Verso un osservatorio sull’abusivismo

Nella storia quasi centocinquantennale del CAI, incontestabile e di prima grandezza appare il contributo, fin dai primordi, delle guide alpine alle quali è non a caso dedicata la Sezione nazionale AGAI (Associazione guide alpine italiane), indispensabile braccio operativo del Collegio nazionale istituito nel 1997. Eppure qualche cosa sembra sempre sul punto d’incrinarsi nei rapporti tra le due storiche istituzioni. Lo si è potuto dedurre il 28 novembre al Palamonti di Bergamo nel corso della terza assemblea nazionale indetta dalla stessa AGAI. Una quarantina i professionisti presenti guidati dal presidente nazionale Erminio Sertorelli, cinque i presidenti dei collegi regionali presenti (Robi Boulard per il Piemonte, Guido Azzalea per la Valle d’Aosta, Agostino Cittadini per l’Abruzzo, Lio De Nes per il Veneto e Guido Bonvicini vice presidente del Collegio lombardo) e notevole la rappresentanza delle istituzioni.  A rivolgere calde parole di amicizia a questi professionisti della montagna c’erano i senatori Giacomo Santini e Antonio Fosson, rispettivamente presidente e vice presidente del Gruppo Parlamentari Amici della Montagna e l’onorevole Erminio Quartiani che del gruppo è past presidente. Il Comitato direttivo centrale del Club Alpino Italiano era rappresentato dall’avvocato Vincenzo Torti, vice presidente generale, mentre facevano gli onori di casa il presidente del CAI bergamasco Piermario Marcolin e il past presidente Paolo Valoti da poco entrato nel Consiglio centrale. Nel quadro di una professione per molti giovani appetibile e addirittura invidiabile, due sono apparsi i motivi di malessere emersi: un dialogo con le scuole del CAI ritenuto ancora suscettibile di perfezionamento e la diuturna battaglia contro l’abusivismo.

REGOLAMENTI. Ma se una formazione credibile che distingua le guide alpine dagli improvvisati di turno appare la migliore panacea, per quanto riguarda i rapporti con il CAI risultano indispensabili, per usare le parole di Torti, iniezioni di fiducia e di affetto. E va anche considerata, secondo Sertorelli, l’opportunità di una mozione che induca a rivedere i regolamenti delle scuole favorendo l’ammissione di guide alpine alla direzione dei corsi. Un altro aspetto nell’evolversi di questa professione al cospetto delle rinnovate esigenze di un turismo alpino moderno e compatibile lo ha sottolineato Bepi Casagrande, giornalista e guida alpina ad honorem, impeccabile moderatore dell’assemblea di Bergamo. Come comunicare efficacemente per categoria e non di volta in volta grazie alle iniziative dei singoli? Fra le strategie ineludibili in primo piano sono i legami con le istituzioni (e con il CAI, ovvio!), una certa creatività nell’organizzare iniziative culturali e incontri, stretti collegamenti con le testate giornalistiche che operano sul territorio. E forse, come ha suggerito il redattore dello Scarpone Roberto Serafin, non sarebbe male rilanciare il concorso “Professione montagna” che vide collaborare in passato guide alpine e giornalisti specializzati. Su “Guide alpine e Collegi: tra senso di appartenenza e rapporto necessario” ha relazionato a Bergamo l’avvocato  Roberto Ariagno offrendo un consistente contributo per una corretta contestualizzazione giuridica di questa professione per la quale non sono richieste, a quanto ha asserito il legale torinese, esclusività e continuità. Mentre a toccare il nervo scoperto dell’abusivismo è stato l’avvocato trentino Massimo Viola mettendo a fuoco anche i rapporti tra maestri di sci e guide alpine al cospetto di difficoltà alpinistiche non sempre identificabili come discriminanti.

COME SMASCHERARLI. E infine un aspetto inquietante è anche emerso dalle  parole dell’avvocato Viola: la difficoltà nell’attuare procedure atte a smascherare gli abusivi nell’esercizio della loro attività con un’attività di intelligence che va accuratamente studiata e programmata. Mentre è nota la scorciatoia presa da non pochi maestri di sci che frequentano corsi accelerati in Romania ed esercitano nelle località italiane grazie al principio fondamentale della libera circolazione  delle persone e servizi vigente all’interno del mercato unico. “In applicazione di tale principio”, ha ricordato l’avvocato Viola, “è vietato ogni provvedimento statale volto a impedire o rendere più difficoltosa la prestazione di servizi da parte dei cittadini UE in un altro stato membro, diverso da quello di provenienza. Si tratta di principi volti a tutelare la concorrenza all’interno del mercato unico che trovano il loro unico limite nella tutela dell’ordine pubblico”. E intanto si profila l’ipotesi di un osservatorio sull’abusivismo. Tutti i collegi delle guide sono d’accordo: il fenomeno penalizza fortemente la professione e così non si può più andare avanti.

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