così, a naso, di buon diritto), ma di sicuro preziose e ricche le esperienze commentate con apprezzata esperienza ed intelligenza.

Finisco questa mia cronaca anarchica con a mio avviso l’esperienza che maggiormente ha dato una lezione di autenticità serena, di una gioia spontanea di vita, silenziosa e timidamente prorompente come lo sbocciare di un bucaneve. L’archeologo, che innamorato della sua professione come un bambino ma non senza saggezza e proprietà ha raccontato della sua intuizione nel far riemergere tra pascoli di greggi calabre una villa romana. E con freschezza di racconto lo scavo è divenuto maieutica, l’affiorare con la villa di un orgoglio benevolo di un paese intero. Ci è voluto assai, ma oggi la “gente che si trova a parlare” è una cooperativa, che è passata a recuperare terreni per orti a km zero, con una prospettiva per i giovani del posto. Orgoglio e partecipazione, sintetizzati da un aneddoto simpatico di un pastore che visto un miniscavatore muoversi in vicinanza della villa ha dato l’allarme sul cellulare dell’archeologo. Era solo un operaio addetto a uno scavo per l’acquedotto; scavo che non ha scalfito la partecipazione del pastore.

Ecco, forse la lezione è che neanche l’archeologo, con tanta positività che pari ha fatto con il racconto della ragazza ligure che tenacemente percorre con 2 ore aggiuntive ad andare e 2 ore a tornare per colpa di una frana, ma il servizio anziani non si ferma; neanche l’archeologo è riuscito a superare un racconto al personale, all’impegno profondamente vitale ed umano che ha caratterizzato tutti. Certo forse solo lui ha superato con leggerezza il peso della realtà economica, del soldo. E forse il segreto, la lezione che da tanta storia del nostro paese ed in particolare dalla povera gente pescatori, contadini e montanari proviene è che occorre amare ed invertire questo processo che porta all’assillo economico. Amare quello che si fa, amare l’impegno per tanta ricchezza possibile come dimostrato dalle esperienze regalate nel racconto, amare il proprio orizzonte, il proprio territorio. Però occorre che veramente ci sia comunità: da soli si fa poco. E per invertire l’onere, la comunità occorre che guardi ad un modello economico nuovo: meno soldi per avere in cambio una vita più pena, più da protagonista, più vicina al vero, o almeno alla sua ricerca, alla possibilità di una risposta. E questa non è solo comunità, è anche l’intimo di una persona sola.

Portiamo in queste comunità chi cerca un senso, come i pensionati che hanno lunga aspettativa di vita, portiamo chi fugge per cercare nuovo senso economico e non, e di sicuro arriva da dimensioni sideralmente lontane come possibilità di un futuro. Portiamo chi ha voglia di fare. E spero di portarmi anch’io.
Il concetto di un’economia diversa, più leggera a vantaggio di una diversa qualità della vita è stato anche questo espresso durante i lavori. Così come la giornata del 21 ha avuto espressioni significative di esperti e docenti universitari che hanno studiato fenomeni sociali, storia, economia e geografia di quanto ruota attorno allo spopolamento di montagne e aree rurali.

Alla scuola hanno proposto anche questo. Sono bravi, e per approfondire il tutto, e dare volti e nomi alle Persone, e titoli alle cose, di sicuro la ricerca può partire almeno da facebook (questa la pagina della Scuola LINK https://www.facebook.com/scuoladellecooperativedicomunita/).
Sin qui ci han pensato, e anche questa se volete può essere intuitivo ma è lezione: stare al passo con i tempi, per quel che ritorna utile, per restare connessi e veloci; oltre, se esiste (senz’altro) un sito, non so. Tornare dal sogno significa anche trovare il gorgo del quotidiano che ti pretende, e fortunati con molto tempo libero io ne conosco pochi. E voi? Le due giornate di Succiso hanno per gemelle due giornate a Cerreto Alpi. Altra bella e trepida curiosità. Le giornate sono alla quarta edizione; proprio bravi, anche la Scuola è una lezione: come dare opportunità e respiro alla Cooperativa di comunità.

Daniele Gandol
- Monale (AT)
(Cai, sezione di Asti)
 
[L'incipit di questo contributo, insieme ad altre testimonianze, è stato pubblicato sul numero di dicembre 2017 di Montagne360. “Le economie di luogo che ci salveranno”, pag. 46]
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