Majella, una combinazione di odori campestri

Dopo l'incendio dello scorso inverno la pastora Alina sta ricostruendo il suo gregge. Un Socio CAI racconta la dura attività quotidiana della mungitura.

La mungitura

13 agosto 2018 - Alina sta ricostruendo il gregge con un centinaio di capre e pecore. Non ha avuto contributi o donazioni, tutto a sue spese. E…il costo per ogni ovino è di circa 100 Euro! Il gregge viene sorvegliato e difeso da circa dodici cani. C’è anche l’immancabile ed indispensabile cavalla Furia.

La conferma che la vita continua, è la nascita di un paio di agnelli e capretti. Il problema è che il gregge vive all’aperto, dentro una rete come stazzo, sotto il sole ed il … cielo. La mungitura, due volte al giorno, è al limite della forza umana.

Alina inizia dalle capre che si avviano dentro un recinto di lamiera, appena sentono una parola a loro conosciuta o un fischio… è un ordine! Alina si siede su una panca di fortuna, apre una piccola porta del recinto dove, come una “forca caudina”, le capre avanzano una alla volta! Questa soluzione per la sopravvivenza, è per mungerle tutte ed evitare problemi di mastite al seno… Mentre munge, Alina fa anche… l'infermiera… osserva se le capre hanno delle ferite, causate dai rovi quando si intrattengono a mangiare le foglie di cui sono ghiotte. Così le cura e le disinfetta con un prodotto simile al mercurio cromo, che è stato ritirato dalla vendita. La mungitura dura circa due ore sotto il sole cocente. C’è un’altra mungitura verso le ore diciannove! Il latte bisogna portarlo a casa, filtrarlo con una retina per togliere le impurità e infine produrre il formaggio e la ricotta. Questo lavoro non termina prima dell’una di notte e dopo poche ore, inizia la nuova giornata. Alina ha una vecchia auto 4x 4 che utilizza per lo spostamento da casa allo stazzo. Ma il suo impegno non finisce qui perché ha anche tre figli. Ho voluto far partecipare mia figlia Agnese a questa realtà impegnativa.

Arrivati in Valle Giumentina (Abbateggio PE) Agnese è entrata nello stazzo dopo essere stata annusata dai cani e con la garanzia della vigilanza della pastora, ha preso in braccio un agnellino. Poi ci siamo spostati ad un canile di fortuna dove c’erano sette cuccioli nati la settimana prima. Ha preso in braccio un cucciolo, osservato dalla cagna che ha iniziato a ringhiare. L’ha subito restituita alla madre che dopo averla lavata con la saliva, per allontanare l’odore umano, l’ha sistemata su una gamba ed ha sbarrato con la sua mole l’ingresso. L’odore, direi il profumo di stallatico, si è unito all’odore della cavalla Furia…

Tutto questo in un ambiente silenzioso, appena attenuato dai suoni naturali del belare del gregge, l’abbaiare dei cani, il suono dei campanacci appesi al collo degli ovini, il cinguettio dei volatili. L’unica voce umana, forte e sicura, è quella di Alina. Tutto si svolge naturalmente, senza orologio. Volevamo andare a visitare l’Eremo di San Bartolomeo in Legio (700 m), nel comune di Roccamorice PE, ma la temperatura alta (32 gradi, percepita 36 gradi), l’alta umidità, ci hanno sconsigliato.

Una veloce cavalcata sulla cavalla Furia, un arrivederci ad Alina, la visita al vicino Ecomuseo del Paleolitico, un patrimonio archeologico con l’insediamento di un villaggio di capanne pastorali, e la visita al Parco delle Sorgenti Sulfure del Fiume Lavino. L’odore penetrante ma gradevole dell’acido solforico, il colore dell’acqua verde turchese, hanno riempito gli occhi. La strada ci porta a Passo Lanciano (1350 m) e per terminare la giornata, parcheggiata l’auto al piazzale, abbiamo fatto al fresco del bosco, una piacevole passeggiata, per arrivare allo Stazzo di Roccamorice.

Vedere Alina sorridente, entusiasta, motivata, indaffarata, volenterosa, senza paura, per gestire il gregge dalla mattina alla sera, riposando solo poche ore, ti viene da pensare dove trova la forza, non si stanca mai! E’ questa valle protetta dalle cime della Majella e del Morrone, una Valle Eremitica dove Pietro da Morrone (futuro Papa Celestino V), ha vissuto per tanti anni scoprendo e realizzando alcuni eremi, come l’Eremo di San Bartolomeo in Legio, a poca distanza l'eremo di Santo Spirito a Majella ed un po’ più in alto, l’Eremo di San Giovanni (1227 m), il più isolato e raggiungibile solo strisciando su un camminamento scavato nella roccia. In questa valle, per le sue caratteristiche che ti restituisce pace, speranza, amicizia, Alina ha trovato la forza per reagire, superare e vincere la cattiveria e stupidità umana. Chissà se perdonerà il vigliacco che ha dato fuoco nel mese di gennaio al suo gregge!

Le foto sono visualizzabili qui.

Luciano Pellegrini
CAI Chieti

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