Lo stato dell'arte dei Cori CAI

Numeri rilevanti per attività e pubblico, diffusione in buona parte dell'Italia e composizione mista i risultati del censimento dei cori del CAI

Coro CAI Uget Torino (Villa Tesoriera) dal 1947

PER COMINCIARE    
La proposta era stata avanzata dai cori torinesi del CAI (Edelweiss e CAI Uget), per conoscere lo stato dell’arte della coralità in ambito CAI, con un questionario approfondito da pubblicare su MONTAGNE 360 di luglio e agosto 2012 e nel sito dello SCARPONE, anche in vista dei programmi CAI 150.
Alla fine sono stati ben 64 i Cori del CAI che hanno risposto al questionario. Un risultato sorprendente e incoraggiante, sia per la quantità sia per la qualità dei dati emersi. Nei limiti di questo articolo, ci limiteremo ad una illustrazione sintetica delle principali evidenze, rimandando al documento completo e dettagliato le analisi per chi fosse interessato (in allegato).
    
NUMERI RILEVANTI
 Pur limitandoci ai 64 cori censiti, i numeri che ne emergono sono imponenti: complessivamente si tratta di 1.873 coristi impegnati tutte le settimane, in molti casi anche due volte la settimana, in prove ed esecuzioni. Il coro per sua natura esegue concerti non all’interno della cerchia dei soci CAI (come avviene per la maggior parte delle attività sportive del sodalizio) ma verso l’esterno e dunque risulta il principale veicolo di visibilità del CAI nella società a cui tutti apparteniamo. Questa semplice considerazione mette sotto una luce diversa i 757 concerti che mediamente vengono proposti al pubblico nel corso di un anno. Se prudentemente stimiamo in 100 gli spettatori medi di questi concerti, arriviamo alla stima di 75.700 persone che annualmente vengono in contatto col mondo CAI attraverso la musica e la proposta culturale che i cori portano avanti. Si consideri infine che oltre 1.800 coristi significano di per sé almeno 20.000 persone, tra parenti e simpatizzanti che ruotano attorno alle attività corali. Dunque un fenomeno non solo qualitativamente ma anche quantitativamente rilevante, soprattutto verso l’esterno, come viene confermato anche dall’attività editoriale svolta dai cori (CD – DVD – dischi – pubblicazioni).

REGIONI DI APPARTENENZA
I cori CAI sono presenti in 16 regioni su 21 (considerando separati Trentino e Alto Adige): non hanno risposto al questionario eventuali cori di Valle d’Aosta, Liguria, Molise, Basilicata, Sicilia. In alcune di queste regioni è nota la presenza di cori anche importanti, ma non all’interno del CAI. La regione con più cori è la Lombardia (14), seguita dal Piemonte (13). Cinque regioni hanno un solo coro. Le prime quattro regioni (con Emilia e Veneto) coprono il 57% del totale.
Un caso a sé è costituito dal Trentino dove – come noto – operano almeno 200 cori (solo in parte CAI –SAT) e che pertanto sono scarsamente rappresentati in questa indagine (4). Come suggerito dalla SAT, sarà opportuno un supplemento di indagine, con l’ausilio della SAT stessa.

ANNO DI FONDAZIONE    
I cori storici più antichi ancora in attività sono i famosissimi SAT e SOSAT, nati a Trento  nel 1924. Fino al 1950 come data di fondazione sono complessivamente 11 i cori che hanno più di 60 anni di vita. Si assottigliano i numeri nei decenni successivi, per tornare poi a crescere prepotentemente dal 1991: addirittura 31 cori (48% del campione) sono nati dopo quell’anno, 21 dopo l’anno 2000 (33%).

TIPOLOGIA DEI CORI
Se per tipologia dei cori intendiamo se siano maschili, femminili o misti (cioè con presenza contemporanea di maschi e femmine), abbiamo un 55% di cori maschili, un soprendente 44% di cori misti ma un solo coro femminile (Carrara).
Alla domanda spontanea “chi sono, da dove vengono questi cori misti?”, vera novità rispetto al modello dominante, di derivazione SAT, la risposta sta indubbiamente nell’anno di fondazione:se fino agli anni ’70 i cori misti erano una vera e propria eccezione, a partire da allora abbiamo assistito ad un’esplosione del fenomeno: su 31 cori nati negli ultimi 20 anni ben 22 sono misti, equamente rappresentati in tutte le regioni italiane qui presenti.

ALTRI DATI DI RILIEVO
Il questionario è una vera miniera di dati, ma sorvolando su molti di questi, sintetizziamo qui altre curiosità: la maggior parte (55%) è costituita da 25-34 coristi ma non mancano cori numerosissimi (22% ne ha oltre 35); un dato dolente è il 38% dei cori che non ha coristi sotto i 40 anni, in compenso esistono 2 cori di soli giovanissimi (Bovisio Masciago e Molteno); i concerti tenuti nell’anno sono mediamente 15-20, ma 4 cori ne tengono oltre 20; la maggior parte dei cori si esercita con una prova la settimana, ma il 44% si impegna addirittura 2 volte, per un totale di 5-6 ore settimanali. Le prove si svolgono nel 52% dei casi in una sede CAI, tutti gli altri in sedi diverse: dato che dovrebbe far riflettere sui rapporti non sempre idilliaci tra le sezioni CAI ed il proprio coro (questioni logistiche a parte).
Molti altri dati riguardano problemi tecnico-artistici di minor rilevanza se non per gli interessati (tipologia del repertorio, maestro professionista o non, corsi di perfezionamento, esecuzione dei brani a cappella o con accompagnamento strumentale).
Un’ultima annotazione: più della metà dei cori possiede registrazioni professionali, talora anche molto numerose, e pubblicazioni di libri e spartiti, a testimonianza di un’attività culturale di grande impegno e rilievo, che – tutti i cori si augurano – sia finalmente compresa nella sua importanza dalle sezioni e dagli organi centrali del CAI.

In allegato sintesi del questionario, anagrafica e tutte le elaborazioni.

Gianluigi Montresor

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