Parco della Majella, un viaggio negli antichi sentieri usati per sfamarsi

Il racconto, scritto da Luciano Pellegrini, dei percorsi verso il Balzolo Pennapiedimonte

28 febbraio 2020 - Ci sono impegni? Si ha poco tempo a disposizione? Non si vuole rinunciare alla montagna? Nessun problema, in poco tempo si raggiunge il Balzolo di Pennapiedimonte CH, (720 m), Parco Nazionale della Majella. C’erano tante persone, che hanno approfittato della giornata primaverile, per stare in montagna. 

La mia scelta è stata, (anche per essere solo), di percorrere nuovamente due sentieri, fatti un paio di anni fa, per arrivare al rifugio Pischioli (1135m), ma poco frequentati. Questi sentieri sono la testimonianza della faticosa vita agricola e pastorale dei cittadini del paese. Dal Balzolo, si percorre la strada cementata che arriva al serbatoio. Si supera l’indicazione Cava Schiavotti e poi ancora 500 metri di salita. 

È l’inizio del sentiero che non è ancora registrato al catasto, ma è evidente mentre si cammina, anche se chiuso in alcuni tratti dalla vegetazione invasiva. Il buono stato del terreno sta a significare che è stato molto utilizzato. La salita è ripida, fra le foglie secche, ci sono molti fiori di anemone epatica, (anche loro amano la solitudine). I fiori hanno petali blu e gli stami bianchi brillanti. Il nome "hèpatos" (= fegato), ha origine dalla forma particolare delle foglie. Il sentiero è ricoperto da un folto manto di foglie secche, che calpestate dallo scarpone, emettono un fruscio ritmico, che ti accompagna e ti rilassa.

Arrivo ad un posto con muretti a secco di protezione e terrazzamenti, che definivano la proprietà delle coltivazioni. Si seminavano patate e grano, si raccoglieva il foraggio per gli animali, c’erano alberi da frutto. Qui si era sviluppata una comunità che lavorava per sfamarsi. È ancora visibile un rudere spazioso, con mattoni a secco squadrati ed un ampio portale di ingresso. 

Questo posto non è lontano dal paese, che per la sua conformazione non poteva essere coltivato. La località ha nome “Prannaserra” (piano coltivato), 950 m. Seguendo questa traccia, si esce dalla fitta faggeta e si incrocia il sentiero del parco G1, in località La Croce (1055 m). Ancora mezz’ora di saliscendi e si arriva al rifugio Pischioli, (1135 m),una costruzione tipica di pietra a secco, all'interno di uno sgrottamento ed in ottima posizione panoramica. 

La località è nota come li pischjùlë, da un diminutivo di peschio, (pesco). Il panorama spazia verso alcune vette della Majella, il lago di Casoli e la costa. Anche per il ritorno, ho scelto un sentiero che era allo stesso modo utilizzato dai residenti. La località ha nome “Lu Cerasce” (il ciliegio), perché la zona era piena di questi alberi da frutto. Anche qui c’erano terrazzamenti, la terra era coltivata, c’è un rudere con molte incisioni, (sicuramente non rupestri), ma sarebbe interessante conoscere la spiegazione dei simboli. Pure questo sentiero è poco conosciuto dagli escursionisti. 

E pensare che questa vita comunitaria, se vogliamo impegnativa, ma che sfamava le famiglie, è proseguita sino alla prima metà del secolo scorso.

Info sentiero: 

Distanza 6 km

Dislivello 450 m

Tempo 3 ore senza soste

Difficoltà E

 

Luciano Pellegrini 

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