Cime Bianche, nuova petizione per un futuro desiderabile

Lanciata da Cai Valle d'Aosta e comitato Ripartire dalle Cime Bianche intende chiedere al Consiglio regionale di abbandonare ogni progetto di nuovi impianti di risalita in un'area tutelata e di puntare su un turismo attento ad ambiente, natura, cultura e tradizioni locali

Gran Lago - Cime Bianche

Il Gran Lago delle Cime Bianche © Marco Bertolino

Una petizione popolare che chiede al Consiglio regionale della Valle D’Aosta di

«mettere da parte ogni proposito di realizzazione di nuovi impianti di risalita nel Vallone delle Cime Bianche, ancor più anacronistici con la rapidità dell’evoluzione climatica».

Questa è la nuova azione di coinvolgimento di tutti i valdostani e le valdostane che il Cai Valle d’Aosta e il comitato Ripartire dalle Cime Bianche hanno presentato questa mattina ad Aosta. Non solo, il testo chiede ai consiglieri regionali di predisporre uno specifico piano di gestione del vallone della Val d’Ayas,

«meglio se nell’ambito di un Parco in continuità con il Parco dell’Alta Val Sesia»,

e di predisporre

«al più presto un programma pluriennale di studio, documentazione e valorizzazione della estrazione e lavorazione della pietra ollare ad Ayas e nel Vallone delle Cime Bianche».

Vallone delle Cime Bianche in versione autunnale

Il Vallone delle Cime Bianche in versione autunnale © Citam Lpv

Un’area sottoposta a misure specifiche di salvaguardia

Intitolata “Salviamo il Vallone delle Cime Bianche. Unico per natura, storia e cultura”, la petizione, oltre a descrivere le varietà naturalistiche, paesaggistiche, storico-culturali e archeologiche del vallone, evidenzia come esso «attualmente sia sottoposto a misure specifiche di salvaguardia, derivanti dalla normativa comunale, regionale, nazionale ed europea di tutela dell’ambiente naturale e del paesaggio».
Tra esse, c’è il divieto di realizzare nuovi impianti di risalita, come l’attuale progetto di collegamento a fune fra i comprensori sciistici del Monterosa Ski e di Cervinia/Zermatt. Un collegamento che attraverserebbe il vallone, per buona parte ricompreso nell’area Natura 2000 ZPS/ZSC “Ambienti glaciali del gruppo del Monte Rosa” (IT1204220).

«Sarà un’azione informativa e di raccolta firme da persona a persona, nelle case e non online, per permettere un confronto vero», ha affermato in conferenza stampa il referente del comitato Marcello Dondeynaz, componente della Commissione interregionale tutela ambiente montano Liguria, Piemonte e Valle D’Aosta del Cai. «Abbiamo creato una rete di 70 persone che fungeranno da riferimento per l’intero territorio regionale. Persone spesso estranee a dispute ideologiche e partitiche, ma che hanno a cuore le ricchezze autentiche di questo vallone».

Il presidente del Cai Valle D’Aosta Piermauro Reboulaz ha ricordato il «muro del silenzio» con cui la politica regionale ha risposto

«alle diffide, richieste e segnalazioni che abbiamo inoltrato, salvo parlare per slogan, frasi fatte, luoghi comuni e banalità. Iniziando dall’affermare che quello delle Cime Bianche sarà un collegamento strategico per la Valle d’Aosta, sia per lo sci, sia per l’estate».

Torti Petizione cime bianche

L’intervento del Presidente generale del cai Vincenzo Torti

Totale sostegno del Cai nazionale

La petizione gode del massimo sostegno del Cai nazionale, come ha detto il Presidente generale Vincenzo Torti, intervenuto questa mattina ad Aosta.

«Il futuro della montagna passa da queste prese di posizione. La montagna può vivere di ben altro, e le sue popolazioni possono essere testimoni di una bellezza vissuta e conservata per le future generazioni».

Torti ha sottolineato come il collegamento intervallivo sia

«un progetto che ci promette ricchezza diffusa, invece va a distruggere la ricchezza esistente. La domanda dello sci è stagnante e il numero degli sciatori non aumenta da anni. Sono 300 gli impianti sciistici abbandonati sulle Alpi e sugli Appennini italiani, tutti destinati a restare lì per decenni».

Il Presidente generale ha infine ribadito come il Cai abbia a cuore la montanità, intesa come attenzione alle popolazioni e alla loro vita sulle Terre alte.

La copertina del pieghevole

Un futuro desiderabile

Ad Aosta è stato presentato anche il pieghevole che, oltre a smentire i “luoghi comuni” a sostegno del progetto, contiene una serie di proposte per «un futuro desiderabile». Proposte che comprendono la sopracitata istituzione di un parco naturale, la nascita dell’ecomuseo della pietra ollare e il rilancio del trekking Tour du Mont Rose («splendido percorso circolare in 9 tappe di 150 km attorno al massiccio del Monte Rosa»). Ma non solo: Cai e Associazione Ripartire dalle Cime Bianche intendono importante la valorizzazione del patrimonio storico e culturale derivante dalla pacifica colonizzazione Walser e il recipero di un approccio lento e meditativo alla montagna. C’è infine la proposta di realizzare uno spazio di studio e lavoro condiviso per favorire occasioni di confronto, socialità e crescita di nuove professionalità e idee.