Tra boschi e rocce vulcaniche, il CAI Nuoro in solidarietà ai pastori

Gli 85 partecipanti hanno dedicato la loro ultima escursione ai pastori strozzati dalla crisi. Il presidente Marteddu: “abbiamo sfiorato gli ovili della Barbagia e del Marghine, grondano sangue di lavoro perduto, di famiglie intere senza futuro".

Un momento della giornata

11 febbraio 2019 - “Oportet illum regnare”, campeggia la scritta del latino antico che copre l’intero cancello sbarrato. Qui, sui boschi a occidente di Sardegna, inizia l’escursione CAI Nuoro. Costeggia la vecchia cadente colonia “La Madonnina”, per molti decenni luogo di culto, e riflessioni a tutto tondo. Oggi solo rovine, nella rigidità delle brume invernali.

Si raccolgono gli 85 escursionisti. Vengono dal basso campidano, Carbonia e Iglesias, dalla Barbagia, dal Sassarese e Baronia. Lingue e dialetti che si mescolano e si confondono. Negli occhi di tutti il bianco delle strade dell’isola in queste ore. Non è neve. E’ il latte che pastori strozzati ed esasperati dalla crisi, spargono sull’asfalto, gettando via con rabbia ciò che gli è più caro, il prodotto del loro sudore. Lo ricorda  il presidente del Cai Nuoro, Matteo Marteddu: “venendo qui abbiamo attraversato le strade della Sardegna interna, sfiorato gli ovili della Barbagia e del Marghine, grondano sangue di lavoro perduto, di famiglie intere senza futuro. Non può continuare così. Il Cai Nuoro, nel cuore dell’area della protesta è vicino ed esprime solidarietà”.

Hanno preparato l’escursione e la dirigono, Antonio Carta, Tore Mereu, Carla Sanna, Gian Luigi Roccu. Boschi e rocciai, sovrastati dal blocco, delle antenne di Badde Urbara, visibili da mezza Sardegna, sconvolgono occhi e paesaggi, nelle aree più aspre del Montiferru, in contrasto con la limpidezza del mare laggiù, tra santa Caterina di Pittinurri e S’Archittu.  Montiferru, monti del ferro. Lo sapevano bene i Cartaginesi che  sulla collina di Corchinas, appena sotto il nostro sentiero impervio, avevano fondato nel IV secolo A.C. la città di Cornus. Dominavano la Sardegna sino alla conquista romana, nel 215 a.C. Amsicora, re del mito della resistenza sarda, alleato dei cartaginesi, si tolse la vita nel dolore della sconfitta e della perdita del figlio Iosto, nella tragica battaglia nel campidano di Cagliari, con 3000 morti e 1500 prigionieri sardi.

I romani occuparono Cornus con le loro legioni, imponendo le loro architetture , le terme, le fabbriche fusorie del ferro, utilizzato per accrescere il loro potenziale bellico. Rimangono rovine affioranti, graffiate dal maestrale, richiamanti i miti della “costante resistenziale sarda” (Giovanni Lilliu). Storie impresse nel cuore degli escursionisti Cai, mentre percorrono sentieri sotto i boschi de “S’abba Lughida”, e “Fustiarbu”. Le faglie di basalto vulcanico hanno occupato gli spazi. Rocce che si ergono come guglie verso il cielo a sfidare venti e piogge. Si sale tra Rocca Traessargi e Sos Oggios. Lecci, corbezzoli, erica e ginestre.  Lineamenti di Sardegna. “Monte Urtighu , 1050 mt di quota richiede forza e sudore. Anche Lamarmora  da quassù si è soffermato a scrutare gli orizzonti lontani. Paesi a contorno, Cuglieri e le guglie della cattedrale gotica, Santu Lussurgiu e le industrie del formaggio, la Planargia con le comunità degradanti verso il Castello dei Malaspina a Bosa. Ancora salita tra picchi e guglie contorte, paesaggi aspri di “Punta Cravedu”, luoghi dalla vegetazione ricca e ospitale. Ci riaccoglie il bosco, a Crastu Carias, avvolgendoci di pensieri e di nuove speranze.

Matteo Marteddu 
Presidente CAI Nuoro

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