Sulle tracce di nuovi sentieri, tra laghi e colline della Sardegna interna

Escursione di metà febbraio dei soci del CAI Nuoro tra le testimonianze delle antiche popolazioni sarde del Neolitico.

Un momento dell'escursione

14 febbraio 2017 - Sul lago la nebbiolina del mattino. Saggi lievi di primavera, metà febbraio, sull’Altopiano di Sedilo. Le magie lambiscono il paese. Proviamo sentieri nuovi sull’erba bagnata, sul fango generato dalle piogge chieste con rituali arcaici. Con Giuseppe, Talo, Doru Nick, Giovannangelo, Paolo. Alcuni volenterosi CAI Nuoro. Parte centrale di Sardegna, distesa d’acqua accumulata sullo sbarramento del Tirso.

Lontane le sue sorgenti, Caput Tirsi, così i Romani definivano i contrafforti dei graniti di Buddusò. Scende a valle, leggero, con anse che piegano i paesaggi e offrono spaccati di tante storie. Nuraghi come sentinelle. Tanti. Da Nuraghe Pizzinnu, Biristei, a nuraghe Cabones, Domus e nuraghe Araola, le capanne prenuragiche di Serra Linta, Montetrigu, Monte Paza.

Popoli e genti aggrappate alla fertilità delle piane e al Dio fiume, garante dello scorrere delle stagioni e del ciclico alternarsi delle generazioni, nella storia di Sardegna. Dopo qualche chilometro, da Lottas, raggiungiamo, lungo lo sterrato, il complesso monumentale di Iloi. Torrione, svetta sul lago e sulle valli di Funtana Niedda.

Nuraghe polilobato, villaggio addossato, capanne a pianta circolare, conservano al loro interno le tracce del focolare. Megaliti, graffiano il cielo, pietre trasudano 3500 anni della loro storia. E due tombe di giganti, con gli ortostati in sito, le steli dentellate, l’emiciclo per le funzioni rituali di accompagnamento dei defunti verso la vita nuova.

Sentiero fangoso, dentro il bosco di lentischi e olivastri, contorti dai venti. Compaiono sas Ispiluncas. Grotticelle ordinate sulla muraglia di tuffo e arenaria. Domus de Janas, testimoni del culto per il passaggio dei morti verso nuove vie. Hanno voluto fare di più, questi protosardi del neolitico; dentro le ardite architetture tombali, nel 2500 avanti, Cristo hanno riprodotto gli interni delle loro capanne, a marcare la continuità del vivere, tra chi restava e chi andava.

Si procede a stento, tra campagne inzuppate, muretti a secco, camminamenti abbozzati. Obiettivo lo spuntone di Talasai. Circondato da intrecci di boscaglia fitta, da leggende sussurrate, il nuraghe della regina Eurania. Vento leggero sale dal lago. Accompagna, tra le fronde, il lamento finale di Eurania, morente d’amore respinto dal re di Iloi, sprezzante, lassù, nel nuraghe dell’altra collina. O le storie più recenti del latitante che non resistette all’Ardia di Santu Antinu. Venne quassù. Non si accorse dei carabinieri che lo braccavano senza pietà.

Su corru’e Piras, Lago Omodeo. Raccoglie anche le acque del Taloro, a Junturas. Verso Sedilo, su caminu ‘e sa pizinna mala, tra greggi e pastori, santuari e boschi di olivi che si specchiano sul lago, quando il solo inizia a calare a ovest, sulle colline del Montiferru.

Matteo Marteddu
CAI Nuoro.

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