Il Club alpino italiano plaude all’approvazione del disegno di legge sulla montagna

Sostenere la crescita dei comuni montani e contrastare lo spopolamento: questi gli obiettivi del ddl “Disposizioni per lo sviluppo e la valorizzazione delle zone montane”, approvato ieri in esame preliminare dal governo

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Il territorio di Triora (IM) © Cai

L’approvazione da parte del Governo di un testo per il rilancio dei territori montani presentato dalla Ministra per gli affari regionali e le autonomie Maria Stella Gelmini è stata accolta con viva soddisfazione da parte del Cai.

L’art. 44, secondo comma, della Costituzione, stabilisce che con legge siano disposti provvedimenti a favore delle zone montane. Nei precedenti decenni la “montagna” è stata disciplinata dalla legge n. 991 del 1952, dalla legge n. 1102 del 1971 e dalla legge n. 97 del 1994 e quindi a distanza di circa 40 anni dall’ultimo intervento legislativo è più che necessaria l’emanazione di norme rivolte al rilancio della montagna, considerando anche le numerose modifiche alle competenze istituzionali (Comunità montane, Province trasformate in enti di secondo livello) che sono intervenute negli ultimi anni.

La legge di bilancio 2022 ha già previsto l’istituzione del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane, con una dotazione di 100 milioni per il 2022 e di 200 milioni a decorrere dal 2023, che in parte vengono utilizzati dal disegno di legge in oggetto.

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La Valle d’Incarojo con Paularo (UD) © Daniel Clama

La Strategia nazionale per la montagna italiana

Il disegno di legge prevede la definizione triennale della “Strategia nazionale per la montagna italiana” (SNAMI) al fine di individuare le linee strategiche per il rilancio dei territori montani, attraverso una serie di azioni volte a promuovere la crescita e lo sviluppo economico e sociale dei territori montani, l’accessibilità alle infrastrutture digitali e ai servizi essenziali, con riguardo prioritario a quelli socio-sanitari e dell’istruzione, il sostegno alla residenzialità, alle attività commerciali e agli insediamenti produttivi, il ripopolamento dei territori.

I criteri per la classificazione dei comuni montani

Si prevede altresì la definizione di criteri per la classificazione dei comuni montani ai quali si applicano le disposizioni della legge, dando prevalente rilievo al criterio altimetrico, nonché un successivo ulteriore elenco dei comuni destinatari delle misure di incentivazione in essa previste legge, sulla base della combinazione del criterio altimetrico con gli ndiici del calo demografico, della distanza e della difficoltà di accesso ai servizi pubblici essenziali, dei tempi di collegamento stradali o ferroviari con i centri urbani, della densità delle attività commerciali e degli insediamenti produttivi, dell’indice di vulnerabilità economica desunto dal reddito medio pro capite o del reddito imponibile medio per ettaro.

Uno scatto del borgo di Balme (TO)

Contrastare lo spopolamento delle Terre alte

Il disegno di legge per lo sviluppo e la valorizzazione delle zone montane intende pertanto svolgere un’azione strutturale, volta a invertire la tendenza all’abbandono della montagna e nel contempo a stimolare l’insediamento di nuove presenze attraverso forme di incentivi fiscali (nella forma del credito di imposta) per gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori sociosanitari presso strutture sanitarie e socio-sanitarie, pubbliche o private accreditate, ubicate nei comuni montani, nonché per gli insegnanti che prestano servizio nella scuola di montagna, nel caso che prendano in locazione o acquistino un immobile. Sono altresì previste agevolazioni fiscali per gli agricoltori e in favore delle imprese montane “giovani”, nonché agevolazioni per l’acquisto di unità immobiliare da adibire ad abitazione principale nei comuni montani.

Sono previste altresì disposizioni per un miglioramento della copertura dei servizi di telefonia mobile e di accesso alla rete internet, per la salvaguardia dei pascoli montani e sui rifugi di montagna, con particolare attenzione alle problematiche connesse agli scarichi e agli impianti di smaltimento, con possibilità di prevedere requisiti igienico-sanitari minimi.

Ora la parola passa al Parlamento: il Cai auspica un’approvazione in tempi rapidi, poiché la montagna ha già atteso abbastanza.