Sondrio, sicurezza e informazione per la frana di Spriana

Cai Valtellinese e Fondazione Bombardieri fanno parte del Comitato Civico per la frana di Spriana, per fare in modo che vengano ripresi i lavori di prevenzione, informando adeguatamente la popolazione.

Scilironi di Spriana

27 ottobre 2020 - Nel marzo del 2017 la Sezione Valtellinese del Cai di Sondrio e la Fondazione Luigi Bombardieri avevano dato il loro patrocinio a un’iniziativa volta ad attirare l’attenzione della popolazione sullo stato dell’arte dei lavori e del monitoraggio della frana di Spriana, una criticità di dissesto idrogeologico incombente sulla Valmalenco e sulla città di Sondrio.

I due presidenti, rispettivamente Paolo Camanni e Angelo Schena, ricordano che il Cai e la Fondazione “all’indomani dell’alluvione del 1987 e della caduta dell’enorme e luttuosa frana della Val Pola, organizzarono un convegno dal titolo Prevenire o subire?, convinti che la soluzione vincente, allora come adesso, fosse quella di porre in atto ogni azione utile per cercare di eliminare o, perlomeno, limitare possibili danni alle persone e alle cose in caso di dissesti idrogeologici”.

Per la frana di Spriana, “che tutti si augurano non abbia mai a precipitare a valle, ma che non può in alcun modo essere presa alla leggera”, era stata prevista la realizzazione di due by pass “che consentissero, in caso di caduta del materiale e di formazione di un lago (come l’esperienza insegna), il deflusso delle acque a valle, evitando in tal modo l’esposizione a rischi di tracimazione incontrollata o, peggio ancora, a situazioni analoghe a quelle terribili del Vajont”.

I lavori vennero appaltati e iniziati, il Comune di Sondrio predispose piani di evacuazione per i cittadini e organizzò anche alcune prove pratiche di evacuazione.

Continuano Camanni e Schena: “sembrava di essere sulla buona strada per dare sicurezza e tranquillità alla popolazione ma, poi, è caduto il silenzio: i lavori interrotti, ripresi e ancora interrotti; un solo by pass predisposto, ma carente, perché non rivestito internamente (con i conseguenti rischi di cedimento ove dovesse scorrervi dell’acqua) e, in ogni caso, ostruito al suo interno, con effetti negativi ove sorgesse la necessità di farvi defluire l’acqua del possibile lago che si verrebbe a creare. Il piano di evacuazione non è stato più aggiornato e distribuito ai cittadini di Sondrio, le prove di allarme sono state sospese da decenni, il cantiere è fermo dal 2008, mentre la frana continua il suo lento movimento ed è oggetto di studio da parte di tecnici e di università italiane che hanno, ripetutamente, segnalato la situazione altamente pericolosa”.

I due presidenti sono consapevoli del fatto che è impossibile sapere se e quando la frana collasserà, “ma siamo testimoni che questi fenomeni, anche se monitorati, si manifestano quando meno ce lo si aspetti. Sconcerta quindi che le opere intraprese (che hanno già avuto un grosso costo per la comunità) siano lasciate in una sorta di sospensione, come tante altre opere in Italia interrotte per le più svariate ragioni e molto spesso oggetto di scandali, messi in luce da indagini giornalistiche. Non vorremmo che anche noi valtellinesi venissimo additati come persone incapaci di portare a compimento opere pubbliche di utilità sociale, finalizzate alla prevenzione di lutti e danni per poi piangere quando il disastro si dovesse verificare e correre alla ricerca dei colpevoli tra quelli che avrebbero potuto e dovuto agire e non hanno agito”.

Per questo motivo Cai Valtellinese e Fondazione Bombardieri hanno aderito al Comitato Civico per la frana di Spriana, costituitosi l’anno scorso, “che ha già dimostrato, nonostante le limitazioni dovute al Coronavirus, dinamicità e attivismo per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni con conferenze stampa, incontri in Prefettura, coinvolgimento di numerose associazioni”.
L'obiettivo del comitato è chiaro: fare in modo che vengano ripresi i lavori per l’ultimazione di almeno uno dei due by pass, oltre a sensibilizzare e informare la popolazione, in maniera corretta e non allarmistica, circa il pericolo che incombe.

La “Frana di Spriana” è stata anche candidata come Luogo del cuore FAI, nell’ambito del “Progetto Alpe”, che mira a salvaguardare i borghi e i villaggi che si trovano sopra i 600 metri di altitudine, minacciati da abbandono o, come in questo caso, da distruzione.
Concludono i due presidenti: “continueremo a lavorare con il Comitato per il raggiungimento degli obiettivi che si è prefisso e nel contempo invitiamo tutti a votare per il “luogo del cuore”, con un semplice click a questo link.
Un gesto semplice e gratuito, ma carico di significato simbolico e di coscienza civica, al pari dell’altro luogo candidato dal FAI, il Villaggio Morelli, per il suo valore storico-artistico-architettonico, ma anche per ciò che ha significato per la Valtellina come presidio sanitario nell’ambito di un altro “disastro”, quello determinato dal Coronavirus. Anche per questo si può esprimere un voto, altrettanto carico di significato simbolico e civico, oltre che di gratitudine per il lavoro svolto da tutti gli operatori sanitari che si sono sacrificati per la salute pubblica in questo anno balordo".

Red

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