Oltre 40 bambini e ragazzi del CAI Desio alla scoperta delle abbazie della Val Perlana

Domenica 8 aprile 2018 via al corso di alpinismo giovanile 2018: 500 metri di dislivello per far tornare in forma le gambe dei ragazzi. Comprese quelle di Beatrice, 6 anni, la più piccola dopo Margherita (21 mesi, nello zaino del papà).

Una foto della giornata

10 aprile 2018 - Domenica 8 aprile si è svolta la prima escursione del XXXVIII° Corso di Alpinismo Giovanile CAI Desio, alla scoperta delle numerose abbazie disseminate nella bellissima Val Perlana, valle del Lario Centrale, attraversata dal torrente omonimo.

Il torrente Perlana scorre lungo incisioni molto profonde della valle scavando un profondo orrido dai versanti molto pronunciati. La prima abbazia che i 42 ragazzi del CAI Desio e i loro accompagnatori hanno incontrato sul loro percorso è stata l’Abbazia dell’Acquafredda a Lenno, posta ai piedi del Monte Ossino a circa 300 metri di dislivello. L’Abbazia dell’Acquafredda fu edificata dai monaci cistercensi di Morimondo nel XII secolo e nel 1527 il conte Ascanio Bergamino assediò e incendiò il monastero, divenuto un rifugio di briganti e fuorilegge. La chiesa e il monastero furono ricostruiti durante il XVII e XVIII secolo. Il nome le deriva da una sorgente di acqua particolarmente fresca che scaturisce ancor oggi nelle vicinanze.

Dopo aver percorso circa 500 metri di dislivello i ragazzi sono giunti sui prati dell’Abbazia San Benedetto (800 m.s.l.m), dove finalmente hanno potuto rifocillarsi e riposare le gambe ancora un po' arrugginite dal periodo di fermo invernale. Prima di effettuare la visita all’abbazia i ragazzi, come tradizione degli anni passati, hanno rotto le uova di cioccolato per festeggiare il compleanno dell’accompagnatore Silvano.

Grazie alle spiegazioni di Marco, un volontario di Como legato molto a questo luogo, i ragazzi hanno potuto visitare l’interno dell’abbazia e comprendere la storia di questo magnifico luogo che possiede delle caratteristiche che la rendono assolutamente degna di una visita: natura, silenzio e un senso di pace religiosa in cui è bello immergersi, grazie anche alla semplicità delle linee architettoniche, alla luce che filtra dalle poche, piccole, finestre e alla rustica discrezione degli arredi.

L’abbazia fu costruita tra il 1050 e il 1075 presso una sorgente che esiste ancora oggi ma nel 1298 le sue strutture furono abbandonate dai monaci e subirono un progressivo degrado; a partire dall’Ottocento furono trasformate per usi contadini e pastorali: il chiostro venne abbattuto e alcuni ambienti vennero adattati a stalla per gli animali o a rustiche abitazioni per i montanari. Nel 1958, mentre la rovina del monastero continuava inesorabile, la chiesa fu oggetto di un primo restauro, i cui effetti però si esaurirono presto, tanto che negli anni Ottanta il degrado delle strutture era di nuovo grave. La svolta avvenne nel 1985, quando si cominciò davvero a pensare ad un pieno recupero del monastero e della chiesa, non solo strutturale, ma anche culturale e religioso, per restituirgli “la dignità che gli è propria, riportandolo in condizioni tali che sia possibile viverci secondo uno stile ispirato a tradizione monastica, attenti alle ricerche e alle problematiche del nostro tempo”.

Queste idee vennero riprese due anni più tardi, quando la rinascita del monastero divenne uno dei punti fondanti della costituzione dell’“Associazione San Benedetto in Val Perlana”.
Nel 1993 venne rifatta la copertura della chiesa e si iniziò a sistemare gli interni dell’edificio centrale recuperato. Nel 1997 venne completato il recupero della chiesa, con la sistemazione dell’interno grazie anche ad arredi ispirati alla severa semplicità dello stile romanico, creando un luogo di grande suggestione spirituale, un autentico “luogo dello spirito”. Purtroppo, però, l'"Associazione San Benedetto in Val Perlana" si è sciolta nel 2011 e quindi, attualmente, la situazione è in una fase di stallo.

Dopo aver ringraziato Marco per la splendida spiegazione, il gruppo ha ripreso il cammino percorrendo il sentiero che traversando il fondo della Val Chisoia ha ripidamente portato i partecipanti al sottostante santuario della Beata Vergine del Soccorso. Il Santuario risale al XVI secolo, mentre la sua ricca decorazione interna, in stile barocco, è opera dei Magistri Intelvesi del XVII secolo.

Anche i più piccoli partecipanti, Beatrice (6 Anni) e Margherita (21 mesi nello zaino del papà Fabio) hanno completato il percorso che, con un dislivello complessivo di quasi 500 metri, li ha portati a quota m. 815. Il meteo, dapprima incerto nella prima parte della mattinata poi sempre più sereno e limpido, ha reso gradevole sia la salita che la discesa.

Prossimo appuntamento del corso Alpinismo Giovanile sarà la traversata Brunate – Torno in programma per il 22 aprile.

Valter Meda
Alpinismo giovanile CAI Desio

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