Natura, cultura, storia: la montagna dimenticata protagonista del romanzo-denuncia di Paolo Medici

A pochi giorni dall’uscita, il libro, che vede la prefazione del Presidente dell’Appennino Tosco Emiliano Fausto Giovannelli, è già un piccolo caso editoriale

La copertina del libro

L’ultimo secolo di vita della montagna protagonista del romanzo-denuncia di Paolo Medici, già diventato un piccolo caso editoriale a pochi giorni dall'uscita.

Nonostante sia ancora in fase di distribuzione nelle librerie, i numeri parlano chiaro: più di 200 persone presenti alla prima presentazione a Febbio di Villaminozzo (RE) e già più di 100 copie vendute nella primissima fase di promozione, suscitando l’attenzione non solo di appassionati di montagna e della comunità dei lettori ‒ ha ricevuto anche la menzione d’onore al Premio letterario internazionale Cinque Terre - Golfo dei Poeti (Silvio Guerrieri) ‒ ma anche delle personalità politiche del territorio.

Il Senatore Fausto Giovanelli, presidente del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, ha infatti scritto la prefazione del libro, credendo fortemente nel progetto di riavvicinare i giovani alla montagna e riportare l’interesse delle persone agli impianti abbandonati e alla natura, bellissima e dimenticata, dei luoghi.

È proprio questo il messaggio fondamentale del libro. Grazie a un linguaggio semplice e immediato che ricorre al calco dialettale, l’opera ci porta con la forma del racconto orale popolare alla scoperta dell’ultimo secolo di vita delle montagne reggiane che hanno seguito un destino molto simile se non identico a moltissime altre località montane in tutta Italia.

Nel secolo appena trascorso, e soprattutto nel secondo dopoguerra, infatti, la rapida evoluzione della società ha cambiato in maniera profonda le nostre montagne. Da una parte gli ambienti sono stati abbandonati a se stessi; dall’altra si è assistito a uno sfruttamento intenso del territorio, a scopi turistici e industriali, però scarsamente pianificato. Tutto ciò ha comportato la scomparsa progressiva delle attività tradizionali, della società e della cultura agro-silvo-pastorale che seguivano i ritmi delle stagioni.

Con queste parole, l’autore, abitante di Febbio di Villaminozzo, descrive la sua opera: “La trama è molto attuale e racconta la storia dell’Appennino reggiano, dal primo Novecento al boom economico, con il diffondersi del turismo di massa, dalla speculazione edilizia all’abbandono delle montagne che si è verificato negli ultimi anni. E in questo senso è la storia di tutte le montagne italiane. È il tentativo di recuperare un’epoca ormai finita e da essa imparare per il futuro.”

Un'altalena tra fatti storici a rilievo nazionale e mondiale e la storia dei personaggi, alcuni liberamente ispirati a persone reali e altri completamente inventati. L’amore per la famiglia, la voglia di costruirsi un futuro dignitoso, l’attenzione al progresso: sono questi i valori portanti di cui questo libro è impregnato, concetti universali legati alla quotidianità montanara più ordinaria.

Segnala questo articolo su:


Torna indietro