Connettere le terre alte: dai palloni aerostatici al 5G

Fornire la rete internet nelle zone montane, in cui la costruzione di un’infrastruttura è difficile o impossibile

Un’immagine del pallone aerostatico © Loon

Negli uffici di Google X, un po’ di tempo fa ingegneri e sviluppatori iniziarono a pensare a dei palloni aerostatici per portare la connessione internet nelle aree più remote del pianeta. Era il 2011, e nella “fabbrica” dei progetti sperimentali di Mountain View nasceva Project Loon, con l’obiettivo di colmare il digital divide che colpisce le aree interne e montane. A nove anni di distanza, la rete di palloni aerostatici realizzati da Loon (diventata ormai una compagnia a se stante) orbita sui cieli delle aree montuose del Kenya, con l’obiettivo di garantire una connessione stabile, tanto da permettere di mandare mail o fare videochiamate.

La prospettiva (non troppo) futura è quella di fornire una rete internet nelle zone montane in cui la costruzione di un’infrastruttura è difficile o impossibile. In particolare, riuscire a garantire una connessione 5G potrebbe rappresentare una leva per lo sviluppo delle terre alte. Secondo Uncem, ad esempio, il rischio di spopolamento delle aree più interne e dei borghi di montagna può essere evitato anche grazie alle potenzialità di questa tecnologia, che per la sua elevata stabilità, la creazione di infinite sottoreti e la riduzione dei tempi di latenza del segnale permetterebbero la creazione di progetti innovativi.

 

Dal Sudamerica all’Africa Orientale

Loon in inglese significa “pazzo”, “svitato”, ma in realtà di folle e poco realista c’è poco. Il progetto ha già mostrato le sue possibilità applicative in Africa, nel Sud America e in Indonesia. In sintesi, si tratta di una rete di palloni lanciati nella stratosfera, in genere tra i 55mila e i 70mila piedi di altezza. Ogni aerostato, gonfiato ad elio e dotato di pannelli solari, contiene un’antenna di rete capace di trasmettere una connessione ai ricevitori a terra.

Nel tempo, Loon è riuscita a rendere disponibile una rete internet dopo disastri naturali come il terremoto in Peru nel 2017 o in seguito al passaggio dell’uragano Maria a Porto Rico. Senza dimenticare gli accordi e le partnership con le compagnie telefoniche: come la partecipazione al progetto Para Todos di Telefonica Peru, che nasce con l’obiettivo di portare la connessione anche nelle aree più remote del Paese.

i palloni aerostatici intercettati da Fligh Radar © Flight Radar

Sulle montagne del Kenya 

Infine, la scorsa estate, Loon e il governo di Nairobi hanno stretto un accordo per rendere disponibile il servizio in Kenya. In una prima fase, la rete coprirà una regione di 50mila chilometri quadrati ed già stata testata con almeno 35mila clienti. La connessione ha raggiunto una velocità di download di 19.7 Mbps e una di upload di 4.7 Mbps. Insomma, pari all’attuale 4G. Il progetto è stato possibile grazie alla collaborazione con l’azienda keniota Telkom. Interpellato dalla Bbc, l’amministratore delegato Mugo Kilabi ha dichiarato che l’accordo «rappresenta una pietra miliare per la fornitura di servizi internet nel continente africano». Insomma, il progetto sembra essere realizzabile, il problema è se è prorogabile sul lungo periodo e sostenibile dal punto di vista economico. I palloni aerostatici non costano poco e le flotte potrebbero perdere quota o spostarsi dalla loro posizione.

 

Il 5G sull’Everest 

Se dal Kenya si passa alla montagna più alta della terra, entra in gioco lo sviluppo tecnologico del 5G. In particolare, Huawei ha mostrato al mondo come la rete mobile possa arrivare anche a 8mila metri. Ad aprile scorso, il colosso di Shenzen ha posizionato cinque stazioni di trasmissione sull’Everest, per commemorare il 40esimo della prima salita del versante settentrionale della montagna, portata a termine il 20 maggio 1960 dagli alpinisti cinesi Wang Fuzhou e Qu Yinhua, oltre che dal tibetano Gongbu.

Le stazioni posizionate da Huawei © Huawei

Le stazioni sono state posizionate al campo base (5300 metri), al campo base avanzato (5800 metri) e al campo posto a 6500 metri. Gli impianti di trasmissione sono di piccole dimensioni e facili da installare. Secondo Huawei, la dimensione compatta consente agli operatori di posizionare infrastrutture 5G in modo rapido ed economico. Le reti di quinta generazione necessitano di un’alta densità di stazioni che permettono la circolazione di un segnale stabile e potente. Un problema risolvibile nelle aree metropolitane, un po’ meno nelle zone più impervie e difficili da raggiungere. Insomma, la soluzione per le terre alte potrebbe essere proprio quella di affidarsi a tecnologie economiche e semplici da installare.