Su tutti i 4000 delle Alpi con Luciano Ratto

La serata organizzata dalla Diocesi di Pinerolo e dalla Sezione CAI locale si è svolta giovedì 10 aprile 2014 presso la sala Pacem in terris del Museo Diocesano, in Via del Pino 49 a Pinerolo

Uno scatto della serata di Renzo Garlasco

Giovedì 10 aprile 2014 alle ore 21.00 nella sala “Pacem in Terris” del Museo Diocesano di Pinerolo di via Del Pino 49, si è svolta una serata d’eccezione con un ospite di tutto riguardo e prestigio quale è Luciano Ratto. La medesima è stata voluta dal quindicinale “Vita Diocesana Pinerolese” e la Diocesi di Pinerolo, ufficio pastorale per il Turismo in collaborazione con il Club Alpino Italiano Sezione di Pinerolo e la CITAM PV (Commissione Interregionale Tutela Ambiente Montano Piemonte e Valle d’Aosta) del CAI.

Il discorso d’apertura è stato fatto dal Vescovo di Pinerolo Mons. Pier Giorgio Debernardi, che dopo aver elargito un cordiale saluto agli astanti in una sala molto gremita d’appassionati di montagna e non solo, ha spiegato con l’umiltà che lo caratterizza, che è socio del CAI dal 1965 e che ha salito diverse montagne tra cui alcuni 4000. Nato a Feletto d’Ivrea, vicario generale di tale Diocesi è stato consacrato Vescovo di Pinerolo nell’Abbazia di Fruttuaria in San Benigno Canavese, il 20 settembre 1998. Sono stati questi impegni vescovili a frenare l’attività alpinistica di Debernardi, che conserva tutt’oggi immutata la sua grande passione per la montagna. I saluti di casa per il Club Alpino Italiano sono stati fatti da Ugo Griva, consigliere centrale del CAI ed ex presidente della locale sezione CAI di Pinerolo, per la quale ha portato i saluti dell’attuale presidente Alessandro Lazzeri.

Quale collaboratore della serata e presidente dell’attuale Commissione Tutela Ambientale del Piemonte e Valle d’Aosta è intervenuto Lodovico Marchisio che ha spiegato come ha conosciuto Luciano Ratto, col quale va tuttora in montagna e che lo aveva a suo tempo invitato a far parte del Club 4000 da lui fondato insieme a Franco Bianco nel 1993, per aver salito 38 cime oltre la quota magica dei 4000 metri. Ad unirli è stato anche l’ideale comune della salvaguardia ambientale del mondo alpino. A questo punto prende la parola Patrizio Righero, direttore di “Vita”, alpinista e stupendo conduttore della medesima che inizia ad intervistare Luciano Ratto, che come tutti i grandi parla pochissimo di se stesso, anche se è stato il primo uomo al mondo ad aver salito tutti gli attuali 82 quattromila delle nostre alpi. Ratto che ha partecipato anche a diverse spedizioni extraeuropee, concentra quindi l’attenzione della serata sul Club 4000 che il 1 gennaio 2006 è entrato anche a far parte come “gruppo” del CAI Sezione di Torino.

Il suo discorso è concentrato per l’appunto su queste montagne situate oltre la quota magica dei quattromila, che han dato vita a questa serata. Addentrandosi nell’argomento, una delle tante curiosità che hanno caratterizzato quest’incontro è stato il racconto di Ratto in maniera molto esaustiva, in merito al fatto che la prima vetta ad essere salita è stata la più alta delle Alpi e cioè il Monte Bianco. Infatti il timore di tali cime era reverenziale perché si credeva che a queste altezze si celassero insidie inenarrabili, in quanto quei pochi che avevano osato avventurarsi erano tornati quasi ciechi causa il riverbero dei raggi solari sulla neve o non avevano più fatto ritorno inghiottiti da qualche crepaccio o spazzati via da una valanga… tutti fattori di rischio sconosciuti all’epoca che quindi erano temuti e visti come se a tali quote si celassero mostri e dannazioni divine. A sfatare simili timori fu infatti proprio lo scienziato Horace-Bénédict De Saussure , nato a Ginevra nel 1857 , il quale era solito osservare la vetta del Monte Bianco dalla sua casa a Ginevra; promise un premio di tre ghinee a chi fosse riuscito a scalare la montagna. Dopo alcuni tentativi di ricognizione effettuati insieme alla guida valdostana Jean-Laurent Jordaney a partire dal 1784, la prima ascensione fu realizzata da Jacques Balmat (24 anni, cercatore di cristalli) e da Michel Gabriel Paccard , (29 anni, medico condotto), entrambi di Chamonix.

La vetta fu raggiunta l'8 agosto 1786 alle 18:23. E su quest’ora esatta Luciano ha saputo creare nella sala una forte curiosità, svelando solo a fine serata come fu possibile all’epoca stabilire un’ora così precisa, grazie al barone Adolf Traugott von Gersdorf che seguì da Chamonix tutta l’impresa con un potente telescopio al pari di un attento cronista sportivo attuale. Nel proseguo della serata si è anche parlato di come l’ing. Ratto portò a termine con un gruppo scelto di alpinisti italiani (Gino Buscaini, Roberto Aruga e Franco Bianco) con altri alpinisti francesi e svizzeri, la classificazione degli 82 quattromila riconosciuti come tali. Tale documento redatto per conto dell’UIAA (International Mountaineering and Climbing Federation), fu redatto il 14 maggio 1993.

Tutte queste curiosità ed altre ancora, trattate durante la serata appaiono sul libro “Tutti i 4000: l’aria sottile dell’alta quota” presentato durate il corso della serata e redatto in primis dallo stesso Ratto con la collaborazione di molti soci del Club 4000 e non solo. Molte le domande del pubblico presente in sala del tipo: “Quale è stato per Luciano il 4000 più affascinante, quello più difficile, quello più brutto o quello salito per ultimo, etc.” Ma la domanda più curiosa che gli è stata rivolta è stata: “Cosa lo ha spinto a salire così tante prestigiose cime?” e Luciano ha risposto con una frase presa volutamente a prestito citando chi l’ha detta e cioè il grande alpinista George Leigh Mallory: “Perché la montagna è là!”.

A intervista conclusa tanti alpinisti presenti in sala han concordato unanimemente che nessun mostro dell’alpinismo attuale ha mai saputo trasportare emotivamente il pubblico come ha fatto con vera maestria il nostro ospite. A fine serata è stata chiamata da Patrizio sul palco Vanda Ferrero, l’ottantatreenne che ha salito la sua prima vetta alpinistica l’11 marzo ultimo scorso e cioè la Punta San Martino situata poco sopra l’abitato di Foresto, con Luciano Ratto, il suo inseparabile cane alpinista Pepe, anche lui imbragato di tutto punto e Lodovico Marchisio. Per ora questa è l’ultima cima salita in ordine cronologico dal grande interprete di questa serata: Luciano Ratto, acclamato a fine trattenimento con un lungo e interminabile applauso.

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