Addio a Guido Magnone, una vita tra arte e montagna

E' morto a 95 anni, fu l'uomo del Fitz Roy

Nel 2007 a Bard con la tessera di socio onorario CAAI (foto Serafin/Lomar)

Nacque a Torino il 22 febbraio 1917 e tre anni dopo i suoi genitori Mario Magnone e Eugenia Lisa emigrarono in Francia, a Parigi, dove il giovane Guido si dedica intensamente al nuoto mettendosi in luce come buon atleta nella pallanuoto. Nel 1937, per corteggiare un’amica e migliorare la propria formazione culturale si iscrive all’Accademia di Belle Arti dove frequenta per nove anni i corsi di scultura, una passione che riprenderà a coltivare negli anni della vecchiaia. In quegli anni di gioventù Guido segue anche lezioni di mimo dal grande caposcuola Étienne Decroux. Alla fine del 1939 viene chiamato alle armi, ma riesce a evitare il fronte grazie a una provvidenziale ingessatura.

UNA RIVELAZIONE FOLGORANTE. Nell’estate del 1942, durante una breve vacanza a Chamonix, compie senza alcuna preparazione l’ascensione del Monte Bianco dalla via normale: è una rivelazione folgorante che sposta i suoi interessi dal mondo del nuoto a quello più affascinante e rischioso dell’alta montagna e dell’arrampicata. Partecipa subito ai primi corsi di formazione per guide a Chamonix dove stringe amicizia con gli alpinisti più dotati dell’epoca: Terray, Lachenal, Rébuffat e compagni. Nell’estate 1949 Magnone supera in cinque ore la temuta via Allain sulla parete nord del Piccolo Dru, tallonando la cordata dell’austriaco Hermann Buhl. Nell’estate 1950 ripete in giornata la via Cassin sulla nord-est del Pizzo Badile in compagnia di Francis Aubert.

DAL FITZ ROY AL DRU. Il 1952, fu l’annus mirabilis. Magnone viene reclutato da René Ferlet per la spedizione all’inviolato Fitz-Roy, considerato allora la montagna più difficile del mondo, resa celebre dalle fotografie di Padre De Agostini. «Per pagarsi il viaggio non esita a impegnare il suo unico bene, una vecchia automobile. Ma la sua partecipazione si rivelerà decisiva perché la vetta sarà raggiunta il 2 febbraio 1952 dalla cordata Magnone-Terray, al termine di una rischiosa scalata di due giorni lungo lo Sperone sud, che si stacca dalla Brecha de los Italianos, raggiunta da Ettore Castiglioni e compagni nel tentativo del 1937» come ricorda Pietro Crivellaro in un articolo pubblicato sullo Scarpone nel 2007, quando Magnone fu insignito quale socio onorario del Club alpino accademico italiano. Fu una salita lunga e difficile, segnata dalla tragica morte di Jacques Poincenot annegato mentre attraversava il Rio Fitz Roy. Nel suo libro I conquistatori dell’inutile Terray confessa: “Spaventato dalla prospettiva di morire di fame e di freddo, in un momento di scoraggiamento volli scendere, ma la feroce determinazione di Guido Magnone vinse la mia debolezza. Finii con l’accettare il rischio enorme che gravava sulle nostre spalle e la scalata continuò… Alle quattro del pomeriggio ci stringevamo la mano sulla vetta del Fitz-Roy.” Nel luglio di quell’anno Magnone conquistò anche l’inviolata parete ovest dell’Aiguilles du Dru nel Monte Bianco, giudicata invincibile da Pierre Allain, primo salitore della fantastica Guglia del Dru. Fu un’impresa portata a termine in cordata con Lucien Berardini, Adrien Dagory e Marcel Lainé con una tecnica che fece molto discutere: dopo un tentativo andato a vuoto infatti i quattro alpinisti salirono dal versante Nord e si calarono sulla parete Ovest assicurandosi con dei chiodi a pressione. Su quella controversa scalata Magnone pubblicò nel ’55 un libro dal titolo “La parete Ovest” (mai tradotto in italiano).

DAL MAKALU ALLA TOUR EIFFEL. Nel 1955 Magnone fece parte della spedizione francese che raggiunse per la prima volta il Makalu, vetta himalayana di 8462 metri. L’anno successivo fu eletto presidente del Groupe de Haute Montagne, incarico che conservò fino al 1965. Durante quel periodo riuscì nella prima ascensione del Chacraraju, in Perù, di nuovo a fianco di Lionel Terray. Nel 1964 Magnone scalò per la prima volta la Tour Eiffel, nel 75esimo anniversario della sua inaugurazione, insieme a René Desmaison, Lucien Bérardini e Robert Paragot, e la salita funambolica fu trasmessa addirittura in Eurovisione. Negli anni successivi si interessò ai giovani e alle loro opportunità nell’alpinismo e negli sport diventando uno degli ideatori dell’UCPA – l’Unione Nazionale dei Centri Sportivi all’aria aperta. Dal 1977 in poi si dedicò unicamente alla scultura e occasionalmente alla scrittura di alcuni libri sulle sue due passioni più grandi, l’arte e le montagne. Magnone è stato insignito nel 2007 quale socio onorario del CAAI in occasione dell'assemblea annuale a Bard, di cui ha ampiamente riferito Lo Scarpone a suo tempo. Come artista è molto amato anche in Italia, specie in Valle d’Aosta dove ha esposto diverse volte le sue sculture, definite “forme autoproclamanti il diritto di esistere”. 

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