Nonostante l'incendio di gennaio 2018, l'allevamento e la passione di Alina vanno avanti

Il socio Cai Luciano Pellegrini ci invia un articolo per raccontarci una storia di coraggio, di una donna che di fronte alla sventura e alla cattiveria non si è arresa

2 dicembre 2019 - Il Socio Cai Luciano Pellegrini ritorna a raccontarci la storia di Alina che lavora con un allevamento nel Parco della Majella. In un incendio, probabilmente doloso, qualche anno fa, aveva perso 150 animali da allevamento:

"Confidando nel bel tempo, Alina sta ancora a far pascolare le pecore in Valle Giumentina (700 m) nel Parco Nazionale della Majella. L’erba è sufficiente ed essendo umida le pecore bevono di meno. Giornalmente nascono gli agnelli, dopo la gravidanza di circa centocinquanta giorni, (da metà giugno a metà novembre). Quando le giornate si accorciano e le temperature diventano più fredde, inizia il processo riproduttivo della pecora. Mi sono trovato alla nascita di un agnello, barcollando ha cercato di alzarsi e mentre la madre lo puliva con la lingua, ha cercato immediatamente il latte, il colostro, molto nutriente.

Ho trascorso una giornata bucolica, che è iniziata alle nove, con l’apertura dello stazzo, per far uscire le pecore. Le mamme non volevano lasciare gli agnelli, (ce ne sono undici, ma il numero aumenta giornalmente). Devono uscire per brucare l’erba, perché si deve formare il latte. Il cane pastore avanti, fa da “apripista”, conosce il sentiero e il gregge lo segue. La giornata è stupenda, fa caldo e la valle è impreziosita dalla neve che copre le cime della Maiella. Di lato, la montagna del Morrone. Il foliage rende questa fotografia ancora più bella.Ci sono molte querce e le ghiande, (il frutto), sono molto gradite alle pecore, perché è dolce.

Camminiamo, parliamo e se il gregge si allontana o va fuori sentiero, Alina con frasi e suoni gutturali, li richiama. I cani velocemente riuniscono il gregge. Le capre si allungavano lungo i rovi per mangiare le foglie, non temendo le spine. Alle ore quindici, senza una sveglia, un segnale, il gregge unito, ha cambiato direzione, dirigendosi verso lo stazzo, dove siamo arrivati, mentre il sole tramontava. La temperatura si è abbassata immediatamente. Sono rimasto emozionato nel vedere gli agnelli che si sono attaccati alle mammelle delle loro mamme, perché affamati. Succhiavano golosamente il latte.

La giornata non è ancora terminata, Alina deve pensare ai cavalli, li ha presi e li ha portati ad abbeverarsi alla fonte. Poi pensa agli animali da cortile, anche loro devono mangiare. L’ho lasciata ancora così occupata nel lavoro giornaliero. Per lei è così tutti i giorni, anche con la nebbia, il vento, la pioggia, la neve, il freddo. Anche se Alina ha subito il meteo avverso a gennaio 2017 quando, per la troppa neve le pecore sono tutte morte. Anche se un anno dopo la cattiveria umana ha dato fuoco alla stalla. Alina non si è arresa, gli agnelli nascono e la vita continua".

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