Nuovi sentieri sul Monte Tuttavista, tra il bianco calcare e le anse del Cedrino

Una giornata con i Soci del CAI Nuoro che hanno contribuito a "definire il nuovo sentiero da Sedda Dorrole, che poi consegneremo agli escursionisti".

Un momento della giornata

5 dicembre 2017 - Giornata gelida, brina a imbiancare le campagne. Giù per la vallata di Marreri, lungo il fiume Sologo, sofferente di siccità. I campi di Santu Martine offrono spazi verdi avendo, qualche decennio fa, scongiurato il destino di pattumiera di Sardegna.

Attraversiamo il Cedrino. La sua quiete rasserena il popolo di Galte. Tutti colori di questo inizio dicembre si intrecciano nel borgo medievale dalla cultura unica e antica. Obiettivo, oggi, rivisitare quel monte che ci sovrasta. Con amici e soci Cai Nuoro, Salvatore, Paolo, Natalio , Giuseppe e Giovannangelo. Risalita sulla provinciale per Dorgali si affrontano, sino al parcheggio, i ripidi e stretti tornanti dove la vegetazione si fa rada. In questi luoghi della Baronia, dove le stesse pietre si sono diviso il territorio, granito, calcare e basalto. Sulla destra già chiare le punte di Bardia e Tului.

Ci incamminiamo da Sedda Dorrole. Dobbiamo contribuire a definire il nuovo sentiero che poi consegneremo agli escursionisti. Salvatore e Paolo sono figli di questi calcari, vanno dritti, ben consapevoli e con sicurezza. Non è agevole il camminare, pietraia e leggere brezze dal mare. Da Tres Puntas si inizia a capire perché il nome Tuttavista. La piana di Orosei ci scorre davanti, spiagge, oliveti antichi, geometrie narranti di imprese agricole. E la modernità che toglie il fiato, le grandi voragini sul marmo bianco, le cave là sotto, fonte di lavoro e richiamo alla riflessione sull’ambiente. Appena tracciato quel sentiero, ma ne è valsa la pena. Si apre la finestra sul mondo. Sa Preta Istampata ti risucchia i pensieri e i sentimenti, li sparge sulle vallate tra Galtellì e l’infinito. Si scende graffiando il terriccio, Sa Ruta Minuta e dentro il bosco di lecci e ginepri rimasti nani per le folate del maestrale.

E’ la parte bassa della foresta di Chichine. Forse su ogni pietra è scolpito questo nome, da leggenda, come quella che racconta dell’assassinio, qui, del capraro di origine dorgalese. Si sale e si scende. Si procede per abbracciare la montagna, scrutarne nuovi orizzonti, come da Prethas netas e Palumbrosa. Giù i villaggi che accompagnano il fiume, Loculi, Irgoli Onifai. E si rianima, nella fantasia delle nostre storie, il popolo di Torpè mortu, vaga estinto dalle pestilenze del Seicento. Troverà pace al di qua del Cedrino? Ultima scala verso la grande Croce del Cristo. Plasmato dalle mani dello scultore madrileno Pedro Angel Terron Manrique, si ispira al crocifisso ligneo de Su Santu Cristos, custodito nella chiesa parrocchiale di Galte.

I paesaggi ci collocano al centro di qualcosa di importante. La visita finale alle strutture de Sa Vedetta ha il sapore dell’appagamento. Tutto si compone in un filo di storie, di pietre, di bianco che lega il sentiero nuovo. Lo affidiamo al grande fiume che scende lento, sotto il castello, laggiù verso la sua foce, come da sempre.

Matteo Marteddu
CAI Nuoro

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