Ambientalismo, montagna, avventura e amicizia in un unico libro

Ieri Sara Segantin e Alberto Dal Maso hanno presentato online il loro libro "Steps – Giovani alpinisti su antichi sentieri", edito dal Cai a fine 2020

Dal Maso Segantin

Alberto Dal Maso e Sara Segantin

«”Steps” è un progetto, un film, un libro, sono montagne stampate in 3D. Un’iniziativa per raccontare e vivere la montagna attraverso un alpinismo ecosostenibile, che unisca le persone e i continenti». Sara Segantin ha aperto così l’evento online di ieri sera, il terzo della rassegna online “Montagna da leggere”, organizzata dal Centro operativo editoriale del Cai e dalla redazione de Lo Scarpone.
Un evento nel quale la giovane trentina e il fidanzato Alberto Dal Maso, di Trieste, hanno presentato il libro Steps – Giovani alpinisti su antichi sentieri, edito dal Cai a fine 2020.

«Nel libro raccontiamo il nostro progetto, che ci ha visti andare da Yosemite National Park alle Dolomiti Friulane con persone completamente strampalate, noi per primi, portandoci dietro anche un cane lupo. Il tutto all’insegna dell’amicizia e della comunicazione di un modalità sostenibile di frequentazione della montagna».

I componenti del gruppo

In apertura dell’evento (nel quale i due giovani autori hanno dialogato con il direttore di Montagne360 e de Lo Scarpone Luca Calzolari, in un modo molto leggero, sempre allegro e autoironico), Alberto ha raccontato come è nato il rapporto sentimentale che lo lega a Sara. «Ci siamo conosciuti alla XXX Ottobre di Trieste (Sezione del Cai che ha sostenuto il progetto ndr). Come primo appuntamento siamo andati a scalare una cascata di ghiaccio all’interno di una grotta, a meno 600 metri».
Gli altri tre compagni di viaggio sono stati “Roli”, giovane viaggiatore olandese, la sua fidanzata slovena Nataša e Davide, amico d’infanzia di Alberto.

Cover Steps

La copertina di “Steps” © Cai

L’ispirazione di John Muir

I due autori, dopo aver raccontato i motivi della “selezione” degli amici con cui partire per il primo viaggio (Yosemite), hanno spiegato il perché della scelta dei luoghi in cui andare:

«essenzialmente per John Muir e per i suoi messaggi di rispetto dell’ambiente. Volevamo ripercorrere i suoi passi in America e poi aprire nuove vie sulle Dolomiti Friulane. Sono entrambi luoghi Patrimonio Unesco. Ma da un lato Yosemite è iperinflazionato e iperfrequentato, mentre, per quanto riguarda le Dolomiti Friulane, qualcuno non sa neanche che esistono. Questo nonostante siano posti meravigliosi. L’idea era proporre un turismo che sappia distribuirsi alleggerendo le località troppo inflazionate».

La figura di Muir è stata fondamentale: «nei momenti di difficoltà a Yosemite, ci chiedevamo cosa avrebbe fatto lui al nostro posto», ha detto Alberto. Sara ha rilanciato: «se in molti parchi oggi c’è tanta gente come nei centri commerciali, chiudiamo questi ultimi e apriamo altri parchi. Come ha fatto Muir».
Il punto fondamentale del loro messaggio è come ci si deve approcciare ai luoghi. Sara ha creato un neologismo, “sonterellare”.  «Si rifa al verbo inglese “to saunter”, molto utilizzato da Muir», ha spiegato ridendo. «Significa “bighellonare”, ma con la motivazione a guardare, conoscere e scoprire luoghi e persone. Mi sono detta: nella nostra lingua non c’è un termine così».

Campanile Val Montanaia

Sara Segantin sul Campanile di Val Montanai © Steps

Le avventure del viaggio a Yosemite

I due ragazzi hanno raccontato gli aneddoti e le emozioni vissuti durante il viaggio, come l’arrivo al mitico Camp Four di Yosemite, l’epicentro della comunità di climber. «Faceva molto freddo, nevicava e non c’era la solennità che mi aspettavo», racconta Alberto, che quella notte non ha dormito.

«Il freddo non lo amo, e poi non sapevo con esattezza cosa ci aspettava. Data la vastità del nostro progetto (resistere al freddo, camminare, scalare, fare canyoning e tornare indietro) ero perplesso. Non sapevo dove convogliare le energie. Staremo a vedere, mi sono risposto».

Anche Sara all’inizio era preoccupata, soprattutto perché aveva una caviglia infortunata.

«Sono consapevole che è più facile avere un obiettivo preciso, anche se difficile da raggiungere. La nostra sfida era mettere insieme persone diverse, idee diverse competenze diverse per raccontare una montagna a 360 gradi. Sentivo la responsabilità di un eventuale fallimento, anche a livello umano, tra di noi».

La conversazione ha poi toccato le difficoltà di arrampicare in fessura («è come essere principianti, è davvero impegnativo. Secondo me bisogna saper resistere bene al dolore», ha detto Alberto), fino al canyon dove il gruppo ha sonterellato.
La serata è stata davvero piena di episodi raccontati con la luce negli occhi, tra zaini pesanti (il gruppo aveva con sé cibo, materiale da scalata ed equipaggiamento per dormire, fino alle bear box, obbligatorie a Yosemite per la presenza degli orsi), piani rifatti per le difficoltà dovute alla neve, valanghe “scalate” e concerti con le pentole.

L’importanza del gruppo e dell’amicizia

Il concetto di amicizia e di restare comunque insieme ha avuto un ruolo predominante. Alcune scalate progettate non sono state fatte proprio per questo motivo.

«Non volevamo cercare chissà quale exploit, ma esplorare insieme, sempre uniti. È stata la cosa più difficile quella di mettere insieme persone diverse, capacità diverse e motivazioni diverse. Lo abbiamo visto soprattutto nel secondo viaggio sulle Dolomiti Friulane. Abbiamo dovuto trovare un equilibrio fra le cose da fare e le nostro idee di fondo, come l’autosufficienza totale e il rimanere sempre insieme».

Steps – Giovani alpinisti su antichi sentieri (220 pagine, formato 15×19 cm) è acquistabile nelle librerie specializzate e sullo store online del Cai. Disponibile anche in versione e-book.

Il video della serata