Nel Parco Nazionale del Cilento con il CAI Chieti

Quattro giorni con base a Marina di Camerota per i soci, quattro giorni passati tra montagna, mare, natura e cultura.

Le bellezze della quattro giorni

21 maggio 2018 - Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni si trova in Campania, nella provincia di Salerno. Il 5 dicembre 1998, l’Unesco lo ha scelto come, Patrimonio dell’Umanità per il punto di vista naturalistico, storico e archeologico. La costa è conosciuta per la sua bellezza naturalistica e per la qualità delle acque di balneazione. Essa è molto frastagliata, piena di grotte marine, sorgenti, baie inaccessibili dalla terra…ma sabbiose, con alte pareti rocciose a picco sul mare. È inserita nel Parco la “Cala degli infreschi”, un’area marina protetta.

Il programma della sezione Majella del CAI Chieti prevedeva come gita di primavera, Marina di Camerota (SA), base di appoggio per le escursioni. Partiti da Chieti, abbiamo scelto di fermarci durante il percorso, a Venosa (PZ), una cittadina costruita dai romani nell’anno 291 a.C.  Qui nacque nel 65 a. C., il famoso poeta latino Quinto Orazio Flacco, che all’età di undici anni, per continuare gli studi, si trasferì a Roma dove trascorse la sua infanzia. Abbiamo visitato la casa dove sarebbe nato, che il poeta citava come la "domus" che si affacciava sulla grande valIe del Reale. Venosa culturalmente è conosciuta per:

Il Castello Aragonese edificato dove sorgeva l’antica cattedrale – Il Museo Nazionale Archeologico, conosciuto per la organizzazione del lapidarium, (una raccolta di epigrafi latine ed ebraiche) e di altro materiale archeologico della zona – LA Fontana di San Marcola Cattedreale di Sant'Andrea - Il Parco Archeologico (ne fanno parte: le terme, le domus, la SS. Trinità e l'anfiteatro). L’architettura della Santissima Trinità è un richiamo che coinvolge due chiese: La chiesa antica (o chiesa vecchia), una basilica che risale all'epoca paleocristiana, con la fonte battesimale esagonale -  La chiesa nuova (o chiesa incompiuta), la costruzione fu iniziata tra l'XI e il XII secolo per ampliare quella antica, ma la sua realizzazione non fu mai portata a termine.

Il tempo trascorreva veloce, quindi obbligatorio tornare all’autobus per raggiungere la destinazione a Marina di Camerotas. Poco distante dalla costa c’è un’isola abbandonata che viene chiamata dai residenti, l'Isola della Marina di Camerota, che somiglia vagamente al cuore. I residenti più anziani mi hanno raccontato che quando erano giovani, dalla spiaggia della Calanca, la raggiungevano a nuoto. L’Isola era abitata solo dalle capre ed i conigli lasciati liberi a pascolare.

I proprietari ci hanno ospitato in due residence dignitosi, sia per il vitto che l’alloggio e con un ampio panorama.

La seconda giornata, il programma prevedeva una interessante escursione, collina/mare, da Acciarolisa (spiaggia Lentiscelle) – alla Baia degli Infreschi. Ci hanno accompagnati per l’escursione, il consigliere centrale del CAI Eugenio di Marzio e Anna Maria Martorano del CAI di Salerno, ex presidente di questa sezione e della regione Campania per due mandati. È una donna “tosta”, preparata, sicura, energica, sempre pronta a dare spiegazioni. Per percorrere la distanza di circa cinque chilometri, abbiamo impiegato tre ore, impegnati a scattare le foto, parlare, fissare nella mente il paesaggio. Abbiamo iniziato l’escursione dalla spiaggia di Lentiscelle, situata sotto il promontorio alla sinistra del porto, dove c’è la Grotta della Cava di origine calcarea. Geologicamente ha preso forma fra 210 e 195 milioni di anni orsono. Interessanti le stalattiti e stalagmiti. Il sentiero inizia a salire ed incontriamo una grotta pastorale, il panorama sul golfo corre all’infinito. La segnaletica verticale del CAI è scarsa, su di essa si nota anche la sigla “TPC” e “Sentiero Mediterraneo”. (Il TPC -Trans Parco Cilento - è un sentiero che da Agropoli SA arriva a Scario SA, percorrendo gli oltre 100km di costa cilentana; il Sentiero Mediterraneo E12, parte da Castrocucco di Maratea, in Basilicata, e percorre tutta la costa tirrenica fino a Ventimiglia, in Liguria). Il nostro sentiero è un continuo saliscendi con un dislivello di 400 metri e difficoltà T/E. Ci sono tratti con asfalto, altri terrosi, boscosi ed all’ombra con gli scorci sul mare sempre unici. Superato l’ultimo promontorio dopo aver ignorato i sentieri che raggiungono la spiaggia di Pozzallo e Cala Bianca, siamo arrivati alla al Baia degli Infreschi, conosciuta dagli antichi romani perché qui si rifornivano dell’acqua dolce che fuoriusciva da un pozzo naturale. Il colore turchese dell’acqua ha invogliato a tuffarsi per il primo bagno della stagione. Rilassati e consumato il pranzo al sacco, abbiamo aspettato i barcaioli che ci hanno” traghettato” a Marina di Camerota. Incantevole entrare nelle grotte, in alcune ci siamo quasi dovuti sdraiare per non battere la testa, tutte spiegate con cultura e professionalità da questi uomini di mare, con ricchezza di notizie storiche, culturali, paesaggistiche.

GROTTA CALA FORTUNA
È conosciuta come Grotta Azzurra, per il miracoloso risultato creato dall’azzurro proveniente dal fondale marino e dalla luce del sole che penetra da una piccola apertura situata nella grotta stessa a livello del mare.

GROTTA DEL POZZALLO
per la presenza di un pozzo naturale, ma ciò che fa restare la persona senza parole, è la figura appesa alla sommità interna della grotta simile alla testa di un cinghiale.

GROTTA DELLE NOGLIE
parola che in dialetto locale significa salame, infatti all’interno ci sono stalattiti a forma di salame.

GROTTA DEGLI INNAMORATI
La leggenda racconta che quando due ragazzi volevano sposarsi ma erano ostacolati dai genitori, scappavano, rifugiandosi all'interno di questa grotta. Al loro ritorno a casa, le famiglie si vedevano così costrette a celebrare il matrimonio "riparatore"!

Il volo ed “ammaraggio” dei gabbiani, ci hanno accompagnati durante questa “escursione in barca” e vedere i bagnanti nelle piccolissime baie bianche di Cala Bianca e Pozzallo a prendere il sole o in mezzo all’acqua, esce spontanea l’esclamazione … beati loro!

La terza giornata è stata impegnativa e l’abbiamo vissuta fra l’ambiente (la risorgenza del fiume carsico Bussento a Morigerati) e la cultura (i dipinti e la casa di José Ortega a Bosco SA). Morigerati, nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, è un comune di circa 800 abitanti ed ospita nel suo territorio l'Oasi WWF, creata nel 1985 che ha un’estensione di 607 ettari di terreno. Da questa Oasi si può ammirare la risorgenza del fiume carsico Bussento che è anche inserita nella “Lista Mondiale dei Geoparchi” considerando che custodisce questo rilevante fenomeno carsico.

Questo fiume nasce sul monte Cervati, (1000 m) e dopo un percorso lungo poco più di 37 km, sfocia in mare nel Golfo Di Policastro, in prossimità dell’abitato di Policastro Bussentino SA. Lungo il suo percorso si arricchisce delle acque di numerose sorgenti, torrenti e ruscelletti.

In prossimità di Caselle in Pittari, si inabissa in un colossale inghiottitoio, La Rupe, per tornare alla luce 5 Km più a Sud, dopo aver percorso il suo viaggio misterioso nelle viscere della terra, nella meravigliosa Forra di Morigerati. È uno dei fenomeni carsici più importanti d’Italia dopo quello del fiume Timavo in Friuli.

Le Grotte del Bussento, offrono un habitat ideale per la flora e la fauna fluviale. Lungo la forra dell’oasi c’è un microclima che favorisce sia la crescita di muschi molto sviluppati e sia di fauna rara e protetta, come i gamberi, i granchi, la lontra e la salamandra dagli occhiali.

L’escursione inizia da Morigerati su una bellissima mulattiera lastricata in pietra ed in parte scavata nella roccia. Poco prima di raggiungere la ]grotta, abbiamo osservato attentamente il ]mulino ad acqua costruito alla fine del 1700, ora completamente restaurato e funzionante. Fino agli anni sessanta, questo mulino è stato fondamentale per l’economia del paese e per tramandare l’importanza che il grano ha avuto per questa comunità. Nel mese di luglio, a Caselle di Pittari, si organizza il Palio del Grano, dove il grano raccolto, viene macinato in questo mulino ad acqua.

Dopo una serie di tornanti in discesa, raggiungiamo l'ingresso della grotta, dove si nota la profonda forra. Per osservarla meglio e fotografare, si scende una scala di roccia e ci fermiamo sul ponte di legno… ecco… si vede il fiume… risorto! In questo ambiente tenebroso, misterioso, si respira un’aria insolita, quasi da fiaba ed il silenzio è violato dal rumore del fiume. Il Bussento in superfice offre suggestive visioni lungo la gola, dove acque limpide e fresche formano specchi d'acqua e cascate. Ma non finisce qui…Su una parete di roccia c’erano i Fossili di Rudiste. Le rudiste sono molluschi bivalvi tipici del Mesozoico, che vissero in ambienti marini dal Giurassico superiore (150 milioni di anni fa) alla fine del Cretacico (62 milioni di anni fa). Questi fossili si riproducevano in ambienti marini poco profondi, caratterizzati da acque limpide, calde, ben ossigenate ed illuminate. Inoltre indicano con buona precisione l’età della roccia in cui vengono rinvenute.

Tornati al paese, una visita breve ma doverosa al Palazzo Baronale. È un’abitazione privata, ancora abitata ed il proprietario è felice di accogliere i visitatori. Sono conservati gli arredi originali come un museo.

Soddisfatti per le emozioni di cui abbiamo gioito ammirando la risorgenza del fiume Bussento, per terminare la giornata, c’è un altro impegno, ma culturale…bisogna fermarsi a Bosco, una frazione di San Giovanni a Piro. Questa frazione partecipò ai Moti del Cilento nel 1928 ed il Pittore José García Ortega ha immortalato questa insurrezione con un murales su ceramica all’ingresso del paese…con questa dedica:

(Historia dipinta di Bosco capoluogo per tre volte incendiata e distrutta dai Borbonici che invano tentarono di distruggere con le case e le strade anche l’amore per la Libertà 1828 - perché per tre volte Bosco risorse più fiera e più bella e nel verde di fronte al mare sempre pronta a battersi per la libertà – dipinto da Josè Ortega su ceramica 1980).

José García Ortega è stato un pittore e scultore spagnolo. È nato ad Arroba de los Montes in Spagna ed è morto il 24 dicembre 1990 a Parigi. Fu allievo ed amico di Pablo Picasso, è stato un pittore realista che ha dedicato la sua vita ad esprimere, attraverso le sue opere, i temi sociali che più gli stavano a cuore. Per la sua vicinanza al popolo e la continua rivendicazione della libertà per i suoi concittadini, fu imprigionato durante il franchismo e poi esiliato dalla Spagna. Scrisse questa riflessione:i creatori d’ arte, ipoeti, i musicisti, i pittori, si devono rendere conto che il popolo ha bisogno di forme artistiche che attraggano all’ unione, per restituire libertà e democrazia al paese”.

Grazie ad un amico si trasferì a Matera e poi a Bosco. Qui trovò una realtà molto vicina al suo modo di vivere e pensare…la semplicità e la dedizione verso il lavoro nei campi gli facevano ricordare il suo Paese originario. A Bosco è stato creato un museo per consentire a tutti di ammirare alcune delle opere più belle dell’artista. Fa da Guida ai visitatori un amico fraterno di Josè Ortega, il dott. Nicola Cobucci che ci ha illustrato le sue opere. Abbiamo visitato anche la sua casa realizzata in un’ambiente dove si poteva rilassare con un panorama mozzafiato!

È ora di tornare a Marina di Camerota, ma devo raccontare questo episodio divertente… l’autobus è rimasto incastrato in una via… dove non c’era segnaletica stradale che ne vietasse l’accesso. Immediatamente alcuni cittadini hanno cercato di collaborare con l’autista per aiutarlo a liberare il mezzo, ma hanno creato confusione. Eugenio di Marzio, pur trovandosi al mare e quindi senza attrezzatura alpina, ha aiutato l’autista per uscire da questo tunnel, senza che l’autobus subisse un graffio alla carrozzeria, avanzando con una tolleranza di pochi millimetri.

Quarta giornata. Prima di tornare a Chieti una breve visita a Palinuro per ammirare la costa e rammentare un po' di storia… Palinuro, un protagonista dell’Eneide, era il timoniere di Enea che cadde in mare durante il viaggio verso le coste laziali perché il dio del sonno lo fece addormentare con musica e dolci parole. Lottò per diversi giorni contro la furia del mare aggrappato al relitto, per salvarsi, ma quando toccò la riva, fu barbaramente ucciso dagli abitanti di quei luoghi: da allora quel promontorio prese il nome di Capo Palinuro.

Tornati al Residence, abbiamo consumato il pranzo e poi il ritorno a Chieti.

Una gita che ha interessato i soci per gli argomenti proposti: l’ambiente e la cultura. Il direttivo del CAI ha trovato la località, ha stilato il programma per accontentare i partecipanti, ha curato i collegamenti e non ultimo il costo… incredibilmente basso.

Le foto sono visualizzabili qui.

Luciano Pellegrini

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