Monti Lepini, escursioni ed incidenti

"Questo aumento della passione per la montagna non può che rallegrare ma questo aumento della frequentazione comporta anche degli aspetti negativi”

13 novembre 2020 - Negli ultimi tempi si è notato un forte incremento della frequentazione della montagna. I Lepini da sempre sono state delle montagne frequentate dagli appassionati locali. Fino a pochi anni fa era difficile incontrare più di quattro-cinque persone nel corso di una escursione sul Semprevisa e ancora meno su altri monti del gruppo. Queste montagne sembravano essere riservate a pochi appassionati, principalmente locali. Adesso la situazione è totalmente cambiata, i parcheggi di Pian della Faggeta, di Santa Serena o del versante di Bassiano, la domenica risultano essere invasi da decine e decine di automobili ed il numero degli escursionisti è aumentato esponenzialmente.


Questo aumento della passione per la montagna non può che rallegrare “una associazione come il Cai che da sempre, tra i suoi fini istituzionali, annovera anche la diffusione della conoscenza della montagna e la sua fruizione. Quindi la conclusione da trarre sarebbe quella di grande soddisfazione, se questo aumento della frequentazione non comportasse anche degli aspetti negativi”, spiega il presidente del Cai Lazio Amedeo Parente.


Le notizie di cronaca riportano con cadenza quasi settimanale casi di escursionisti smarriti sui Lepini ed interventi di soccorso messi in atto dalle forze di polizia locali e dal CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico). Episodi di questo tipo si sono sempre verificati, ma sporadicamente, invece negli ultimi tempi sono aumentati in maniera preoccupante. La problematica non riguarda solo la catena dei Lepini, ma interessa anche altre montagne. Basti vedere ciò che è successo sul promontorio del Circeo questa estate, quando l’Amministrazione Comunale di San Felice Circeo e l’Ente Parco sono stati costretti a chiudere l’accesso al promontorio a causa dell’elevato numero di richieste di soccorso.

Questi sono i fatti, ma quali possono essere le cause di questa situazione?
Una prima giustificazione (sentita spesso) può essere che i sentieri non sono segnati adeguatamente. Questa è la giustificazione più semplice, ma anche quella meno condivisibile. Allo stato attuale la segnatura dei sentieri dei Lepini è in uno stato che i frequentatori abituali della montagna dichiarano buono.


Le cause vanno ricercate altrove. Il forte aumento di escursionisti comporta spesso l’accesso alla montagna di persone con scarsa esperienza, non sufficientemente preparate dal punto di vista fisico e delle attrezzature Impiegate. Quando si affronta una escursione, anche su monti non elevati come sono i Lepini, vanno adottati dei criteri minimi di prudenza. La segnatura dei sentieri che viene effettuata dalle sezioni CAI, che è bene sottolineare è fatta a titolo completamente gratuito, ha lo scopo di dare un ausilio all’escursionista, ma, “trattandosi di un mero ausilio, questo non è sufficiente ad assicurare l’escursionista da problemi di orientamento”, ricorda Parente.

Prima di affrontare un’escursione in un territorio che non si conosce, ci si deve preparare adeguatamente, studiando prima di tutto il tragitto, poi dotandosi di mezzi fondamentali come GPS, un qualsiasi cellulare dotato di dispositivo di localizzazione, carta escursionistica, o almeno una descrizione del percorso. Se non si è in grado di utilizzare queste attrezzature, non resta altro che ricorrere ad una guida esperta della zona, puntualizza ancora Parente.


Capita spesso di vedere sui Lepini persone che iniziano una escursione nel tardo pomeriggio, cosa estremamente rischiosa in questo periodo di giornate brevi se non si dispone di lampade frontali e non si conosce la zona. Oppure persone che salgono in montagna con ai piedi scarpe da tennis, che vanno magari benissimo per una tranquilla passeggiata tra i campi in pianura, ma sono estremamente pericolose in montagna, soprattutto se il fondo è umido e scivoloso.


Torniamo alla segnatura dei sentieri, per quanto sia ben fatta, non è sufficiente per assicurare la giusta percorrenza del percorso. È sufficiente percorrere un tratto distrattamente per non trovare più i segni e ritrovarsi fuori sentiero. Per una persona pratica della montagna questo non comporterebbe alcun problema, basta tornare indietro sui propri passi fino a trovare nuovamente i segni precedentemente lasciati.


Stessa cosa può accadere ad una biforcazione, dove se mancano tabelle segnavia, ma, come spesso nel caso dei Lepini, esistono solo indicazioni su “bandierine”, superando distrattamente il bivio, può capitare che non vengano osservate. Si può allora imboccare una strada sbagliata prendendo un sentiero che conduce in tutt’altra direzione. E qui di nuovo la persona esperta si avvede dell’errore e lo corregge, mentre un neofita può trovarsi in una zona completamente diversa de quella che voleva raggiungere.


“Andare in montagna è un’esperienza altamente gratificante per i paesaggi che si incontrano, l’incontro con la natura, la soddisfazione di aver raggiunto una meta impegnativa, Ma l’escursionismo, come d’altra parte tante altre attività umane, è una attività intrinsecamente (poco) pericolosa, sia per possibili incidenti (fortunatamente rari), che per il fatto che in questi ultimi tempi molte persone lo affrontano da neofiti senza avere la necessaria preparazione fisica o attrezzature adeguate o senza adottare le basilari norme di prudenza”, spiega ancora Parente. Pertanto l’unica conclusione che si può trarre è la speranza che si affronti la montagna con maggiore consapevolezza e prudenza, appello ovviamente non indirizzato alla maggioranza degli escursionisti, ma a quella piccola frangia di persone non esperte.

Red

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