Una storia di montagna e famiglia vince il premio Mario Bello al Trento Film Festival

Il riconoscimento del Centro Cinematografia e Cineteca del Cai va a "Dreamland", documentario sull’alpinista polacco Maciej Berbeka.

La consegna del premio a Trento

8 maggio 2019 - “Una storia di montagna che si mescola, si intreccia alla storia di una famiglia”. Così Angelo Schena, presidente del Centro di cinematografia e Cineteca del Cai, spiega le ragioni per cui il Premio Mario Bello è stato assegnato, in occasione dell'ultimo Trento Film Festival, alla pellicola Dreamland. A documentary about Maciej Berbeka.

Il Premio Mario Bello è un riconoscimento speciale del festival, istituito proprio dal Centro di cinematografia e cineteca del CAI, che viene assegnato al film che meglio rappresenti l’alpinismo nei suoi aspetti di avventura umana, culturale e tecnica. Quest’anno è stato premiato il documentario polacco di Stanislav Berbeka. Il regista racconta la vita del padre alpinista Maciej, finita tragicamente nel 2013 durante la sua ultima impresa.

Maciej Berbeka è stato un grande alpinista polacco, poco conosciuto per il suo carattere schivo, riservato. Suo padre era morto sul Dent d'Hérens. “Negli anni ‘80 – racconta Angelo Schena - pensava di aver portato a casa una grande impresa, la prima invernale sul Broad Peak. Si trattava però di un’anticima ingannevole. Maciej è tornato e ha compiuto l’impresa nel 2013, ma durante la discesa ha perso la vita. Il suo corpo non è mai stato trovato”.

L’amore di questa famiglia per l’alpinismo non è venuto meno, malgrado le tragedie. Un simbolo dunque della voglia di non arrendersi: “Il film si conclude con i figli del regista (e nipoti del protagonista) che vengono avviati alla montagna. Sulla montagna si va per vivere, certo, non per morire. L’incidente però può sempre capitare. Noi lo sappiamo. Le tragedie ci sono, ma non fermano mai la nostra passione”, continua Schena.

“Un film commosso, emozionante, raccontato in modo poetico”, lo definisce il presidente del Ccc. Un film in cui l’amore per la montagna viene raccontato con grazia. Una storia nella quale non è difficile immedesimarsi, conclude Schena: “Spesso è un amore che nasce in famiglia questo, che viene tramandato. Anche io portai mio figlio in montagna quando aveva 5 anni. Ora è guida alpina”.

La pellicola è dunque anche la storia di una famiglia, che ha dedicato la sua vita alla montagna in modo disincantato conoscendone i pericoli, conoscendone le tragedie. Commovente è la scena in cui Stanislav con i fratelli e la madre parte in spedizione per il Broad Peak e giunto al campo base dà vita a una piccola “celebrazione”. Ha portato sulla targa dedicata lì al padre dei rametti di arbusti tipici dei monti Tatra, catena polacca, terra d’origine dove Maciej non tornerà mai. Un modo per portare simbolicamente all'alpinista polacco il soffio, il profumo delle sue amate montagne.

A Trento il premio è stato ritirato da Gabriela Kuhn, Responsabile della programmazione del Festival "Mountain Film Meetings" di Zakopane.

Valerio Castrignano

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