Una Maratona a passo lento sulle colline umbre con il CAI Foligno

Domenica 6 maggio 2018 è in programma sugli Altopiani di Colfiorito la Fulginiumarathon. Si può scegliere tra tre itinerari (di 10, 28 e 42 km, con dislivelli variabili da 100 a 800 m). Iscrizioni entro il 28 aprile.

Piano di Collecroce (foto P. Gates)

16 febbraio 2018 - Il Cai Sezione di Foligno lancia una nuova avventura, a mezza quota. Propone agli amanti del trekking e della natura incontaminata una camminata immersa in un paesaggio primaverile unico, mozzafiato, dove si respira il profumo di millenni di storia, quella dei  castellieri di età arcaica, del centro protourbano del Monte Orve, dell’epoca romana di Plestia, di quella longobarda e medievale delle abbazie, dei borghi, delle torri e dei castelli sparpagliati lungo il percorso: gli Altopiani di Colfiorito.

Ma di cosa si tratta?
Di una maratona impropria, non competitiva, da percorre a piedi, a passo di trekking o nordic walking, seguendo i ritmi che la natura impone a ciascun partecipante. L'evento, denominato Fulginiumarathon, è in programma domenica 6 maggio 2018.
I tre itinerari sono da 10, 28 e 42 km con dislivelli variabili da 100 a 800 m, tutti con partenza da Colfiorito. Il primo percorso di 10 km aggira la Palude passando per Forcatura. Il secondo di 28 km circonda la Palude, attraversa il Piano di Ricciano, passa per Forcatura, percorre  il Piano di Annifo e il Piano di Collecroce, sale a Monte Orve e si conclude a Colfiorito. Il terzo di 42 km percorre parte dell'itinerario del secondo, ma invece di salire a monte Orve, prosegue per Col Falcone, attraversa Plestia, Valle Luce, supera Cesi, prosegue per Madonna del Piano, Popola, Fraia e si conclude a Colfiorito.
Giova avvertire che lungo i percorsi saranno allestiti 3 punti di ristoro ed al termine, a Colfiorito ci sarà lo stand con il pranzo per ogni partecipante.
La manifestazione si terrà con ogni condizione metereologica.
Le iscrizioni potranno possono essere effettuate on-line già da ora sul sito www.fulginiumarathon.it fino al 28 aprile 2018, sito dove è possibile reperire ogni tipo di informazione di carattere pratico.

Ma cosa sono gli Altopiani Plestini?
Ci troviamo in Umbria, il cuore verde d’Italia. I piani Plestini, di origine carsica, con altitudini comprese tra i 750 e gli 800 m s.l.m. derivano dal prosciugamento, naturale o per mano dell'uomo, di sette conche lacustri.
Ad oggi, rimane solo l'attuale palude di Colfiorito, estesa per oltre cento ettari e caratterizzata da una vegetazione varia ed articolata. Lungo i canali ci sono i laghi eutrofici naturali caratterizzati dalle idrofite natanti, composta dalla ninfea bianca, che forma i lamineti, la lenticchia d’acqua e il millefoglio d’acqua.
La Palude di Colfiorito è una zona umida di importanza internazionale, ricompresa nella convenzione di Ramsar, habitat ideale per  numerose specie.
I terreni inondati dalle piogge sono coltivati a ranuncolo e orzo perenne. Ai margini della palude trovano spazio le tipiche formazioni arboree igrofile, con salici e pioppi, solitari o a gruppi.
I piani sono generalmente coltivati. L’agricoltura la fa da padrona. Nei piani di Collecroce si coltiva patata rossa, farro e lenticchia, gli altri, Annifo, Arvello, Ricciano, Popola e Cesi possono allagarsi temporaneamente a seguito di stagioni piovose, per lo più sono caratterizzati dalla presenza di prati umidi e coltivazioni di patata, farro e altri legumi e cereali. Il Piano di Colfiorito (o del Casone), già Lacus Plestinus, bonificato nel 1483 tramite l’importante opera di ingegneria idraulica chiamata Botte dei Varano è quello più esteso e quello maggiormente interessato da colture intensive. Gli Appennini, che abbracciano i piani Plestini, sono quelli umbro-marchigiani, al confine tra il Comune di Foligno (PG) e quello di Serravalle di Chienti(MC). A ovest ed a est gli Altopiani sono incorniciati da due dorsali calcaree e a nord dal monte Pennino (1.571 m), monte Acuto (1.300 m), monte Prefoglio (1.322 m), mentre a est dal monte Tolagna (1.405 m).

La flora e la fauna
Questa terra che ha il calore ed i colori di una terra semplice, come i suoi abitanti, la cui regina indiscussa è la natura, è anche uno scrigno di biodiversità floristica e faunistica.
L’area dei Piani si colloca lungo la rotta migratoria dove ogni anno a migliaia fra anatre, oche, limicoli, folaghe, gru, cormorani, aironi, starne, tarabusini, germani reali, mestoloni, falchi di palude, albanelle, sparvieri, poiane, gheppi, lodolai, falchi e piccoli passeriformi provenienti dalle aree produttive del centro e del nord Europa, percorrono questa via spinti dalla necessità di raggiungere terre più o meno lontane, favorevoli per condizioni climatiche ed alimentari. Il tarabuso può essere considerato il simbolo del parco, la Palude è l’unica zona umida del centro Italia in cui nidifica e risulta stanziale.
Tra i rapaci notturni sono presenti l’assiolo, la civetta e il gufo reale. Mentre la fauna selvatica è caratterizzata dal gatto selvatico, dal capriolo, dalla donnola, dal cinghiale, dalla volpe e dal lupo italiano.

Un po’ di storia.
Infine, per non perderci un po’ di storia, chiudiamo tutti gli occhi, narratore e lettore, ed immaginiamo gli altopiani come una terra di mezzo, uno snodo strategico per le comunicazioni tra il mar Tirreno e il mare Adriatico. Per questo motivo le testimonianze umane più antiche risalgono alla fine del III millennio a.C. (età del bronzo antico) e sono costitute da ritrovamenti di manufatti rinvenuti ai piedi del Monte Trella. I primi insediamenti stabili della zona si contano, comunque, all’età del ferro.
Nel IV secolo a.C., l'intera area viene lentamente romanizzata e l’urbanizzazione determina la nascita della città di Plestia, presto divenuto municipio romano. I plestini sono menzionati dagli storici Plinio, Appiano, Polibio e Cornelio Nepote, come peraltro documentato dai ritrovamenti rinvenuti presso il santuario della dea Cupra, divinità della fertilità e delle acque, considerata la madre degli indigeni.
Lo storico romano Appiano racconta nei suoi scritti la battaglia del 217 a.C, durante la II guerra punica, svoltasi presso il Lacus Plestinus, a distanza di soli tre giorni da quella del Lago Trasimeno, con infausta sconfitta dei Romani ad opera di Annibale. Il generale cartaginese Maarbale, al comando degli astati e di parte della cavalleria dell'esercito cartaginese, annientò 4.000 cavalieri guidati dal proconsole Centenio, inviato a presidiare il valico montano.
Tutto ciò rivive ancora oggi, a Colfiorito. La storia ha forgiato il carattere dei Plestini ed ha contribuito a fonderli con questa terra aspra e dolce allo stesso tempo che cambia scenario assecondando il ciclo naturale dell’agricoltura: dal verde acceso in primavera, rosso e giallo sgargiante con le fioriture, pastello prima della raccolta.
A questo punto, il nostro event planner assicura, senza timore di smentita, che meritano una visita i castellieri, antichi insediamenti fortificati con funzioni di controllo. Ricordiamo i più importanti: monte Orve, Cervara, Borgarella, Castellina, la Torre a Casenove, castellaccio o Monte Torricelle, Monte le Penne, Afrile, Castellaro di Tolagna e Croce di Fumeggia di Annifo, le Cese, Carmello, Castellare a Monte Acuto, Monte Trella. Presso Dignano ci sono Castello, Tolagna e Monte Birbo, Monte San salvatore a Verchiano. Molti di questi in epoca medievale divennero sede di santuari terapeutici e meta di pellegrinaggi. Inoltre è consigliabile visitare il Museo Archeologico di Colfiorito il Tempio della dea Cupra, i santuari terapeutici di confine, il Museo Naturalistico del Parco, il Museo Paleontologico di Serravalle di Chienti,la Botte dei Varano e il condotto romano.

Elisa Rossetti
CAI Foligno

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