Nuovi impianti sciistici Doganaccia - Corno alle Scale: per il CAI Emilia Romagna "un vecchio e assurdo progetto da lasciare nel cassetto"

Il Presidente del CAI Emilia Romagna Vinicio Ruggeri invita il Governo e le Regioni Toscana ed Emilia Romagna a destinare le risorse ad uno sviluppo appropriato della montagna.

Scialpinisti sul Corno alle Scale

4 gennaio 2017 - Alcuni giorni fa è stato siglata a Sestola tra le Regioni Toscana ed Emilia Romagna, alla presenza del Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti, un'intesa per la promozione dell'offerta turistica dell'Appennino, a partire dagli interventi per la sostituzione e l'ampliamento degli impianti di risalita; accordo che vale oltre 20 milioni di Euro, questa la cifra complessiva destinata dal Governo a sostegno del progetto; l'Emilia Romagna aggiungerà altri 6 milioni di Euro.

Secondo Corsini, Assessore regionale al turismo: “grazie a questo nuovo accordo con la Regione Toscana e col sostegno del Governo, possiamo mettere a sistema importanti interventi di promozione turistica congiunta e realizzare servizi condivisi, utilizzando le nuove opportunità della tecnologia e puntando a un’apertura di respiro internazionale per quanto riguarda l’offerta turistica”.

Colpisce lo strabismo della Regione Emilia Romagna, che da un lato con il sistema delle Aree protette tutela le peculiarità ambientali e culturali della montagna e promuove un turismo dolce a basso impatto ambientale (primo fra tutti il recente investimento di 1.300.000 Euro per l'Alta Via dei Parchi) e dall'altro continua a voler investire risorse su un modello di sviluppo fondato sulla monocultura dello sci da discesa, ormai in evidente crisi a causa delle mutate condizioni climatiche. Dai dati sull'innevamento in Appennino appare evidente un calo generale delle precipitazioni, alle nostre quote, e uno spostamento in avanti dell'inizio delle nevicate necessarie a garantire la sciabilità delle piste. Il balletto dei trasferimenti di proprietà degli impianti del Corno alle Scale – sempre in perdita - verificatosi negli ultimi 20 anni e l’inattività degli impianti nei periodi natalizi per mancanza di neve ne sono la prova. Anche il Natale 2016 è passato “al verde”.

Il CAI concorda con il comunicato stampa emesso da Legambiente Emilia-Romagna, che richiama alcuni dati meteo:
“Se si dà uno sguardo a piovosità e temperatura media dal 1961 al 2008 a Lizzano in Belvedere, si nota come la temperatura media annuale sia aumentata di 1 grado e la piovosità media annuale sia diminuita di 117 mm all’anno. Dati che, se incrociati al trend delle nevicate su tutto l’Appennino emiliano romagnolo negli ultimi 50 anni, rimarcano la costante diminuzione dagli anni ‘90 sia dei giorni nevosi che dell’altezza media del manto nevoso (Dati atlante idroclimatico Arpae )”

Dalla parte emiliana si prevede un nuovo impianto nella Val di Gorgo che parta dai bar-ristoranti alla base delle piste e salga alle spalle del bivacco invernale sul lago Scaffaiolo, una valle frequentata assiduamente da camminatori in ogni stagione, in inverno con le racchette da neve e da scialpinisti, per la sua bellezza non deturpata da impianti di risalita.

L’impianto sarebbe in gran parte compreso nel SIC/ZPS (Sito di Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale) Monte Cimone, Libro Aperto, Lago di Pratignano: la normativa regionale prevede "Misure Generali di Conservazione", da applicare su tutti i siti della Regione. Queste in particolare prevedono che nei SIC di crinale e in tutte le ZPS sia vietata la realizzazione di nuovi impianti di risalita a fune e di nuove piste da sci, ad eccezione di quelli previsti negli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica, generali e di settore, comunali, provinciali e dei Parchi nazionali e regionali, vigenti alla data di approvazione delle presenti misure per quanto concerne i SIC ed alla data del 7 novembre 2006 – DGR n. 1435/06 – per quanto riguarda le ZPS ed i SIC-ZPS, ed a condizione che sia conseguita la positiva valutazione di incidenza dei singoli progetti ovvero degli strumenti di pianificazione, generali e di settore, territoriale ed urbanistica di riferimento dell’intervento.
Sono fatti salvi gli interventi di sostituzione e ammodernamento anche tecnologico degli impianti di risalita delle piste da sci esistenti necessari per la loro messa a norma rispetto alla sicurezza delle stesse che non comportino un aumento dell’impatto sul sito in relazione agli obiettivi di conservazione delle ZPS e dei SIC, che prevedano lo smantellamento degli impianti dismessi e previa valutazione di incidenza positiva.

In Regione evidentemente sono distratti e non si accorgono che enti del territorio, forze sociali ed economiche (quindi non solo le associazioni ambientaliste!) sono già andati oltre. Infatti, nel documento “Prendersi cura dell'Appennino”, siglato da Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano, Comuni area MAB ATE, Camera di Commercio Industria e Artigianato di Reggio Emilia e dall'Unione Comuni Montani reggiani, si può leggere:
“Essendo esauriti i vecchi modelli del turismo appenninico (villeggiatura estiva più alcuni week end invernali nelle stazioni sciistiche) ed essendo ancora a livello “iniziale” e non consolidato le dinamiche attive e più vive dei nuovi turismi in Appennino, si propone un approccio prudente alla definizione di un quadro di valutazioni e proposte. In questa fase, prioritario è aprire spazi e possibilità di co-costruzione, avviare processi partecipativi, che vedano operatori e cittadini coinvolti e protagonisti in relazione stretta con programmi e strategie dei soggetti pubblici...”.

Quanto alle tendenze in atto del turismo in Appennino, dal rapporto dell'Osservatorio turismo Unioncamere Emilia-Romagna “Il turismo in Emilia-Romagna nel 2015” si ricava:

  • Inverno 2014-2015: 375.000 presenze (+4,7% sul 2013-2014)
  • Estate 2015: 1.663.000 presenze (+3,7/% su estate 2014)

Da cui si deduce che se il turismo invernale aumenta un po' più del turismo estivo (e sarebbe necessario scorporare il dato tra sciatori e altri frequentatori di ambiente innevato), l'Appennino verde pesa per l'82% di presenze sul turismo montano (e per il 69% di arrivi, quindi con permanenze maggiori che in inverno). Il rapporto segnala però che il turismo estivo “presenta segnali di rallentamento… a causa della maturità del sistema ricettivo... Tutti gli addetti ai lavori concordano che l'elemento mancante per una completa declinazione turistica della montagna verde e naturale è quello dell'ospitalità”.

Che l'Assessore Corsini sogni una “apertura di respiro internazionale” da realizzare in Appennino mediante questi ipotizzati impianti di risalita appare davvero imbarazzante: la qualità e la geometria delle piste da discesa e l'innevamento in Appennino non potranno mai competere sui mercati internazionali con i grandi comprensori sciistici alpini. Mentre l'Appennino, per le sue peculiarità ambientali, culturali e storiche, ha grandi potenzialità, tutte da sviluppare, per il turismo escursionistico. Se l'Assessore Corsini e il Presidente Bonaccini volessero partecipare alle nostre escursioni, potrebbero incontrare sui monti di casa camminatori provenienti da tutti i paesi europei ed anche extraeuropei.

Non esiste ancora un progetto di questo anacronistico e fallimentare impianto, ma il CAI dell'Emilia-Romagna:

  • esprime fin da ora una ferma contrarietà alla sua realizzazione;
  • auspica il dirottamento delle risorse previste sulla promozione di uno sviluppo appropriato della montagna, che ne tuteli valorizzi le peculiarità ambientali e culturali attraverso il sostegno degli itinerari di escursionismo – estivo ed invernale, ippico e ciclistico – e la realizzazione di una adeguata rete di ricettività e di ristorazione fondata sulle eccellenze agroalimentari della montagna;
  • invita le Regioni Emilia-Romagna e Toscana a un confronto con le associazioni ambientaliste, gli enti locali, i GAL per la definizione di un progetto alternativo per lo sviluppo dell'economia montana.

Il Presidente del CAI Emilia Romagna
Vinicio Ruggeri

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