Un anno di montagna per i bambini e i ragazzi dell'alpinismo giovanile del CAI Melzo

La presenza del Presidente generale Vincenzo Torti alla festa di sabato scorso dimostra che i giovani sono una delle priorità del CAI. Secondo il piccolo Matteo "Il CAI è un’occasione per divertirmi e non sentirmi mai solo".

Il gruppo dei piccoli con gli attestati e il Presidente Torti

20 novembre 2017 - Si è svolta sabato 18 novembre nel tardo pomeriggio la festa dell’Alpinismo Giovanile del Cai Melzo. Con la partecipazione di più di 130 tra ragazzi e genitori, e la graditissima presenza tra gli invitati del nostro Presidente Generale Vincenzo Torti, di Gian Carlo Nardi, direttore della Scuola Centrale Alpinismo Giovanile, di Fulvio Gramegna, storico Accompagnatore Nazionale della Sezione e “iniziatore” dell’Alpinismo Giovanile a livello nazionale, Martino Brambilla presidente della commissione regionale lombarda di alpinismo giovanile, Piero Carlesi da sempre amico della sezione, oltre ovviamente ad alcuni rappresentanti della nuova Amministrazione Comunale, con il Sindaco Antonio Fusè in testa, gli Accompagnatori hanno avuto modo di mostrare, con la proiezione di alcuni filmati dedicati alle varie attività, il lavoro che svolgono con i ragazzi in montagna. Nel 2017 sono state ben 30 le giornate passate in montagna con i nostri giovani soci.

Tra il pubblico era presente anche il mitico gestore del Rifugio Genova-Figari, in Valle Gesso: Dario Giorsetti. Lì, lo scorso mese di luglio, abbiamo trascorso una indimenticabile settimana con i nostri amici della Sezione di Catania, con i quali siamo gemellati dal 2012.

È stato un pomeriggio denso di momenti significativi durante i quali, specialmente i più piccoli, hanno avuto modo di rivedere le loro fatiche e le loro conquiste, condividendole con i propri cari.
Proprio nell’ottica di meglio comprenderne le emozioni e lo stato d’animo durante le escursioni, era stato chiesto a tutti i ragazzi di pensare a una breve frase che facesse capire in modo rilevante quello che per essi significa “essere Socio CAI”. Come sempre, con la loro semplicità sono riusciti a meravigliarci, sia i piccoli che quelli che ormai bambini non sono più.

Ora che mi trovo a scrivere il resoconto di questa giornata mi sento di azzardare un collegamento che potrà forse sembrare una cosa studiata a tavolino ma che, posso assicurare, non lo è.
Come ritengo sia doveroso in un momento istituzionale, all’inizio abbiamo guardato il filmato prodotto dal Centro cinematografia e cineteca del CAI che ben introduce anche i più scettici al nostro magico “terreno di gioco”.

Quando è toccato a me dire due parole sulle attività, in modo molto conciso visto i tempi strettissimi, ho richiamato l’attenzione del gruppo dei piccoli proprio sul passaggio del filmato dove si vede l’aquila che si prepara al volo e la voce narrante che dice “ho provato ad aprire le mie ali”, a rimarcare il fatto, non casuale a questo punto, che i nostri giovani Soci dell’AG si chiamano proprio….Aquilotti!

Ritornando invece alle frasi che citavo sopra, tutte significative e di spessore come già ho detto, una in particolare mi ha colpito, proprio per la profondità del pensiero che in due righe viene espresso.
È stata scritta da Matteo e recita così: "Per me il CAI è un’occasione per divertirmi e non sentirmi mai solo".
Mi reputo un discreto ed attento osservatore e rileggendo questa frase sono riandato con la memoria al filmato iniziale. Ad un certo punto la solita voce narrate esordisce dicendo: "Sono stato avvolto dalla solitudine, mai solo".
Se accettiamo la differenza di formulazione, dovuta alla diversa età degli estensori, mi pare che la similitudine del concetto sia sorprendente.

E qui una domanda sorge spontanea: è la montagna, o meglio la sua frequentazione, che porta l’essere umano a ragionamenti così profondi? A confrontarsi, specialmente il ragazzino, con uno stato d’animo così diffuso oggigiorno non solo tra i ragazzi, e a rigettarlo in virtù del beneficio che la montagna gli trasmette?
Difficilmente riuscirò a trovare una risposta a questo dubbio amletico ma, la certezza che Matteo nella montagna ha trovato la sua dimensione, sarà per me, come per gli altri Accompagnatori, di sprone a sempre meglio continuare la nostra missione educativa nei confronti dei ragazzi.

I momenti di soddisfazione che anche due righe scritte col cuore come queste sanno dare valgono ben tutte le giornate spese, o per meglio dire donate, ai ragazzi.
Ovviamente la nostra festa è continuata, come da copione, con la premiazione di tutti  i ragazzi partecipanti e i complimenti di rito, ma, io, ogni volta che mi ritrovavo a guardare Matteo, vedevo il mio aquilotto che “provava ad aprire le ali”.

“Ho provato ad aprire le ali”. La giornata in oggetto abbiamo pensato, con il nostro supporto morale, e non solo, di lasciarla gestire ai nostri ragazzi più grandi, quelli che ormai sono nel pieno dell’adolescenza. Non è anche questo un modo per provare ad aprire le ali? Non è un sistema per loro di spiccare il volo? Di lanciarsi verso l’avventura vita?
Se il messaggio che il filmato Oltre l’orizzonte vuole lanciare viene visto nell’ottica che la metafora “aprire le ali” ha trasmesso a me, allora possiamo essere certi che i giovani, e l’alpinismo giovanile, sono una delle priorità del Cai. E la presenza tra noi del Presidente Generale ne è una ulteriore conferma.

Valerio Grigis
Accompagnatore Nazionale

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