Lupi Grigi nel cuore del Supramonte Orgolese: radici e futuro

Il Presidente del CAI Nuoro Marteddu ha accompagnato quelli che furono Sindaci, Consiglieri Regionali, parlamentari nelle due Camere, difensori della conquistata Autonomia di Sardegna.

Unm omento della salita

10 giugno 2019 - Ad accoglierli, in questa mattinata di metà giugno, timide gocce di pioggia. E’ il cuore della Barbagia, piazza Don Montoni, parte bassa di Orgosolo, a ridosso della grande vallata di Hundales. Lupi Grigi, per il colore dei capelli e per la forza espressiva dei loro volti. Hanno fatto la Storia di paesi e città di Sardegna. Tra Sindaci, Consiglieri Regionali, parlamentari nelle due Camere, difensori della conquistata Autonomia di Sardegna.  

Sindaci o Consiglieri, in quel percorso virtuoso di stagioni altre, dalle sobrie sale consiliari di Comuni, dalla Barbagia, ai Campidani, di Oristano e Cagliari, al Sassarese, alla Gallura per decenni hanno rappresentato volontà e aspirazioni di popolo, traducendole in leggi, nelle aule del Consiglio regionale o del Parlamento Italiano. Si ritrovano qui, accompagnati dal Presidente di Cai Nuoro, Matteo Marteddu, guidati da Eliseo Secci, per una immersione sui sentieri del Supramonte Orgolese, luogo di aspra bellezza che ancora respira storie senza tempo.

Ci muoviamo sui rumorosi fuoristrada diretti da Efisio e Francesco. Le curve d’asfalto verso Montes. Si infittisce il bosco di lecci, sino alla piana che sconfina sul rio Olai. Silenzi e piante che paiono disegnate da mano d’artista. E sono le mandrie che convivono e accarezzano da sempre ogni singolo germoglio. Fanno da sentinelle che richiamano tempi remoti, Sirilò con le sue domus del neolitico, Nuraghe Burdu e i ruderi della Chiesa campestre di Sant’Antiollhu, capace ancora di raccontare fatiche di contadini e pastori. Il viaggio prosegue. Pensieri e narrazioni delle vicende dell’oggi.

Dalle inconsistenze vocianti della politica show, dalla svendita dei valori dell’Autonomia, dal crollo verticale della fiducia  nel rapporto tra cittadini e istituzioni. Ci si racconta, tra professioni, attività legislative, tracce incise nella storia di ognuno, non del passato, ma del futuro dell’Isola e delle generazioni nuove. Nomi scolpiti ancora nella politica Sarda, da Eliseo, a Bebeto, da Alberto a Pasquale, da Raffaele a Sandro a Paolo,  e tanti, uomini e donne che visioni e strade comuni hanno fatto convergere. Il passato sgrana, visto con il ritmo di sana ironia, il futuro preoccupa e non poco.

Tra il tacco di Monte Novo e Fumai sono i paesaggi che sfilano, come in pellicola, quasi aggrappati ai finestrini dei fuoristrada. Da Badde Venosa si stagliano le cime di Gantinarvu e Cavaddaris, i calcare che come lama penetra nel   Supramonte  verso Sa Pruna e Corrasi, degradante sui costoni di monte Uddè e la Sorgente perenne di Su Cologone. Francesco spiega, narra, racconta di cuiles, ginepri che hanno combattuto contro gli incendi, della devastazione di Campu Su Mudellhu, della difficile riproduzione arborea di S’Ascusorgiu, di pastori con vita in simbiosi con l’asprezza di queste terre, raccogliendo, goccia su goccia dalle scarse sorgenti di Sos Porcargios e Ottulu. Su sterrati insidiosi e sconnessi, Badde Mattosa, Badde sa Figu, Scandalittu e la sosta sulla muraglia di calcare bianco di Nuraghe Mereu.

Da 3300 anni vigila, con i torrioni  del mastio su passaggi attorno al Flumineddu, a ridosso di genti provenienti dalla piana di Campu Oddeu verso l’Ogliastra. Punta lo sguardo, il nuraghe, sul suo gemello, là sotto, di Presettu Tortu e sui misteri della grande finestra di Gorroppu, da qui come apertura sul resto del mondo. Lupi grigi accarezzano le pietre e con esse la Storia di Sardegna.

Lenta risalita, costeggiando la voragine de Su Disterru, le Tombe di gigante de Sa Senepida, La Piana di S’Arena e Nuraghe Perd’è Balla,  ancora aggrappati, saltellanti sulle Jeep a prova di colonne vertebrali sconnesse. Approdo a sa Masonarja, con l’accoglienza gentile orgolese. Momenti di commozione per tutti a Ovadduthai, ripercorrendo la tragedia di Antonia Mesina, la ragazza trucidata negli anni trenta del scolo scorso, che la Chiesa ha dichiarata “Beata”. Sanno gli escursionisti di oggi, tra gli anfratti del Supramonte,  che il futuro forse non è nelle loro mani, ma vanno via con la certezza che questa parte o tutta la Sardegna merita qualcosa in più di quello che la politica di queste stagioni sta offrendo.

Matteo Marteddu
Presidente CAI Nuoro

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