Quali limiti per i mezzi motorizzati?

La sterrata del Vallone d'Ovarda presso l'Alpe il Milione. (foto G. Leyduan)

Il selvaggio Vallone d’Ovarda è un angolo incantevole delle Valli di Lanzo (TO), una bella escursione che permette di raggiungere 8 splendidi laghi alpini compresi tra i 2000 e 2400 metri di quota. Lo si raggiunge percorrendo la Val di Viù su strada asfaltata fino a Inversigni (1266 m – frazione di Lemie), dove inizia una strada sterrata di circa 10 chilometri che da accesso al sentiero vero e proprio. Proprio questi dieci chilometri di strada a fondo naturale, attualmente percorribile a chiunque con mezzi motorizzati (auto, moto e quad), in assenza di specifico divieto, è stata recentemente ripristinata “a scopo turistico” dal Comune di Lanzo ed è oggetto di una discussione sollecitata dal socio Giuseppe Leyduan, accompagnatore di escursionismo della Sezione Uget di Torino, che in una lettera alla redazione on-line chiama in causa l’articolo 3 del Bidecalogo, il “manifesto per l’ambiente” che il nostro Sodalizio si sta apprestando ad approvare in vista del 2013. «E’ giusto autorizzare a percorrere con mezzi motorizzati per scopi turistici strade di servizio che in realtà sono state aperte per favorire l’accesso agli alpeggi?» chiede Leyduan

ACCESSO FACILITATO. La discussione ha trovato un primo momento di confronto sul blog Camoscibianchi.wordpress.com. «La strada sterrata di collegamento tra il fondovalle e l’Alpe d’Ovarda è stata sistemata e resa percorribile (con cautela) a tutte le automobili. Il Comune, uno dei pochi nelle Valli di Lanzo a preoccuparsi della sentieristica e di favorire un turismo intelligente e sostenibile, oltre a coprire le spese per il ripristino della strada, ha stampato un bel volantino con la descrizione della gita da distribuire agli escursionisti. Certo questa strada porterà sicuramente qualche “merenderos” fin lassù, ma permette anche a (quasi) tutti di fare il giro dei laghi altrimenti limitato, per il notevole dislivello e la lunghezza, a pochissimi» spiega Paologiac della sezione CAI di Lanzo che ha lodevolmente ripristinato il sentiero. Di altro avviso il socio Leyduan, che sullo stesso blog si chiede se, in linea di principio, sia giusto raggiungere luoghi di montagna posti così in quota con mezzi a motore. «E se un giorno arrivassimo all’imbocco di quel sentiero, posto a 1900 m circa di quota, e trovassimo decine di auto parcheggiate? Riusciamo ad immaginare una strada sterrata, che si inoltra in uno splendido vallone alpino, con un bel via vai di auto e di moto? E i gas di scarico che vengono disseminati nell’ambiente? Il rumore? Il disturbo arrecato alla fauna e agli escursionisti che cercano silenzio? E’ questo che desideriamo? Oppure siamo indifferenti a tutto ciò?» argomenta Leyduan, auspicando in seno al CAI un approfondito dibattito su questo tema.

MOTORI E SENTIERI. L'adozione di una legge nazionale per estendere il divieto di circolazione ai mezzi motorizzati a scopo turistico sui seniteri e sulle strade di servizio, attualmente lasciata alla discrezione dei singoli enti locali (comuni, parchi o province), è stata del resto più volte sollecitata dal CAI-TAM. Ma i casi vanno valutati uno ad uno. In Italia la normativa è alquanto confusa e lasciata spesso all’arbitrio dei singoli comuni. Da una parte ci sono precisi divieti di circolazione posti dalla Guardia Forestale ("Norme per il transito dei veicoli a motore sulla viabilità forestale", art. 81 e 82) sanzionabili con relativo riferimento alla legge, dall’altra parte il Codice della Strada (i sentieri sono ritenuti a tutti gli effetti delle strade) che, agli articoli 6 e 7, attribuisce al sindaco la regolamentazione della circolazione su singole strade. Effettivamente le “Prescrizioni di polizia forestale” sono le uniche che fanno riferimento ai divieti di transito dei veicoli motorizzati ma la loro applicazione è di competenza degli enti locali, e nella fattispecie della Provincia (per quanto riguarda le zone Sic e Zps), delle Comunità Montane (che dovrebbero tabellare le strade forestali) e dei Comuni mediante specifiche ordinanze. «Ma se i cartelli di divieto non ci sono i mezzi fuoristrada possono circolare su tutte le strade comprese mulattiere e sentieri e non sono sanzionabili, anche se non sarebbe consentito» come si legge in un articolo apparso sul notiziario sezionale Il Cusna della sezione CAI di Reggio Emilia nel febbraio 2012 a firma della socia Rita Capelli che con la TAM locale si sta prodigando per regolamentare la circolazione di fuoristrada nell’Appennino tosco-emiliano predisponendo appositi circuiti e regole certe. «Occorre che le Amministrazioni comunali si coordinino in quanto tanti percorsi attraversano comuni diversi e non è possibile che un Comune lasci passare le moto su un sentiero se poi il Comune adiacente lo vieta… per questo c’è bisogno di un lavoro condiviso a livello Provinciale. Le Associazioni dei Motociclisti sono disponibili a regolamentare ma non possono garantire il rispetto delle regole (come usare sempre la targa, rallentare qualora incontrino escursionisti, rispettare l’ambiente e ripristinare i danni arrecati ai terreni). Importantissimo è quindi il controllo da parte degli organi competenti e la certezza di azioni sanzionatorie» conclude Capelli. Ma proprio qui è il tasto dolente. Chi controlla?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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