Una fiscalità di vantaggio per chi lavora, investe e fa impresa in montagna

La necessità del riconoscimento della specificità delle terre alte è stata ribadita ieri a Roma nel convegno “La causa montana a 70 anni dalla Costituzione”, organizzato da CAI, Università Lumsa e ANIMI.

Un omento del convegno

13 dicembre 2018 - “Da questa giornata devono seguire azioni comuni. Abbiamo bisogno di una grande alleanza per le montagne italiane: dal mondo accademico a quello scientifico e della ricerca, fino ad arrivare all’associazionismo, per conoscere, interpretare e dare gli strumenti a chi opera sul territorio, nella società civile e nelle istituzioni. Insomma, si deve diffondere la consapevolezza che esiste una specificità montana alla quale lo Stato deve rendere conto, per fare in modo che la wilderness non diventi l’unica caratteristica delle terre alte”.

Con queste parole il Vicepresidente generale del CAI Erminio Quartiani ha concluso, ieri all’Università Lumsa di Roma, il convegno “La causa montana a 70 anni dalla Costituzione”, organizzato dall’ateneo romano, dal Club alpino italiano e dall’Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia.

“Dobbiamo garantire alla popolazione che vive in montagna le risorse minime per poter intraprendere progetti lavorativi che consentano di rimanere a vivere nelle terre alte”, ha affermato Quartiani. “C'è bisogno di forti investimenti pubblici strutturati, non distribuiti a pioggia una tantum. Dobbiamo riconoscere a chi resta in montagna il ruolo nel contrasto ai cambiamenti climatici e nella cura del territorio. In montagna la gran parte di attività, se non sono sostenute, falliscono. Di conseguenza è opportuna una fiscalità di vantaggio per chi lavora, investe e fa impresa nei luoghi montani, riconoscendo così la specificità della montagna con una definizione scientifica e legale della montanità”.

I lavori, moderati da Antonio Ciaschi della Lumsa, sono iniziati con i saluti del Magnifico Rettore Francesco Bonini, che ha sottolineato il valore della Costituzione nel riconoscere i soggetti della società civile, soggetti che in questo periodo storico stanno vivendo una crisi d’identità: “come università siamo disponibili a diventare un luogo aperto di convergenza, discussione e proposta, anche sulla montagna”.

E’ seguito l’intervento del Presidente generale del CAI Vincenzo Torti, incentrato sul ruolo del Club alpino per le montagne italiane: “credo che, parlando di montagne, possiamo essere inquadrati tra i soggetti attivi e propositivi. Ieri, con la posa della prima pietra della Casa della Montagna ad Amatrice e il ritorno della Sezione aquilana nella propria sede storica a dieci anni dal terremoto, abbiamo dimostrato che il Club alpino non significa solamente escursioni, arrampicate e alpinismo. In realtà vogliamo essere un soggetto portatore di cultura di montagna. Settant’anni fa non solo cominciava la causa montana, ma anche la ricostruzione dell'Italia. E oggi possiamo parlare di un CAI che contribuisce, con il proprio volontariato, alla ricostruzione di zone di montagna colpite da eventi tragici. Guardiamo alla società e a coloro che sono più sfortunati, ne è dimostrazione la raccolta fondi che abbiamo appena aperto per le montagne di Nord-Est. Inoltre quotidianamente ci adoperiamo per consentire a giovani e meno giovani la scoperta delle percorrenze, della storia e della cultura dei luoghi italiani. Il progetto di ripristino del Sentiero Italia che stiamo portando avanti va in questa direzione”.

Gli altri interventi (Oscar Gaspari della Lumsa, il Vicepresidente del Consorzio CAIRE Giampiero Lupatelli, il Segretario generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli, Mauro Varotto del Gruppo Terre Alte CAI, il Presidente di Uncem Marco Bussone e il Presidente di Federbim Carlo Personeni) hanno svariato dalla genesi della Causa montana nella Costituzione, i cui validi principi devono essere attualizzati, alla classificazione dei comuni montani e della loro popolazione, evidenziando il fatto che l’assistenzialismo non è la strada da percorrere per supportare chi vive nelle terre alte, occorrono gli investimenti pubblici guidati da un’agenda citati all’inizio dell’articolo. Un’agenda che intenda garantire i servizi (a cominciare dalle scuole) e le attività lavorative. Importante anche la maturazione della consapevolezza dei valori della montagna in chi non è montanaro, in modo, si auspica, da aumentare l'attenzione politica sulle terre alte.

Ha concluso il pomeriggio Gerardo Bianco (Presidente ANIMI), che ha ribadito la necessità di una visione unitaria della montagna, che comprenda le Alpi e tutta la dorsale appenninica: “'l'Italia non può crescere se non tutta insieme, dal Nord al Sud”.

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Red

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