Ottimo bilancio della Via della Lana e della Seta a un anno dall’inaugurazione

L’ideatore Vito Paticchia (CAI Bologna): “Ha ridato speranza ed energie a comunità che erano depresse da impoverimento e spopolamento”. In arrivo la credenziale ufficiale del pellegrino.

In cammino sulla Via della Lana e della Seta

12 giugno 2019 - “Questo cammino ha riportato un flusso interessante di turisti sull’Appennino, ha ridato speranza ed energie a comunità che erano depresse da uno spopolamento che sembrava inevitabile. Sono arrivati giovani lungo questa via anche d’inverno, anche nei giorni feriali”.

Vito Paticchia è un po’ il “padre” della Via della Lana e della Seta, ha ideato questo cammino escursionistico del Cai che congiunge Bologna e Prato e oggi, a un anno dall’inaugurazione, sembra soddisfatto dei risultati di questo progetto. Componente del Comitato scientifico regionale del Cai Emilia-Romagna, autore di importanti pubblicazioni storiche sulla Seconda Guerra Mondiale, Paticchia spiega come è nata la sua idea: “Lo scopo è ritornare a dare ricchezza ad un territorio che si stava impoverendo attraverso il turismo e la cultura del camminare. I risultati sono già positivi, stanno nascendo già bed and breakfast e case vacanze nuove nella zona di Castiglione dei Pepoli (Bologna) e Vaiano (Prato). C’è stata tra aprile e maggio, nonostante la pioggia, un’esplosione di frequentatori del sentiero, che ci ha sorpreso, anche se era quello che auspicavamo. Circa cinquanta persone al giorno”.

Paticchia ci accompagna attraverso la storia di questi sentieri, che in realtà hanno origini antichissime e che il Cai ha riscoperto: “Esistevano lungo queste dorsali, vie per gli scambi commerciali già dai tempi della civiltà etrusca, che portavano il ferro, estratto sull’isola d’Elba, dal porto di Pisa a quello adriatico di Spina. Queste vie passavano per Gonfienti, città Etrusca vicino Prato, in parte coperta dall’Interporto. Poi percorrendo le dorsali raggiungevano Kainua, nel territorio di Marzabotto (sul versante bolognese), e Felsina, ovvero Bologna”.

È da allora che gli scambi e i rapporti tra questi due versanti esistono e continuano per altre epoche storiche: “Queste vie divennero importanti per le esigenze militari dei Romani e luogo di colonizzazione, con i terreni di queste regioni che venivano dati ai veterani delle legioni come testimoniano i nomi di alcuni territori: Savignano, Sofignano. I passaggi percorsi si concentravano non giù a valle, ma più in alto, per difendersi da possibili attacchi nemici e dall’insalubrità dei terreni più bassi e acquitrinosi”. Quindi il territorio si arricchisce con la presenza longobarda: “Vengono erette torri lungo queste montagne e vi si insediano famiglie longobarde come i Conti di Panico, nel territorio di Marzabotto”.

Quelli che dunque oggi rappresentano i tracciati del sentiero Cai inaugurato un anno fa un tempo erano i percorsi che per secoli hanno unito tra di loro singole case, strutture, paesi e che mettevano in comunicazione il versante pratese con quello emiliano.

“Ogni cammino deve avere un’anima, una sua narrazione. A volte a darla è un Santo che li ha percorsi e che gli ha dato un senso spirituale, pensiamo al cammino di Santiago di Compostela. Il nostro invece era un cammino laico e a darne un senso è la storia di Bologna e Prato che divengono durante l’era dei comuni parallelamente e spontaneamente due capitali europee dell’arte tessile. Una della lana, Prato, che è ancora un centro industriale importantissimo per questo settore, e l’altra per la seta, Bologna, la cui tradizione in questo campo, a causa della concorrenza, si perderà nel XIII secolo. Entrambe sfruttando la ricchezza d’acqua dei loro territori e attraverso un sofisticato sistema idrico che evitava alluvioni e convogliava l’acqua nelle città attraverso canali che venivano sfruttati dagli edifici dove si producevano i pregiati tessuti”. A testimonianza di questa epoca importantissima due opere straordinarie all’inizio e alla fine del percorso: la Chiusa di Casalecchio, nel territorio di Bologna, e il Cavalciotto, sul versate toscano.

Paticchia invita “a frequentare e conoscere questi territori”. Il cammino attraversa quattro parchi straordinari: il Parco della Chiusa, di Montesole, dei laghi di Suviana e Brasimone, e l’area protetta della Calvana. “Un luogo straordinario - spiega l’ideatore della Via della Lana e della Seta - Calvana, massiccio calcareo alle porte di Prato dove i cavalli corrono liberi allo stato brado”. Poi ci sono le testimonianze storiche, con i paesi bellissimi, attraversati dalla via, di Castiglione dei Pepoli e Vaiano, “che furono fino alla Rivoluzione francese due feudi rispettivamente della famiglia bolognese dei Pepoli e dei Bardi fiorentini”, spiega ancora Paticchia. A Vaiano poi c’è un’antica abbazia costruita tra il IX e il X secolo che sarebbe la prova dei consolidati rapporti tra i due versanti, sempre secondo Paticchia: “Aveva autorità di giureconsulto, di nominare i preti di alcune parrocchie bolognesi”.

Novità in vista inoltre per chi percorrerà il percorso: sarà creata la credenziale ufficiale del pellegrino. Una “tessera personale” sulla quale ostelli e locali di ristorazione o commerciali frequentati nel pellegrinaggio metteranno il loro timbro per certificare il passaggio del viandante.

Valerio Castrignano

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