TAM Lazio: resoconto del corso regionale per Operatori

Il corso si è tenuto lo scorso 10 giugno presso l'Università della Tuscia.

16 giugno 2017 - Il 10 giugno scorso si è tenuto presso il Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali (DAFNE) dell’Università della Tuscia, in Viterbo,  la seconda giornata del Corso di Formazione per Titolati di primo livello Tutela Ambiente Montano (ORTAM) del Lazio.  Gli argomenti trattati nella giornata miravano ad approfondire alcuni aspetti ambientali ed economici degli ambienti montani, argomenti che costituiranno il nocciolo della visita in programma il 18 Giugno, ad Antrodoco, ai  paesaggi terrazzati.  La giornata ha visto la partecipazione, oltre che di tutti gli iscritti al corso, anche di alcuni soci della sezione di Viterbo e di alcuni studenti della Facoltà

Il Direttore del DAFNE, Prof. Nicola Lacetera, ha porto i saluti del DAFNE ed ha sottolineato come queste attività che coinvolgono la società civile e le associazioni facciano parte delle attività di terza missione del Dipartimento.

Il Prof. Roberto Ruggeri ha affrontato il tema della gestione dell’ambiente rurale in montagna. In particolar modo ha analizzato le cause e gli effetti dell’abbandono sul paesaggio pastorale e terrazzato, che da sempre hanno rappresentato il segno inconfondibile della presenza dell’uomo nell’ambiente montano. Ha mostrato come negli ultimi secoli le popolazioni rurali hanno sfidato un ambiente che oggi ci permette di definire “eroica” la gestione di territori in cui l’uomo ha conquistato anche piccole aree da coltivare. È stata descritta l’importanza tecnico-produttiva, ambientale, nonché socio-culturale delle due tipologie di paesaggio che, seppur molto diverse dal punto di vista “costruttivo”, condividono molti aspetti comuni per quanto riguarda l’evoluzione che hanno subìto nel tempo e le possibilità di intervento. È stato evidenziato che in Italia l’estensione delle aree boscate sta crescendo, proprio per l’abbandono sia delle attività agro-zootecniche sia della coltivazione dei terrazzamenti. Questo fenomeno, non essendo guidato da politiche mirate, sta determinando seri problemi di degrado dei pascoli e di presidio territoriale. Oltretutto, il processo di abbandono e della conseguente rinaturalizzazione, può contribuire ad esacerbare i fenomeni di dissesto idrogeologico del territorio. Questo è particolarmente vero se si osservano i versanti terrazzati che, di volta in volta, subiscono pericolosi eventi di distacco e frana, con conseguenze anche gravi sulle infrastrutture viarie e sui centri abitati. Di conseguenza, la manutenzione e il ripristino dei sistemi terrazzati e dei pascoli assume non solo una grande valenza paesistica, ma diventa un’opera fondamentale per la tutela del territorio. 

Il Prof. Saverio Senni ha sottolineato alcuni aspetti peculiari dell’agricoltura sociale. Prendendo le mosse dagli aspetti legislativi e di sostegno all’agricoltura, ha illustrato cosa è l’agricoltura sociale, che va oltre gli aspetti meramente produttivi. Le attività agricole non solo possono sostenere persone ridotte ai margini o con disabilità, ma possono rendere un servizio sociale in territori, come quelli montani o svantaggiati, che soffrono di carenze di servizi essenziali alle persone. I numerosi esempi e le voci di alcuni protagonisti, tratte dal documentario Nuove Terre, hanno reso l’ultima parte della mattinata altrettanto coinvolgente e appassionante.

La discussione si è un po’ prolungata oltre l’orario stabilito anche per l’empatia dei relatori che si sono intrattenuti per soddisfare le domande dei soci e dei corsisti.

Al Direttore del Dafne e ai relatori è stato consegnato il volume commemorativo dei 150 anni del CAI, “Montagna da vivere montagna da conoscere”, pubblicazione che è stata molto gradita.

La giornata seminariale d’aula è proseguita nel territorio di Canepina, accompagnati dal Prof. Roberto Ruggeri e dalla Prof. Angela Lo Monaco, visitando i castagneti da frutto, che sono uno dei paesaggi storici degni di conservazione, il cui mantenimento è compromesso dal perdurare di avversità che ne diminuiscono in modo drastico le rese in frutto, motivo per il quale la redditività di questa coltivazione non permette di effettuare gli interventi che mantengono l’attuale fisionomia.

La giornata si è conclusa con l’augurio di ritrovarsi ancora l’anno prossimo per proseguire questa bella esperienza.

Contributo della Prof.ssa Angela Lo Monaco, Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali Università della Tuscia e di Antonio Di Grottole operatore regionale TAM del Lazio.

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