Cai Abruzzo: “Contrari alla centrale di compressione gas a Sulmona”

Il Cai Abruzzo, insieme a diverse associazioni, ha inviato una lettera al Presidente del consiglio Mario Draghi

Panorama della Valle Peligna, nel territorio di Sulmona © Wikipedia, Nicola Vinciguerra

Il Cai Abruzzo, insieme a diverse associazioni (da Greenpeace al WWF, passando per Italia Nostra, Lipu e Mountain Wilderness) ha inviato una lettera al Presidente del consiglio Mario Draghi e ai ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, a quello dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, della Salute Roberto Speranza e della Cultura Dario Franceschini. I firmatari esprimono la loro preoccupazione per l’autorizzazione integrata ambientale a favore della centrale di compressione gas che la società Snam intende costruire nel comune di Sulmona.

La lettera è disponibile qui

«L’ampia documentazione sin qui prodotta ed esaminata non ci esime dall’esprimere la nostra seria preoccupazione per le decisioni prese sulla base di valutazioni che reputiamo figlie di altri tempi, non solo perché la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) – sia per la centrale che per i tratti di metanodotto che fanno parte della “Linea Adriatica” – risale ad oltre dieci anni fa quando, normalmente, la VIA deve essere reiterata dopo cinque anni dal rilascio in mancanza di realizzazione del progetto, ma anche perché nel frattempo le visioni del futuro sono radicalmente mutate», scrivono nella lettera.

Impianto costosissimo e inutile

In Italia, il consumo di gas ha avuto un andamento altalenante, dal massimo storico di 86 miliardi e 265 milioni di metri cubi del 2005 ai quasi 62 miliardi del 2014 per poi attestarsi su poco più di 70 miliardi di metri cubi nel 2020, pari ai livelli di inizio secolo. La stessa Snam stima il consumo di gas al 2030 in 62,3 miliardi di metri cubi (Scenario National Trend Italia), ben 24 miliardi in meno rispetto al picco massimo di consumi del 2005.

«In conseguenza di ciò ci chiediamo quale sia la ragione di costruire nuovi impianti che sono ad un tempo costosissimi ed inutili, oltre a produrre un forte impatto sui territori attraversati. La centrale di compressione di Sulmona è parte integrante del progetto “Linea Adriatica”, un gasdotto di 425 km da Sulmona a Minerbio (BO) che a sua volta si collega al gasdotto Massafra- Campochiaro di 264 km. Il costo complessivo dell’intera opera si aggira sui tre miliardi di euro», continuano.

Una profonda alterazione degli habitat

La realizzazione del metanodotto causerebbe in molti casi una profonda alterazione degli habitat e degli equilibri naturali. Oltre al rischio sismico e ai danni all’ambiente naturale, la realizzazione delle due infrastrutture inciderà pesantemente sulle attività economiche, in primo luogo il turismo e l’agricoltura, di territori già in forte difficoltà. Il metanodotto e la centrale comporteranno la sottrazione o comunque la limitazione di centinaia di ettari di terreno agricolo, fanno sapere dal Cai Abruzzo. Infine. la centrale di compressione non potrà che avere un impatto negativo sulla salute degli abitanti della Valle Peligna. La stessa Snam riconosce che le emissioni della centrale (macroinquinanti), costituiscono contributi potenziali all’inquinamento atmosferico locale.

«Riteniamo che non sia giusto anteporre gli interessi della Snam ai diritti di interi territori che con convinzione lottano per difendere la propria sicurezza, la propria salute, l’integrità dell’ambiente e degli habitat naturali, la qualità della vita, in una parola il proprio futuro ma anche quello del pianeta», concludono.