Montagne da riscoprire? Appennino Centrale, la grande bellezza

Il 10 ottobre a Rieti Stefano Ardito presenta la sua nuova guida "Vette dell'Appennino Centrale", con 80 schede, 152 cime e itinerari aggiornati (di tutte le difficoltà) dalla Laga ai Sibillini, dal Gran Sasso alla Majella.

La locandina della presentazione

4 ottobre 2019 - Un evento da non perdere per un’insolita conversazione tra uno scrittore di guide, Stefano Ardito, un alpinista, Pino Calandrella, un’appassionata di cime e natura montana, Ines Millesimi. Giovedì 10 ottobre alle ore 18 presso la libreria Mondadori a Rieti, via Roma (ingresso libero) si potranno ripercorrere idealmente, grazie ad una selezione di foto,  itinerari nuovi e da rivisitare in ogni stagione dell’anno, situati nella Catena dell’Appennino Centrale: cime e valli di rapinosa bellezza, ma anche di assoluto isolamento e di pregevole conservazione naturalistica, che non finiscono di sorprendere trekker e alpinisti italiani e stranieri.

Verrà presentata la guida (intitolata "Vette dell'Appennino Centrale"), nuova di zecca, di Stefano Ardito, scrittore e giornalista, che collabora con “Il Messaggero” e di altre importanti testate. Ardito, una delle voci più autorevoli nel divulgare la bellezza di itinerari nell’Appennino Centrale tra Lazio, Abruzzo, Marche, Umbria fino al Molise, ha scritto 319 pagine, con foto a colori, pubblicate dalla casa editrice Idea Montagna.

Tutto il cuore di pietra dell’Italia insomma si trova nella guida. E’ un invito anche a tornare nelle zone dei terremoti, nelle zone cosiddette delle Terre mutate (il nome di un lungo cammino molto significativo) e delle Montagne in movimento (il nome degli eventi che annualmente si organizzano ad Amatrice), con tanti itinerari che spaziano tra le vette  di Amatrice, Campotosto e i Sibillini.

“Ogni guida è una sfida per l'autore, e questa non fa eccezione. Dato il formato, era importante anche la qualità delle foto, non era facile far figurare bene per esempio il Monte Nuria o il Navegna in una guida in cui ci sono Corno Piccolo e Pizzo del Diavolo”, afferma Stefano Ardito. 

Questi i numeri: 80 schede, 152 cime (tra loro ben 116 valide per la collezione dei 2000 dell’Appennino), tanti itinerari aggiornati sulle ferrate e sulla nuova segnaletica del Gran Sasso. Idem sulla bellissima e selvaggia Majella, dove la segnaletica è stata rifatta da pochi anni.

Ma la guida non è per i soli esperti, anzi! Comprende in maggioranza itinerari facili, anche per famiglie. Per i più allenati ci sono i percorsi impegnativi su rocce (Direttissima, Vetta Centrale), quelli per ferrate o su neve (Calderone e Canale di Fonte Rionne).

L'invito al lettore è di partecipare ai corsi e alle attività del CAI e delle sue sezioni per avviarsi con più sicurezza in queste montagne se è meno esperto, o a rivolgersi alle guide alpine delle Marche, dell'Umbria, dell'Abruzzo e del Lazio.  Ma un autore di guide deve mantenere uno sguardo asettico e distaccato nello scrivere le sue schede?

“In parte sì, perché anche se il taglio è divulgativo le informazioni devono essere corrette, e tutti gli itinerari devono essere trattati con la stessa attenzione”, risponde Ardito. E conclude: “In parte no, perché anche attraverso una guida di itinerari è giusto e necessario trasmettere opinioni e valori. Trent'anni fa, ai tempi della guida "A piedi nel Lazio", ho invitato i lettori a partecipare alle battaglie contro gli impianti di risalita inutili e per i Parchi. Oggi la situazione è cambiata, ma continuo a dire quel che penso su problemi come i nuovi impianti sciistici del Terminillo, la gestione sbagliata delle strade e le politiche non sempre coerenti dei Parchi nei confronti dell'escursionismo”.

IM

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