Pecore, cani, lupi e la valenza simbolica nelle culture di montagna

Su questi temi si incentreranno i prossimi due incontri in diretta Facebook organizzati dal Gruppo Grandi Carnivori del Cai (16 e 19 maggio). Oltre cento persone collegate al primo appuntamento.

Linda Cemolin

7 maggio 2020 - Dopo il buon riscontro ottenuto dal primo incontro on line sui cani guardianìa (oltre 100 persone collegate), il Gruppo Grandi Carnivori del Cai ricorda gli altri due appuntamenti organizzati questo mese sui grandi predatori, il loro ritorno sulle Terre alte e le conseguenze per le attività antropiche tradizionali.

Protagonisti pecore, cani, lupi e la valenza simbolica di questi ultimi nelle diverse epoche storiche, nel mito e nella fiaba. Gli incontri sono organizzati naturalmente a distanza e fruibili in diretta Facebook.

Di seguito i dettagli.

Sabato 16 maggio 2020 ore 17.30 - ospite Roberto Are - Titolo: Tra lupi, pecore e cani
Sono un giovane allevatore che utilizza sistemi di prevenzione, studente di medicina veterinaria e da sempre legato alla fauna selvatica e al proprio territorio. Ho una fattoria didattica e un gregge di pecore appenniniche difese da tre bellissimi cani da guardiania e da un recinto elettrico fisso.
Il mio lavoro e le mie passioni mi hanno portato a fare un percorso di approfondimento circa i sistemi di prevenzione.
Link evento

Martedì 19 maggio 2020 ore 17.30 - ospite Linda Cemolin - Titolo: “Il lupo come animale culturale: la sua valenza simbolica nelle diverse epoche storiche, nel mito e nella fiaba”.
Sono Linda Cemolin, sono laureata in Tecnologie Forestali ed Ambientali presso l’Università degli Studi di Padova e attualmente lavoro presso un’azienda in cui mi occupo dell’analisi della qualità tecnologica del legno. Faccio parte del Gruppo Grandi Carnivori del CAI (GGC) e sono uno dei membri dell’attuale Commissione Interregionale CAI TAM Veneto - Friuli Venezia Giulia. Durante il corso di studi mi sono appassionata oltre che alle foreste e alla montagna (due grandi amori), anche alla fauna selvatica, in particolar modo ad un animale: il lupo. Questa passione mi ha portato a svolgere il tirocinio curricolare nel Parco Nazionale della Majella (Abruzzo), che ha riguardato proprio lo studio e il monitoraggio dei branchi di lupo nel Parco, attraverso catture e radiocollaraggio di individui, fototrappolaggio, rilevazione dei segni di presenza e osservazione diretta. Ho partecipato come volontaria a due progetti nati per ridurre il conflitto tra uomo e lupo causato dagli attacchi del predatore al bestiame domestico di chi fa allevamento tradizionale: il Progetto Pasturs, un progetto nato in Lombardia che ha come obiettivo quello di facilitare la convivenza tra grandi carnivori e pastori sulle Alpi Orobie Bergamasche, e il progetto “Volontari Attivi” dell’associazione toscana DifesAttiva in provincia di Grosseto, formata da allevatori che utilizzano strumenti di prevenzione come i cani da guardiania e altre misure di protezione del bestiame. La passione per questo predatore mi ha reso molto curiosa verso la sua figura, non solo verso il lupo reale, ma anche quello “fantastico”, legato all’immaginario collettivo e agli archetipi dell’umanità. Nella mia tesi di laurea sono andata a ricercare infatti il lupo non dal punto di vista “naturale” e biologico, ma sotto l’aspetto culturale: le sue rappresentazioni a livello simbolico nel corso della storia, nella mitologia, nella letteratura per l’infanzia e nella fiaba.
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Red

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