"L'odore della neve" di Luigi Angelino

Una recensione di Lodovico Marchisio sulla prima opera edita di un "nonno scrittore", che ha iniziato a inventare storie per i suoi nipotini

26 maggio 2020 - Riceviamo e pubblichiamo la recensione di Lodovico Marchisio su “L’odore della neve” di Luigi Angelino:

È con infinita gioia che finalmente vedo pubblicato il primo libro di Luigi Angelino, dal titolo: “L’odore della neve”. Ribadisco “finalmente”. Più di ogni altro autore “L’Angelino” avrebbe meritato ben prima di vedere la sua prima creatura di carta in vendita nelle librerie, come tutti noi, autori di libri.

Luigi Angelino, nato a Torino nel 1949 e residente in Val di Susa, appartiene al gruppo letterario dell’AASAA (Auteurs Associés de la Savoie et de l’Arc Alpin), ed è stato finalista a Viareggio nel concorso letterario “Il giovane Holder” con il romanzo inedito “Il maresciallo Lépore”, che è solo l’ultimo premio in ordine di data di questo scrittore che deve ai suoi tre nipotini l’inizio della carriera artistica. Infatti come ogni nonno che si rispetti inizia la sua “voglia di scrivere” inventando favole nuove e meno cruente di quelle da sempre conosciute, per addolcire il sonno ai suoi adorati fanciullini. Ha poi la fortuna di vivere a pochi passi da Avigliana con i boschi dietro casa e le montagne così vicine. Da esse Luigi attinge per alimentare questa sua necessità di verbalizzare pensieri e sensazioni, modulando e costruendo racconti nei quali è soprattutto la natura ad avere la maggior rilevanza. Angelino ha già vinto diversi concorsi di saggistica e poesia e pubblicato in proprio alcune sue opere che distribuisce agli amici e conoscenti.

Infine, senza dilungarmi nel testo, per non togliere ai lettori il gusto di assaporare come merita il libro in oggetto, “L’odore della neve” è un romanzo breve, a mio parere onirico e intimistico, che subito ci rapisce trasportandoci in un luogo fatto di silenzi e visioni incantate, come solo il mondo della montagna sa offrire a chi tanto la ama. In questo “micro sistema” si muovono personaggi immaginari che avvolgono di candore la vicenda, di per sé già scevra da manipolazioni indotte che stonerebbero in questo silenzio che ricopre con la lucentezza della neve le nostre più ataviche paure. Il racconto ci trasporta dagli alpeggi estivi, alla transumanza che affievolisce con i colori dell’autunno, il diafano silenzio dell’imminente inverno, stagione in cui la natura sembra addormentarsi. Se la prima parte del libro ci culla nel sapore di valori perduti e di spazi infiniti, ma anche di duro lavoro in condizioni non sempre bucoliche nei rigidi inverni, la seconda parte ci trasporta a una diversa realtà insieme al protagonista, che suo malgrado, per dovute scelte familiari, deve abbandonare la sacralità della montagna per recarsi in città.

Visto però che, preso dalla vicenda, ho letto questo libro tutto d’un fiato, devo calmarmi per non svelarne la fine non potendo però fare a meno di cogliere la fragranza dell’autore a ogni passaggio, cogliendo la sua anima di meraviglioso uomo che sa entrare nelle vesti di un fanciullo entusiasta di ogni meraviglia, dalla vista del mare o delle montagne scorte per la prima volta non nel loro ambiente, ma dall’altezza vertiginosa di un oblò dell’aereo che ha condotto il protagonista nel suo viaggio in America. Infine emerge in ogni frase, in ogni sussulto il genuino amore dell’autore per gli animali, protagonisti ed artefici di tante sue storie.

Speriamo che questa pandemia finisca davvero presto come la guerra pandemica citata dall’Angelino, quasi preveggente, in quest’opera, affinché si possa presentare  pubblicamente questo libro come esso merita!

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