Pizzo Formico con alti e bassi

In cammini con un Socio CAI Chieti verso la vetta della montagna orobica, tra bivacchi puliti e ben tenuti, splendidi panorami e, purtroppo, una gara di enduro.

Uno scatto della giornata

2 luglio 2019 - Per raggiungere il Pizzo Formico (1636 m), una montagna delle Prealpi Bergamasche, per chi proviene da Bergamo, deve percorrere la provinciale della Val Seriana (SPexSS671) e all’altezza di Gazzaniga, bisogna girare a destra per Leffe-Gandino BG, (SP 42). A Gandino acquistare nei bar del centro città, il biglietto “Gratta e sosta” per sostare al parcheggio del Monte Farno (1248 m). Il prezzo per 24 ore è di € 2.

La mia scelta è stata di fare un anello, con partenza da questo parcheggio e, direzione est, raggiungere Tribulina Guazza e il bivacco Baroncelli (1280 m), situato a Piazza Barile, (segnaletica CAI 549 A). Poi, proseguire per il Pizzo Formico (1636 m), segnaletica CAI 545. Il sentiero per Pizzo Formico si trova all’interno delle valli Groaro e Fada, congiunte dalla valle di Pergallo. La giornata purtroppo è ancora calda e afosa, come sugli Appennini. Il sentiero 549 A, è interessante, si cammina nel bosco su un sentiero tracciato ma abbastanza scivoloso. Si incontrano l'abete rosso, il larice e la betulla bianca. All’uscita, Tribulina Guazza, su un promontorio erboso, si nota una cappella chiusa.  All’interno c'è un affresco, opera del pittore Ignazio Nicoli, che raffigura una madonna con la frase "Mater Decor Carmeli",( Madre splendore del Carmelo).

A pochi metri c’è il Bivacco Dante Baroncelli (1280 m) e la grande Croce dei Pastori, dalla quale la vista spazia sulla Val Gandino. La località è Piazza Barile (1280 M). Una piccola sosta per bere e riposarsi sulle panche. Sono entrato al bivacco e vedendolo così pulito con ogni cosa al suo posto, la mia mente ha fatto il paragone con la maggioranza dei bivacchi che ho frequentato, sporchi, con immondizia, con gli arredi rotti, procurati dai vandali, maleducati. Certamente non sono escursionisti e rispettosi dell’ambiente. Le persone che frequentano il bivacco, lo lasciano abitabile e con ogni cosa al suo posto. C’è una stufa a legna, un fornello con la bombola del gas, un tavolo con due sedie, quattro sgabelli, due mobilie, stoviglie, l’immancabile macchinetta del caffè e qualche coperta.

Inizia ora il sentiero 549, c’è una radura erbosa ripida con prati aperti e ampi valloni erbosi con mucche al pascolo. Arrivo alla Guazza Bassa (1400 m) che si immette nella carrareccia che collega il Rifugio Parafulmine (1536 m). Proseguo per Guazza Alta e Forcella Larga (1430 m). Direzione ovest, sempre sul sentiero 549, arrivo alla campana nei pressi dei ruderi della Capanna Ilaria (1465 m) costruita nel 1928.

Mancano solo 171 metri per arrivare in vetta al Pizzo Formico (1636 m), la salita è ripida, si sente! La grande Croce ferrea, innalzata sulla cima nel 1933 dai fratelli Colombo di Clusone, ora ce l’ho sulla testa. Il panorama spazia a 360°: l’altopiano di Clusone, la Media Valle Seriana, le Prealpi, le Alpi Orobie, il Pizzo della Presolana (2521 m), “La regina delle Orobie”. In lontananza l’Adamello e il Carè Alto, il distinguibile monte Guglielmo che domina il lago d’Iseo, la pianura padana. Una breve sosta per riposare e inizio la discesa per il rifugio Parafulmine. Molta gente ed anche qui un eccezionale panorama.

Per arrivare al parcheggio di Monte Farno, ci sono circa cinque chilometri! (sentiero 545). Bellissima escursione, sono rimasto impressionato positivamente per la segnaletica, per i sentieri manutentati, il bivacco e niente rifiuti. Quindi, tutto positivo? No! Un rumore continuo di decine e decine di moto mi ha preoccupato. Una gara per il mondiale di enduro ha aggredito l’ambiente! Rumore, inquinamento acustico e dell’aria, con i gas di scarico.

Non solo, ho trovato la carrareccia per il rifugio Parafulmine chiuso agli escursionisti! Ho chiesto ad un organizzatore il motivo di questa gara in montagna. La risposta è stata che era il primo anno… porta pazienza! Possibile che dovevo capitarci io. Mi sono informato e sembra che sono diversi moto club che organizzano ogni anno l’evento “Valli Bergamasche” di Enduro. Quest’anno è la 43° edizione. Come percorso di gara usano: una classica mulattiera, una valle in secca, fiume in secca caratterizzato da ghiaia, un prato. Nessuna associazione ambientalista ne è a conoscenza? Quindi, ancora una volta è L’AMBIENTE CHE DEVE ADATTARSI ALL’UOMO!

Distanza 14 km
Dislivello 575 metri in salita
Tempo 4 ore senza soste
Difficoltà E

Le foto sono visualizzabili qui.

Luciano Pellegrini
CAI Chieti

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