Valanghe, dove il rischio è marcato

Occhio ai bollettini per affrontare in sicurezza escursioni sulla neve.

Un invito alla prudenza e alla massima attenzione ai bollettini per chi si spinge oltre il limite del bosco giunge dagli esperti del Club alpino e della Forestale dopo le abbondanti nevicate cadute su molti settori delle Alpi e degli Appennini. «Una buona capacità di valutazione dei versanti innevati è il “fattore umano” indispensabile per spingersi oltre le piste battute, oltre naturalmente alla capacità di utilizzare al meglio le tecniche di autosoccorso» spiega Sandro Sterpini, autore del nuovo manuale edito dal CAI dedicato all'autosoccorso (“Artva. La ricerca di travolti in valanga”). «Tenendo sempre conto che il rischio non è mai del tutto prevedibile e non coincide necessariamente con le previsioni, anche se un occhio ai bollettini è d’obbligo prima di partire. Pochi leggono i bollettini valanghe, al massimo si limitano a leggere i numeri, cioè i gradi di pericolo, che ricordo vanno da 1 a 5 in una scala che non è lineare. Ma bisogna saperli leggere: all’interno del bollettino ci sono tante informazioni che l’utente dovrebbe leggere attentamente in modo da poter programmare nel miglior modo possibile l’escursione da fare, scegliendo l’itinerario migliore, individuando quali sono i pendii pericolosi, l’esposizione, la quota, gli orari migliori».

TROPPI INCIDENTI. Molti, troppi gli incidenti segnalati quando pure tutti i bollettini davano rischio marcato o forte. Mercoledì 8 febbraio uno scialpinista sul Monte del Pascolo, cima altoatesina di 2.436 metri nella valle Isarco, è stato salvato dagli uomini del Soccorso alpino grazie al dispositivo Artva dopo essere rimasto 4 ore sotto la neve. Ma il giorno peggiore è stato venerdi 10: una guida alpina di 43 anni è stata travolta e uccisa in Svizzera nella zona di Langwies (Grigioni), e uno sciatore danese è morto sulle Alpi torinesi mentre faceva eliski. Si chiamava Bo Overgaard, ingegnere chimico di 34 anni, è morto schiacciato dalla neve nonostante fosse attrezzato di Arva e di uno speciale air-bag antislavine mentre scendeva dalla vetta del Monte Appenna, tra l’alta valle Argentera e la Germanasca nel comune di Cesana. Quest’ultimo dispositivo è entrato in funzione gonfiandosi, ma non ha potuto salvargli la vita attutendo la pesantissima massa di neve e ghiaccio che gli è caduta addosso. «Tutti erano più che attrezzati – ha spiegato Dario Joannon del Soccorso alpino piemontese - ma di fronte a distacchi di neve mista a lastroni di ghiaccio è difficile cavarsela». La vittima si trovava in vacanza a Sestriere con un gruppo di connazionali e si era avvalso del servizio offerto dalla società italo-francese «Pure Ski», un’organizzazione che mette a disposizione di quanti vogliono praticare l’eliski guide alpine e personale specializzato. Il caso ha suscitato polemiche. Mentre tanto si discute di libertà di rischio per chi va in montagna con le proprie gambe, e si scrivono leggi liberticide, sorprende che una società specializzata in eliski sia libera di portare sciatori sulla vetta delle montagne in una giornata in cui i bollettini danno rischio marcato o forte di valanghe. «Per quanto riguarda le responsabilità, mi preme ribadire che ognuno di noi deve imparare ad auto responsabilizzarsi. Francamente non credo sia possibile e moralmente corretto addossare eventuali responsabilità alla società di eliski: sarebbe come dare la colpa al taxista che ci ha accompagnato nel posto sbagliato, su nostra richiesta» è l'opinione di Sterpini.

IL CAI E LA SICUREZZA. Mentre si continua a discutere del più volte annunciato “nuovo codice della neve”, che consentirebbe la frequentazione della montagna innevata fuori dalle piste solo se accompagnati da guida alpina e solo in condizioni “accettabili” di rischio, e c'è chi caldeggia l'introduzione di appositi patentini per chi pratica scialpinismo e fuoripista, il CAI continua nella sua opera instancabile di informazione e prevenzione. Come ha osservato Paolo Valoti, istruttore nazionale di sci alpinismo durante un recente convegno al Palamonti di Bergamo, “la maggior parte degli incidenti si verifica dopo nevicate più o meno abbondanti, quando le temperature si alzano. Se c’è neve fresca la tentazione di essere i primi a lasciare traccia è forte, ma bisogna resistere perché il pericolo è reale. Se di una legge c’è bisogno riguarda la formazione dei giovani: perché non introdurre, nei programmi delle scuole dell’obbligo, gli insegnamenti di base indispensabili alla frequentazione dell’ambiente alpino?”.

Per imparare come si valuta un pendio innevato o come va affrontato un autosoccorso in valanga niente di meglio quindi che iscriversi in una delle 130 scuole del Club Alpino Italiano, frequentate ogni anno da ottomila allievi, o a uno dei corsi promossi dal CAI a livello sia locale che nazionale tra cui segnaliamo quelli del CAI-SVI: il prossimo appuntamento per chi vuole perfezionare la propria sicurezza in ambiente innevato è a Passo Rolle il 3 e 4 marzo. (M.S.)

 

Un'esercitazione di ricerca in valanga del Soccorso alpino
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